L'Imperatore Decio aveva impiegati pochi mesi nella opera della pace, e nell'amministrazione della giustizia, quando l'invasione dei Goti lo chiamò sul Danubio. È questa la prima importante occasione, nella quale la Storia faccia menzione di quel gran popolo, che atterrò di poi la romana potenza, saccheggiò il Campidoglio, e regnò nella Gallia, nella Spagna, e nell'Italia. Essi contribuirono cotanto alla sovversione dell'Impero occidentale, che il nome de' Goti viene spesso, ma impropriamente, usato come una generale denominazione di Barbari bellicosi e feroci.
Sul principio del sesto secolo, e dopo la conquista dell'Italia, i Goti, in possesso di una grandezza presente, contemplarono con natural piacere il prospetto della passata e della futura lor gloria. Essi desiderarono di conservare la memoria dei loro antenati, e di trasmettere alla posterità quella delle loro proprie imprese. Il principale ministro della Corte di Ravenna, il dotto Cassiodoro, secondò l'inclinazione dei conquistatori in una Storia gotica di dodici libri, ridotta adesso all'imperfetto compendio di Giornandes[725]. Questi Scrittori, passando sulle sventure della nazione con una brevità artificiosa, ne celebrarono il fortunato valore, e adornarono il di lei trionfo con molti asiatici trofei, i quali più giustamente appartenevano ai popoli della Scizia. Sulla fede di antiche canzoni (incerti, ma soli annali dei Barbari) essi derivarono la prima origine dei Goti dalla vasta isola o penisola della Scandinavia[726]. Non era quell'ultima contrada del Settentrione sconosciuta ai conquistatori dell'Italia; i vincoli dell'antica consanguinità furono rinvigoriti da recenti ufficj di amicizia; ed un Re della Scandinavia rinunziò volonterosamente alla sua selvaggia grandezza, per poter passare il resto de' suoi giorni nella tranquilla e cultissima Corte di Ravenna[727]. Molti vestigi, da non potersi ascrivere all'artifizio di una popolar vanità, attestano l'antica residenza dei Goti nelle contrade di là dal Baltico. Dal tempo del geografo Tolomeo in poi, la parte meridionale della Svezia sembra essere rimasta sempre sotto il dominio del meno intraprendente residuo della nazione; e vi è tuttavia un vasto territorio, che si divide in Gotlandia orientale ed occidentale. Nei secoli di mezzo (cioè dal nono al dodicesimo secolo) mentre il Cristianesimo faceva lenti progressi nel Settentrione, i Goti e gli Svezzesi erano due distinte, e talvolta nemiche nazioni di una medesima Monarchia[728]. L'ultimo di questi due nomi ha prevalso, senza però estinguere il primo. Gli Svezzesi, che avrebbero potuto contentarsi della propria lor fama nell'armi, hanno in ogni secolo preteso di partecipare dell'antica gloria dei Goti. In un momento di disgusto contro la Corte di Roma, Carlo XII. disse apertamente, che le vittoriose sue truppe non erano degenerate dai lor valorosi antenati, che avean già una volta soggiogata la padrona del Mondo[729].
Verso la fine dell'undecimo secolo, sussisteva un Tempio famoso in Upsal, la più considerabile fra le Città degli Svezzesi o dei Goti. Era questo ricchissimo per l'oro che gli Scandinavi aveano acquistato nelle loro piraterie, e santificato co' rozzi simulacri delle tre principali divinità, il Dio della guerra, la Dea della generazione, e il Dio del tuono. Nella generale festività che ogni nove anni solennizzavasi, si sacrificavano nove animali di ogni specie (senza eccettuarne l'umana) e i loro sanguinosi corpi venivano appesi agli alberi del sacro bosco adiacente al Tempio[730]. Le sole tracce che adesso sussistano di questa barbara superstizione, son contenute nell'Edda: sistema di mitologia compilato nella Islanda verso il tredicesimo secolo, e studiato dai dotti della Danimarca e della Svezia, come il più stimabile avanzo delle antiche loro tradizioni.
