Il crudo carattere di Galerio era di una tempra affatto diversa; e mentre costringeva i suoi sudditi a stimarlo, rare volte ebbe la compiacenza di procurarsene l'affetto. La sua fama nelle armi, e soprattutto il buon successo della guerra Persiana, aveano fatto insuperbire il suo animo altiero, incapace naturalmente di soffrire un superiore e per fino un uguale. Se dar potessimo fede alla parziale testimonianza di uno scrittore non giudizioso, potremmo attribuire la rinuncia di Diocleziano alle minacce di Galerio, e riferire le particolarità di un privato colloquio tra questi due Principi, nel quale il primo mostrò tanta pusillanimità, quanta ingratitudine ed arroganza dimostrò l'altro[332]. Ma questi oscuri aneddoti vengono bastantemente confutati da un imparziale esame del carattere e della condotta di Diocleziano. Per diverse che esser potessero le sue intenzioni, se egli temuto avesse qualche pericolo dalla violenza di Galerio, il suo discernimento lo avrebbe indotto a prevenire il vergognoso contrasto, ed avendo tenuto lo scettro con gloria, lo avrebbe ceduto senza disonore.

Dopo l'innalzamento di Costanzo e di Galerio al posto di Augusti, erano necessari due Cesari per occupare il lor luogo, e compire il sistema del governo Imperiale. Diocleziano desiderava sinceramente di ritirarsi dal Mondo; egli considerava Galerio, che avea sposata la sua figliuola, come il più saldo sostegno della sua famiglia e dell'Impero; ed egli consentì senza ripugnanza che il suo successore si assumesse il merito e l'odiosità di quella nomina importante. Stabilita fu questa senza consultar l'interesse o l'inclinazione dei Principi d'Occidente. Ciaschedun di loro avea un figliuolo già pervenuto all'età virile, e ognun di questi poteva sembrare il più legittimo candidato per la vacante dignità. Ma più non era da paventarsi l'impotente risentimento di Massimiano; ed il moderato Costanzo, benchè disprezzasse i pericoli di una guerra civile, ne temeva giustamente le calamità. I due soggetti, da Galerio innalzati al posto di Cesare, erano molto più convenienti a servire alle ambiziose mire di lui; e sembra che la mancanza di merito o di personale importanza fosse la principal loro raccomandazione. Il primo di essi fu Daza, o come fu di poi chiamato, Massimino, la cui madre era sorella di Galerio. L'inesperto giovane manifestava tuttavia coi modi e col linguaggio la rustica sua educazione, quando con suo ed universale stupore, fu da Diocleziano rivestito della porpora, innalzato alla dignità di Cesare ed incaricato del supremo comando dell'Egitto e della Siria[333]. Nel tempo istesso Severo, ministro fedele, addetto ai piaceri, ma non incapace degli affari, fu mandato a Milano, per ricevere dalle ripugnanti mani di Massimiano gli ornamenti Cesarei, ed il possesso dell'Italia e dell'Affrica[334]. Secondo la forma della costituzione, Severo riconosceva il primato dell'occidentale Imperatore; ma era assolutamente addetto ai comandi del suo benefattore Galerio, che riservandosi i paesi intermedj tra i confini dell'Italia e quelli della Siria, stabilì saldamente la sua potenza sopra tre quarti della Monarchia. Nella piena fiducia, che la vicina morte di Costanzo lo lascerebbe solo padrone del Mondo Romano, siamo assicurati ch'egli si era formata nella sua mente una lunga serie di futuri Principi, e che meditava di ritirarsi dalla pubblica vita, dopo di aver compito un glorioso regno di quasi vent'anni[335].

Ma in meno di diciotto mesi due inaspettate rivoluzioni rovesciarono gli ambiziosi disegni di Galerio. Le speranze di unire al suo impero le occidentali Province rimasero deluse per l'innalzamento di Costantino, mentre l'Italia e l'Affrica si eran perdute per la fortunata ribellione di Massenzio.

