Entrò il vecchio Rocco, l’affittaiuolo, l’uomo di confidenza, il Griso di Mario che veniva a prendere gli ordini pel domani.

Aveva fama in paese e nei dintorni di cacciatore abilissimo ed ardentissimo, si narravano di lui colpi straordinarii, si diceva dormisse, durante la stagione della caccia, col carniere e col fucile ad armacollo.

Alto, magro, come disseccato dai continui sudori, Rocco aveva il viso tutto grinze a forza di stare al sole, il naso da Calmucco, la bocca come un gran taglio, — coi suoi occhi piccoli, grifagni, dotati di gran potenza scorgeva un lepre appiattato nel solco ad una distanza veramente straordinaria. Se poi è vero che gli animali vestono il colore del luogo in cui sogliono dimorare, egli era tutto color di terra, fuorchè il bavero della giubba, di velluto verde, che pareva fatto col muschio dei boschi.

— Buona sera, signor Mario e la compagnia.

— Buona sera Rocco, — e così la salute c’è? — e Mario gli colmò un bicchiere di vino.

— Grazie, alla sua, e vuotatolo si passò la mano sul muso, e scosse subito melanconicamente il capo prevedendo la domanda di Mario.

— Come stiamo a selvaggina?

— Oh santo Dio! poco bene, — male anzi..... si va perdendo la razza di tutto...