Nonostante la misteriosa oscurità dell'Edda, si possono facilmente distinguere due persone confuse sotto il nome di Odino, il Dio della guerra ed il gran legislatore della Scandinavia. L'ultimo, il Maometto del Settentrione, instituì una religione adattata al clima ed al popolo. Molte numerose Tribù su l'una e l'altra riva del Baltico furono soggiogate dall'invincibil valore di Odino, dalla sua persuasiva eloquenza, e dalla riputazione, ch'ei si era acquistata, di abilissimo mago. Con una volontaria morte egli confermò quella credenza, che avea propagata nel corso d'una lunga e prospera vita. Temendo l'umiliante assalto dell'infermità, si risolse di morir da guerriero. In una solenne assemblea di Svezzesi e di Goti si dette egli stesso nove mortali ferite, affrettandosi, come affermò con la moribonda sua voce, a preparare la festa degli Eroi nel palazzo del Dio dello guerra[731].
La nativa e propria abitazione di Odino è distinta col nome di As-gard. La fortunata somiglianza di questo nome con quello di As-burg, o As-of[732], parole di simil significato, ha fatto nascere un sistema storico così piacevolmente tessuto, che noi quasi brameremmo di persuaderci che fosse vero. Si suppone che Odino fosse Capo di una tribù di Barbari, che abitarono sulle rive della palude Meotide, finchè la caduta di Mitridate, e le armi di Pompeo minacciarono al Settentrione la schiavitù. Questo Odino, cedendo con furibondo sdegno a quella potenza, cui non poteva resistere, condusse la sua tribù dalle frontiere della Sarmazia asiatica nella Svezia, colla grande idea di formare in quell'inaccessibile asilo della libertà, una religione ed un popolo, che in qualche remoto secolo potesse servire alla sua immortale vendetta, quando i suoi invincibili Goti, armati da un militar fanatismo, uscirebbero a turme dalle vicinanze del cerchio Polare, per punir gli oppressori del genere umano[733].
Se tante successive generazioni di Goti non poterono conservare che una debole tradizione della loro origine dalla Scandinavia, non dobbiamo aspettarci da Barbari così inculti alcuna distinta relazione del tempo, e delle circostanze della loro emigrazione. Il passaggio del Baltico era impresa facile e naturale. Gli abitanti della Svezia avevano un numero sufficiente di vascelli grandi con remi[734], e non vi sono che poco più di cento miglia da Carlscrona ai più vicini porti della Pomerania e della Prussia. Qui finalmente si cammina colla scorta dell'istoria sopra uno stabil terreno. Sul principio almeno dell'Era Cristiana[735] e non più tardi del secolo degli Antonini[736], i Goti erano stabiliti verso la foce della Vistola, ed in quella fertile provincia, dove furono poi gran tempo dopo fondate le commercianti città di Thorn, Elbing, Konigsberg, e Danzica[737]. All'occidente dei Goti, le numerose Tribù dei Vandali erano sparse lungo le rive dell'Oder, e lungo il littorale della Pomerania e di Meelenburgo. Una viva somiglianza di costumi, di colore, di religione e di lingua pareva indicare, che i Vandali e i Goti fossero originariamente un solo gran popolo[738]. Sembra che i secondi fossero suddivisi in Ostrogoti, Visigoti, e Gepidi[739]. I Vandali erano più distintamente divisi in varie e indipendenti nazioni, gli Eruli, i Borgognoni, i Lombardi, e in diversi altri piccoli Stati, molti dei quali divennero in seguito Monarchie formidabili.