A. D. 274

I. La fama di Costantino ha richiamato l'attenzione della posterità alle più minute circostanze della vita, e dell'azioni di lui. Il luogo della sua nascita, e la condizione della sua madre Elena, furono il soggetto non solo di letterarie, ma ancora di nazionali dispute. Malgrado la recente tradizione che le assegna per genitore un Re Britanno, siamo obbligati a confessare che Elena era figlia di un locandiere[336]. Ma possiamo nel tempo stesso difendere la legittimità del suo matrimonio, contro coloro che l'hanno rappresentata come concubina di Costanzo[337]. È molto probabile che Costantino il Grande nascesse in Naisso città della Dacia;[338] e non è da maravigliarsi, che in una famiglia, e in una Provincia illustre soltanto per la professione dell'armi, il giovane mostrasse così poca inclinazione a coltivare il suo spirito coll'acquisto delle scienze[339]. Egli avea quasi 18 anni quando il padre di lui fu promosso al posto di Cesare: ma questo fortunato evento fu seguitato dal divorzio della madre: e lo splendore di una imperiale parentela ridusse il figliuolo di Elena ad uno stato di disonore o di umiliazione. Invece di seguitare Costanzo in Occidente, egli rimase al servizio di Diocleziano; si segnalò col valore nelle guerre dell'Egitto e della Persia, e s'innalzò a poco a poco all'onorevol grado di tribuno del prim'ordine. Era Costantino di alta e maestosa statura, destro in tutti i suoi esercizi, intrepido in guerra, ed affabile in pace. In tutta la sua condotta l'ardente spirito della gioventù veniva moderato da un'abitual prudenza, ed avendo l'animo gonfio d'ambizione, sembrava freddo ed insensibile agli allettamenti del piacere. Il favore del popolo e dei soldati, che lo avevano nominato come un meritevole candidato per la dignità di Cesare, servì soltanto ad inasprire la gelosia di Galerio; e benchè la prudenza lo trattenesse dall'usare alcuna violenza aperta, tuttavia ad un assoluto Monarca rade volta mancano i mezzi di eseguire una sicura e segreta vendetta[340]. Crescevano ad ogni momento il pericolo di Costantino, ed il timor di suo padre, che con replicate lettere esprimeva il più ardente desiderio d'abbracciare il figliuolo. La politica di Galerio lo tenne a bada per qualche tempo con dilazioni o con iscuse, ma era impossibile il resister per lungo tempo ad una natural dimanda del suo collega senza sostenere coll'armi il rifiuto. Fu con ripugnanza accordata la permissione del viaggio, e tutte quelle precauzioni che prender potè l'Imperatore per impedire un ritorno, di cui egli temeva con tanta ragione le conseguenze, vennero felicemente deluse dall'incredibile diligenza di Costantino[341]. Lasciando di notte il palazzo di Nicomedia, egli corse la posta per la Bitinia, per la Tracia, per la Dacia, per la Pannonia, per l'Italia, e per la Gallia, e in mezzo alle giulive acclamazioni del popolo arrivò al porto di Bologna nel momento stesso che il padre si preparava l'imbarco per la Britannia[342].

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La Britannica spedizione, ed una facil vittoria sopra i Barbari della Caledonia furono l'ultime imprese del Regno di Costanzo. Egli cessò di vivere nell'Imperial palazzo di Jorck 15 mesi dopo aver assunto il titolo di Augusto, e quasi quattordici anni e mezzo dopo essere stato promosso al posto di Cesare. La morte di lui fu seguitata immediatamente dall'innalzamento di Costantino. Le idee di eredità e di successione sono sì famigliari, che la maggior parte del genere umano le considera come fondate non solamente sulla ragione, ma fino sulla stessa natura. La nostra immaginazione trasferisce con facilità i medesimi principi dal privato patrimonio al pubblico dominio; e qualunque volta un virtuoso padre lascia dopo di se un figliuolo, il cui merito sembra giustificare la stima, anzi le speranze del popolo, la doppia influenza del pregiudizio e dell'affetto opera con una forza invincibile. Il fiore degli eserciti occidentali avea seguito Costanzo nella Britannia, e le truppe nazionali erano rinforzate da un numeroso corpo di Alemanni, i quali obbedivano agli ordini di Croco, uno de' loro ereditarj condottieri[343]. Gli aderenti di Costantino con gran diligenza inculcavano alle legioni l'idea della loro importanza, e la sicurezza che la Britannia, la Gallia e la Spagna acconsentirebbero alla loro elevazione. Fu domandato ai soldati, se potevano esitare un momento tra l'onore di mettere alla lor testa il degno figliuolo del loro diletto Imperatore, e l'ignominia di vilmente aspettare l'arrivo di qualche oscuro straniero, al quale si fosse il Sovrano dell'Asia compiaciuto di donare le armate e le province dell'Occidente. Fu ad essi insinuato che la gratitudine e la liberalità erano le distinte virtù di Costantino: e questo Principe artificioso non si presentò alle truppe finchè non furono disposte a salutarlo coi nomi di Augusto e d'Imperatore. Il trono era l'oggetto delle sue brame: e quando ancora fosse stato meno animato dall'ambizione, era il trono per lui l'unico mezzo di salvezza. Egli ben conosceva il carattere ed i sentimenti di Galerio, e sapeva bastantemente che se desiderava di vivere, doveva determinarsi a regnare. La decente, anzi ostinata resistenza che egli volle affettare[344], era destinata a giustificare la sua usurpazione; nè egli cedè alle acclamazioni dell'esercito finchè preparati non ebbe i materiali propri per una lettera, che immediatamente spedì all'Imperatore d'Oriente. Costantino gli faceva noto il tristo evento della morte del padre; modestamente sosteneva il suo natural diritto alla successione, e rispettosamente si lagnava che l'affettuosa violenza delle sue truppe non gli avesse permesso di procurarsi l'Imperial porpora coi metodi regolari e legali. I primi moti di Galerio furono di sorpresa, di sconcerto, e di rabbia; e siccome egli poteva rare volte frenare le sue passioni, altamente minacciò di dare alle fiamme e la lettera ed il messaggero. Ma il suo risentimento si calmò a poco a poco; e quando egli riflettè ai dubbi eventi della guerra, quando ebbe bilanciato il carattere e la forza del suo avversario, consentì ad abbracciare l'onorevole accomodamento, che la prudenza di Costantino gli avea lasciato aperto. Senza condannare o ratificare la scelta dell'esercito Britannico, Galerio riconobbe il figliuolo del suo defunto collega, come sovrano delle Transalpine Province; ma solamente gli dette il titolo di Cesare, ed il quarto posto tra i Principi Romani, mentre conferiva il posto vacante di Augusto al suo favorito Severo. Fu conservata l'apparente armonia dell'Impero, e Costantino, che già possedeva la sostanza del supremo potere, aspettò senza impazienza l'opportunità di conseguirne gli onori[345].

