Tutte le forze del mio essere erano sospese, le cercavo il cuore negli occhi; le parole che pronunziavano le labbra, non potevano aver importanza, il suo cuore volevo mi rispondesse.

Piangeva insistendo.

Non ricordo più quello ch’io dissi nè quello che poi mi rispose; so che ho parlato a lungo, detto tutto tutto quel che sentivo... siamo tornati indietro negli anni, abbiamo riandato insieme tante cose di quell’età in cui tutto era sorriso.

Poi l’ho riveduta il domani, e so di rivederla e di parlarle ancora.

E non è un sogno (perchè in certi momenti m’assale proprio il dubbio di aver sognato), così ieri ancora sono penetrato nel boschetto, ho appoggiato il fucile ad un tronco, mi sono curvato nell’erbe alte e selvatiche, fissato lo sguardo allo svolto del viale d’olmi, che dal suo giardino mette capo al boschetto, al nostro boschetto: all’ora consueta l’ho veduta comparire nella sua veste chiara a piccole rose, bella, elegante, coi piedi nelle margherite, spiccante sul fondo verde degli alberi, nella piena luce, nella pien’aria, tal quale l’ho ancora negli occhi, come l’avrò sempre, campassi cento anni.

Ha promesso di ritornare. Non oggi, ma domani la vedrò ancora apparire così: avanzare prima lenta lenta, poi studiare il passo, affrettarlo, e sul volto chino, disegnarsi un sorriso e diffondersi un rossore di soavissima allegrezza ed io come ieri, come ierl’altro, come il primo giorno, non oserò muovermi, respirare, batter le ciglia, trepidante di vederla dileguar come un sogno...


6 marzo 1842.