— Non è di cane, — osservò il dottore, — è una mandibola umana.

— Butti via quella porcheria! — esclamò Ruggiero. — Vuol lavarsi le mani? Or si va a tavola...

Il dottore crollò il capo sorridendo, e pose l’osso sul camino. Si cenò adagio e lietamente; alle frutta Sauris andò in persona a cercare una bottiglia veneranda, che sturò con precauzione.

— Questa, caro mio, — mi disse mescendo, — è antichità prelibata, simpatica, amabilissima. Darei per una cinquantina di queste...

— Il tuo vecchio arazzo? — esclamai io, sperando.

— Quello no, ma cent’altre cianciafruscole che sono in casa. Gran collettore d’anticaglie l’amico — seguitò egli rivolto al dottore. — Spende i denari in certe bazzecole, che è una pietà. Da del tu a tutti i rigattieri, i ferravecchi, gl’imbroglioni della città e dei sobborghi.

La sera era fresca: andammo a seder davanti alla fiamma scoppiettante.

— Dove l’ha raccolta? — mi domandò il dottore, ripigliando la povera reliquia umana.

— Nel campo arato, ove ho preso la lepre.

— L’avrei scommesso! In Riva Calda, scavando poco sotto il fior di terra, è ossa per tutto.