Ebbe Costanzo dal secondo suo matrimonio sei figliuoli, tre maschi, e tre femmine; e la loro Imperial discendenza avrebbe potuto procurar ai medesimi la preferenza sopra la più bassa estrazione del figliuolo di Elena. Ma Costantino era in età di trentadue anni, nel pieno vigore di spirito e di corpo, quando il maggiore dei suoi fratelli non potea oltrepassar tredici anni. Il diritto del superiore suo merito era stato riconosciuto e ratificato dal moribondo Imperatore[346]. Negli ultimi suoi momenti, Costanzo raccomandò alla cura del suo maggior figliuolo la salvezza e la grandezza della famiglia, scongiurandolo a prendere l'autorità ed i sentimenti di padre verso i figliuoli di Teodora. La liberale loro educazione, i vantaggiosi matrimonj, la sicurezza e lo splendore della lor vita, e le prime cariche dello Stato, delle quali furono rivestiti, attestano il fraterno amore di Costantino; ed essendo quei Principi di animo dolce e grato, cederono senza ripugnanza alla superiorità del genio, e della fortuna[347].

II. L'ambizioso animo di Galerio si era appena acquietato per le deluse sue mire sulle Galliche Province, che l'inaspettata perdita dell'Italia ne ferì l'orgoglio e l'autorità in una parte ancor più sensibile. Avea la lunga assenza degl'Imperatori ripiena Roma di disgusto e di rancore; ed il popolo a poco a poco s'avvide, che la preferenza data a Nicomedia ed a Milano non dovea attribuirsi alla inclinazione di Diocleziano, ma al permanente sistema del Governo da lui stabilito. In vano, pochi mesi dopo la rinunzia di lui, i successori fecero (in nome del medesimo) la dedica di quei magnifici bagni, le cui rovine forniscono tutt'ora e suolo e materiali per tante Chiese, e Conventi[348]. La tranquillità di quegli eleganti recessi di comodo e di lusso fu disturbata dalle impazienti mormorazioni dei Romani; e a poco a poco si sparse un rumore, che le somme spese in erigere quegli edifizi si trarrebbero ben tosto dalle lor mani. Verso quel tempo l'avarizia di Galerio, o forse i bisogni dello Stato lo avevano indotto a fare un esatto, e rigoroso esame delle possessioni dei sudditi per l'oggetto di una tassa generale su i terreni, e sulle persone. Sembra che si prendesse un minutissimo registro dei loro beni effettivi; e dovunque era il minimo sospetto di nascondiglio, si adoperava francamente la tortura per ottenere una sincera dichiarazione delle loro personali ricchezze[349]. Più non si aveva riguardo a quei privilegi, che avevano innalzata l'Italia sopra la condizione delle Province; e già i ministri delle pubbliche entrate cominciavano a numerare il popolo Romano, ed a determinare la proporzione delle nuove tasse. Anche dopo la totale estinzione dello spirito di libertà, hanno talvolta i sudditi più avviliti osato di resistere ad una inaspettata invasione del lor patrimonio; ma in questa occasione fu l'ingiuria aggravata dall'insulto, ed il sentimento del privato interesse fu ravvivato da quello dell'onor nazionale. La conquista della Macedonia (come già abbiamo osservato) aveva liberato i Romani dal peso delle tasse personali. Benchè avessero provato ogni forma di dispotismo, avevano ornai goduto di quella esenzione per quasi 500 anni; nè potevano essi pazientemente soffrire l'insolenza di un Illirico contadino che dalla sua lontana residenza nell'Asia, pretendeva di annoverar Roma tra le tributarie città del suo Impero. Il nascente furor del popolo fu incoraggiato dall'autorità, o almeno dalla connivenza del Senato, e i deboli avanzi dei Pretoriani, che aveano ragione di temere la propria abolizione, abbracciarono un sì onorevole pretesto, e si dichiararono pronti a trar fuori le spade in servizio dell'oppressa lor patria. Era desiderio, e presto divenne speranza d'ogni cittadino, che dopo avere scacciato dall'Italia i loro stranieri tiranni, si eleggesse un principe, il quale, e pel luogo della sua residenza e per le sue massime di governo, meritasse un'altra volta il titolo d'Imperatore di Roma. Il nome non meno che la situazione di Massenzio determinarono in suo favore il popolare entusiasmo.