Sull’istante il scivolar rapidissimo di quel legno, a quell’ora, nell’oscurità, nel mistero, mi insospettì: Lei forse... trascinata lontano! bisognava saper chi vi era... Voltai bruscamente il cavallo, la luna liberandosi in quel punto dalle nubi che la velavano, batteva in pieno sulla strada: la vettura volava, diminuiva nella distanza.
In un baleno le fui di fianco, mi curvai, cacciai il capo sotto il mantice...
E non ricordo più; mi par d’aver udito in un ringhio di rabbia, pronunziato il mio nome, intravvisto un viso d’uomo sconvolto, un braccio agitarsi, stendersi furiosamente contro il mio petto, un tuono, un lampo poi più nulla.
Seppi di poi che un carrettiere, alla luce livida dell’alba, mi vide steso in traverso alla strada. Costui mi portò ad una cascina, e corse in tutta fretta a cercar un vecchio chirurgo militare ritirato a Racconigi, molto abile nel curare le ferite prodotte dal piombo. Egli estrasse la palla che m’era scivolata sotto le carni del petto senza penetrar nella cavità, e dopo due mesi entrato in convalescenza, camminavo, parlavo, ma ero come un uomo che si sveglia da un lungo sonno, e stenta credere alla realtà degli oggetti che gli cadono sott’occhio.
Poco si parlò a quei giorni dell’avvenimento, nessuno lo conobbe nei suoi particolari veri ed esatti; — il Journal de Turin et de la 27me Division de l’Empire français, gazzetta ufficiale del Piemonte, non ne fece pur parola, — altri giornali parlarono d’un attacco di briganti, nel circondario di Savigliano, e aggiunsero che, sebbene il famoso Mayno, sedicente imperatore delle Alpi e re di Marengo, fosse stato ucciso fin dal 12 aprile 1806, e la sua banda distrutta, certi dipartimenti erano tuttavia infestati; insistevano perciò sulla necessità delle ricerche, l’aumento delle taglie, ecc.
Ma in breve più nessuno s’occupò di quel fatto, le emozioni politiche ed avvenimenti di terribile e capitale importanza assorbivano in quei giorni l’attenzione del publico.
Il sangue altrove scorreva a flutti.