Mio padre, buon’anima, teneva questa fornace, molti, ma molti anni or sono, la bagatella forse di settantaquattro o settantacinque anni fa. Una sera che era solo sentì sul tardi fermarsi una carrozza sulla strada di Racconigi. (È là a duecento passi e vi saremo a momenti). Egli non ci pose mente, aveva la fornace che divampava come l’inferno, Dio ce ne scampi, e badava ai mattoni che cuocevano. Quand’ecco comparir sul sentiero un signore alto alto, vestito come un marchese, ma con un viso che metteva paura. Aveva con sè una donna, una signora che pareva, come si dice, una tortora negli artigli di un nibbio. Era giovane, la signora, giovane e bella, pallida che non pareva più di questo mondo, aveva gli occhi fissi ed andava, diceva mio padre, come una persona che dorma e vada in volta bell’e dormendo.

Il signore disse brusco brusco a mio padre che portasse del vino, che alla signora era venuto male in carrozza.

Mio padre entrò a cercar il vino, nella sua capanna, tutto rimescolato, chè quella poverina gli faceva pietà. Era al buio, non ci vedeva, badava a battere la pietra, che allora non c’erano i fiammiferi come adesso.

Dalla porta aperta, sentiva che parlavano; lui ringhiava come un mastino, poi udì due parole di lei... una voce fioca come morisse.

Non capiva quel che dicessero.

Ad un tratto uno strillo... che gli fe’ cader di mano tutto l’ordigno.

Saltò fuori.

L’uomo spariva nell’ombra... solo; mio padre corse alla bocca infuocata...