— Eri in Liguria, forse? T’è capitato qualcosa?

— A Torino ero ed in letto ancora, la mattina del 23 scorso! Immagina, avevo ballato al Circolo, cenato, bevuto... So assai, poi ero andato a casa. Accaddero le scosse, il fracasso, il finimondo... mi svegliai a mezzodì dalla parte che m’ero abbandonato.

— Sei il re dei ghiri!

— Anzi fu Michele che mi svegliò; l’ebbi da lui la scossa sussultoria, ondulatoria e convulsiva: c’era Jona, di là, con la cambiale; primo giorno di Quaresima, si sa...

Adesso ti dirò: il domani poi, lettera di Aragno il fattore. Il crollo infernale aveva intronato tutte le case di Ripalta, ma gente non n’era perita. Il mio torrione, situato su terreno di trasporto, aveva barellato assai bene; s’erano fatte crepe importanti novissime, allargate le antiche. Ti puoi figurare! La mia povera bicocca avita, già tanto malandata, dove non oso tossire, nè sternutare e vo’ adagio in punta di piedi per non tirarmela in testa... V’andai subito, non trovai quel gran male che m’attendevo: torrione, castello e il resto tenevano ancora benissimo insieme, ma il capo mastro di Ripalta mi avvertì che ci andrebbe assai ferro a rilegarli.

La spaccatura più pericolosa corrispondeva anche nell’interno, nella camera ove hai dormito, precisamente sotto il bel arazzo.

Ordinai si schiodasse. Ti ricordi?... il parato della camera è un coiame antico lavorato a rabeschi, staccato in certi punti e pendenti a pezzi e bocconi rasente il muro. Naturalmente la parte che correva sotto l’arazzo era più conservata, ma in un certo tratto mancava lasciando la muraglia nuda per uno spazio alto e rettangolare, come vi fosse stata nel tempo un’apertura. Una porta non poteva essere; immaginammo un armadio a muro; percotendo col pugno sonava a vuoto. Il capomastro picchiò colla picozza, venne a terra un palmo d’intonaco, si spostò un mattone ed ecco un buco scuro.

«Lavoro fatto in fretta e male!» brontolò l’uomo.

Ma vedi, un’altra idea veniva già a lui, a me, ad Aragno, a Michele: «chi sa mai, in un castellaccio antico, con tante guerre da che mondo è mondo, e rivoluzioni, epidemie ed accidenti, cosa poteva aver nascosto lì dentro l’anima cara d’un bisarcavolo mio». — Scudi, fiorini, ducatoni, marenghi!

Avanti, Dio superiore!... Il martello cominciò a lavorare. Si trovarono in alto i palchetti di legno vuoti, poi a basso un negozio lungo e massiccio intonacato di calce ingiallita; era duro e compatto, si cominciò a spezzare.