[372.] Si dovrebbe leggere il passo di Aurelio Vittore nel seguente modo: «Primus instituto pessimo, munerum specie, Patres oratoresque pecuniam conferre prodigenti sibi cogeret.»

[373.] Paneg. Vet. IX. 3. Euseb. Hist. Ecl. VIII. 14. et in vit. Constant. l. 33. 34. Rufin. c. 17. La virtuosa Matrona, la quale si uccise per evitar la violenza di Massenzio, era Cristiana, e moglie del Prefetto di Roma, chiamata Sofronia. Resta sempre in dubbio fra' Casisti, se il suicidio in simili casi possa giustificarsi.

[374.] L'indeterminata espressione di Aurelio Vittore è questa: Praetorianis caedem vulgi quondam annueret. Vedasi un più circostanziato, sebbene alquanto diverso racconto di un tumulto ed uccisione, che avvenne a Roma, in Eusebio 1. VIII. c. 14, ed in Zosimo lib. II. p. 84.

[375.] Vedi ne' Panegirici (IX. 14) una viva descrizione della indolenza, e del vano orgoglio di Massenzio. Osserva l'oratore in un altro luogo, che le ricchezze accumulate in Roma nel corso di 1060 anni, furon concesse dal Tiranno alle mercenarie sue truppe; redemptis ad civile latrocinium manibus ingesserat.

[376.] Dopo la vittoria di Costantino si conveniva generalmente, che il motivo di liberar la Repubblica da un detestabil tiranno avrebbe in qualunque tempo giustificato la di lui spedizione in Italia. Euseb. in vit. Constant. l. I. c. 26. Paneg. Vet. IX. 2.

[377.] Zosim. lib. II. 84-85. Nazar. in Panegyr. X. 7-13.

[378.] Vedi Paneg. Vet. IX. Omnibus fere tuis Comitibus et Ducibus non solum tacite mussantibus, sed etiam aperte timentibus, contra consilia hominum, contra Haruspicem monita ipse per temet liberandae Urbis tempus venisse sentires. Si fa menzione dell'ambasciata de' Romani solo da Zonara (l. XIII) e da Cedrano (Compend. Histor. p. 270); ma questi moderni Greci ebbero la comodità di consultare molte Opere, che dopo si son perdute, fra le quali si dee contare la Vita di Costantino scritta da Prassagora. Fozio (p. 63) fece un brev'estratto di quell'opera istorica.

[379.] Zosimo (l. II. p. 86) ci ha lasciato questo curioso ragguaglio delle forze, che si trovavano da ambe le parti. Egli non fa menzione di alcun armamento navale, quantunque sia sicuro (Paneg. Vet. IX. 25) che fu attaccata la guerra per mare non meno, che per terra, e che la flotta di Costantino prese possesso della Sardegna, della Corsica, e de' porti dell'Italia.

[380.] Paneg. Vet. IX. 3. Non dee far maraviglia, che l'oratore diminuisse il numero dello truppe, con le quali il suo Sovrano condusse a fine la conquista dell'Italia; ma sembra un poco singolare, ch'egli non valutasse l'esercito del tiranno a più di 100000 uomini.

[381.] I tre passi principali delle Alpi fra la Gallia e l'Italia son quelli del monte di S. Bernardo, del monte Cenisio, e del monte Ginevro. La tradizione e certa somiglianza di nomi (Alpes penninae) han fatto sì, che il primo di questi si assegni alla marcia d'Annibale (Vedi Simler de Alpibus). Il Cavalier di Folard (Polib. tom. IV.) e il Danville l'han condotto pel monte Ginevro. Ma nonostante l'autorità di un esperto Uffiziale, e di un erudito Geografo, le pretensioni del monte Cenisio vengono sostenute in una plausibile, per non dir convincente maniera dal Sig. Grosley, Observations sur l'Italie, Tom I. p. 40.