Nel secolo degli Antonini, i Goti abitavano tuttavia nella Prussia. Verso il regno di Alessandro Severo, la romana provincia della Dacia si era già risentita della lor vicinanza per le frequenti e rovinose loro irruzioni[740]. In questo intervallo pertanto, di quasi settant'anni, si deve porre la seconda emigrazione dei Goti dal Baltico al mare Eusino; ma la cagione che la produsse, giace nascosta nella varietà delle molle che pongono in moto i Barbari vagabondi. Una pestilenza od una fame, una vittoria od una disfatta, un oracolo degli Dei o l'eloquenza di un ardito condottiero erano bastanti per rivolgere le armi dei Goti verso i più dolci climi del mezzogiorno. Oltre l'influenza di una religione marziale, il numero ed il coraggio dei Goti erano proporzionati alle più rischiose avventure. L'uso degli scudi rotondi o delle corte spade li rendea formidabili nel combattere da vicino; la non servile ubbidienza, che aveano pe' loro Re ereditarj, dava ai loro consigli un'unione ed una stabilità non comune[741], ed il famoso Amala, eroe di quel secolo, e decimo antenato di Teodorico Re d'Italia, illustrò coll'ascendente del suo merito personale, la prerogativa della sua origine, ch'egli deduceva dagli Ansi o semidei della nazione Gotica[742].
La fama di una grande impresa eccitò i più coraggiosi guerrieri di tutti gli Stati dei Vandali nella Germania, molti dei quali si vedono combattere, pochi anni dopo, sotto la comune insegna[743] dei Goti. I primi passi degli emigranti li condussero sulle rive del Prypec, fiume che veniva generalmente dagli antichi creduto il ramo meridionale del Boristene[744]. Le tortuosità di quel gran fiume per le pianure della Polonia e della Russia diressero la loro marcia, somministrando costantemente acqua dolce, e pasture ai loro numerosissimi armenti. Seguitavano essi l'ignoto corso del fiume, confidando nel loro valore, e disprezzando qualunque forza potesse opporsi ai loro progressi.
I primi a presentarsi furono i Bastarni ed i Venedi, ed il fiore della loro gioventù, o per elezione o per forza, si unì all'armata dei Goti. I Bastarni abitavano sulle falde settentrionali dei monti Carpazj; e l'immenso tratto di terra, che li divideva dai selvaggi della Finlandia, era occupato, o devastato, per meglio dire, dai Venedi[745]. Vi sono buone ragioni per credere, che i Bastarni, i quali si distinsero nella guerra Macedonica[746], e si divisero poi nelle formidabili tribù dei Peucini, dei Borani, dei Carpi ec, discendessero dai Germani. Con ragioni più autentiche poi si possono credere di origine sarmatica i Venedi, che nei secoli di mezzo si rendettero tanto famosi[747]. Ma la confusione del sangue e dei costumi su quella incerta frontiera tiene spesso dubbiosi gli osservatori più esatti[748]. A misura che i Goti s'innoltrarono verso l'Eusino, incontrarono una più pura stirpe di Sarmati, gli Iazigi, gli Alani, ed i Rossolani; ed essi furono probabilmente i primi Germani che vedessero le foci del Boristene e del Tanai. Se noi esaminiamo le distintive caratteristiche dei Germani e dei Sarmati, vedremo che queste due numerose porzioni del genere umano si distinguevano principalmente per le fisse capanne o le tende movibili, per l'abito stretto o sciolto, per l'unità o la moltiplicità delle mogli, per la forza militare, consistente per la maggior parte o nell'infanteria o nella cavalleria; e sopra tutto per l'uso della lingua teutonica o della schiavona; l'ultima delle quali si è, per le conquiste, estesa dai confini dell'Italia alle vicinanze del Giappone.
I Goti erano allora padroni dell'Ucrania, paese di una estensione considerabile e fertilissimo, traversato da varj fiumi navigabili, che dall'una e dall'altra parte si scaricano nel Boristene, e sparso di vasti ed alti boschi di querce. L'abbondanza della cacciagione e del pesce, gl'innumerabili alveari di pecchie depositati nei vuoti degli alberi annosi, o nelle cavità delle rupi, i quali erano, anco in quei barbari secoli, un ramo considerabile di commercio, la grossezza del bestiame, il clima temperato, l'attività del suolo per ogni sorta di semenza, o l'ubertosa vegetazione, tutto mostrava in somma la liberalità della natura, ed invitava l'industria dell'uomo[749]. Ma resisterono i Goti a codesti inviti, menando sempre una oziosa, rapace, e misera vita.