I due ufficiali si consultarono: sommando quanto aveva raggranellato la Municipalità, il danaro dato dalla cittadina la sera innanzi con ciò che offriva in quel punto, la cifra che si esigeva era quasi raggiunta; ad ogni modo si dichiaravano contenti.

Il capitano levò il capo per annunziarlo alla contessa, e si trovò appuntati in viso i suoi occhi. Ritta così, con la fiamma che le rischiarava il viso di sotto in su, in pieno, togliendo ogni ombra, accrescendo il sinistro splendore delle pupille, al dir di mio padre, ella aveva l’apparenza di uno spettro. Soggiungeva che in quell’istante magnetizzava senza dubbio il francese facendolo con la magica virtù dell’occhio, docile e mansueto come un cagnolino. Non ne so niente, ma mio padre credeva a tante cose, al fascino, a mo’ d’esempio, degli uomini e degli animali. Per i primi citava questo fatto istesso; per i secondi raccontava di aver provato ad avvicinare un povero cardellino ad una vipera che gli avevano portato in bottega per trarne del brodo. Questa rivolgendosi a spire come per scattare; aveva fissato gli occhiolini accesi sull’augelletto, che si era messo a tremare convulsivamente nella mano, palpitando palpitando e rimanendo stecchito.

In fine, mentre si cacciava in un sacco tutta quella roba, il giovane, come spinto da una muta forza, da un occulto voler superiore, si lanciò fuori sulla terrazza, e, protendendosi dal parapetto, gridò con voce tonante alla piazza l’ordine di mettere tosto in libertà tutti i prigionieri.

S’udirono in seguito voci ed esclamazioni, scoppi di grida, un calpestìo affrettato seguito dalle sonore risate e dai motteggi clamorosi dei soldati che assistevano allo sbucare pazzo di quei poveracci fuor della chiesa e al loro frenetico scappar dalla piazza.

Il capitano balzò in sala di nuovo a testa alta, impettito, tutto fiero della dimostrata premura.

In quel momento il maestro di casa sollevava la portiera nel fondo e si vedeva una tavola apparecchiata a due posti. Donna Melania fece un rapido gesto di congedo a tutti e, figgendo sul giovane gli occhi veementi, si mosse verso la tavola come per invitarlo a seguirla. Non era più pallida, un lieve rossor febbrile le coloriva le guancie, un turbamento strano le fremeva nella persona, i suoi occhi potenti si dilatavano, brillavano come due diamanti. Il francese la guardava con stupore. Mio padre lo vide impallidire un momento, gli notò in viso un istantaneo e profondo sconvolgimento, le sue labbra si agitarono per trovar forse una parola di rifiuto.

Dio sa da qual lucida, elettrica intuizione fu colpito in quel punto!

Ma il turbamento durò poco, tornò imperterrito e petulante, sorrise e s’inchinò a ringraziare con un bel gesto da cavalier francese.

***

Il domani gli uomini erano in ordine di partenza, gli ufficiali aspettavano, scambiando sorrisi, osservazioni, motteggi sottovoce, levando spesso il viso a guardare il castello. Splendeva un così bel sole lassù, il venticello scherzava nelle fronde nuovissime, i passeri si rincorrevano sui tetti e sul terrazzo, s’udivano gli usignuoli nel giardino. Ma il capitano non compariva.