I municipalisti accorsero angosciati, pregando, implorando si sospendesse l’esecuzione; speravano di consegnare nel domani gran parte della somma; nel caso contrario sarebbero stati dodici i fucilati invece di sei. Il capitano non li fece degni d’uno sguardo o d’una parola. Si caricavano i fucili; il portone del castello si aprì, n’uscì un vecchio con un sacchetto pesante; erano cinquemila lire di moneta corrente inviate dalla cittadina Boetti.

— V’è il conto? — domandò il francese con arroganza ai taglieggiati.

Gran Dio! erano lontani ancora, però il domani...

Il capitano, di fianco al plotone, cacciò fuori la spada.

— O tutto o nulla, carogne!

La lama balenò: seguì fulmineo il tuonar dei fucili.

***

S’era al terzo giorno, stava per cadere il sole, il momento fatale s’avvicinava. I membri della Municipalità, agitatissimi, si sentivano sui carboni accesi; avendo fatto il possibile e l’impossibile, trovavano mancare tuttora una buona parte della somma, che non si lusingavano di veder condonata.

Il capitano neppure si curò d’interrogarli; dalla tavola dove sedeva guardò il sole che bruciava il sommo del poggio in faccia e lanciò l’ordine di morte.

Fra’ soldati, quelli a ciò deputati, si allinearono, altri si accomodarono a vedere; parecchi corsero alla chiesa a scegliere le vittime.