[327.] Barbaros omnium primus ad usque fasces auxerat et trabeas consulares. Ammian. l. XX. c. 10. Sembra che Eusebio (in vit. Const. l. IV. c. 7) ed Aurelio Vittore confermino la verità di tale asserzione; pure ne' trentadue Fasti consolari del regno di Costantino non ho potuto trovare il nome d'un solo Barbaro. Crederei dunque che la liberalità di quel Principe si riferisse agli ornamenti piuttosto che all'uffizio del Consolato.

[328.] Cod. Theod. lib. VI. Tit. VIII.

[329.] Per una metafora ben singolare, presa dal militar carattere de' primi Imperatori, il loro Maestro di Casa era chiamato Conte del loro campo (Comes castrensis). Cassiodoro rappresenta con molta serietà al Principe, che la riputazione di lui e dell'Impero dovea dipendere dall'opinione, che gli ambasciatori stranieri avrebber concepito dell'abbondanza e magnificenza della tavola reale (Var. l. VI. epist. 9).

[330.] Guterio (De offic. Domus Aug. l. II. c. 20. l. III.) ha con molta esattezza spiegate le funzioni del Maestro degli Uffizj, e la costituzione degli Scrinia al medesimo subordinati. Ma invano egli tenta, sulla più dubbiosa autorità, di condurre al tempo degli Antonini, o anche di Nerone l'origine d'un Magistrato, che non si può trovar nell'Istoria prima del regno di Costantino.

[331.] Tacito (Annal. XI. 22) dice, che i primi Questori furono eletti dal popolo, sessantaquattro anni dopo la fondazione della Repubblica; ma egli è d'opinione ch'essi lungo tempo avanti si creassero annualmente da' Consoli ed anche da' Re. Ma tale oscuro punto d'antichità è contrastato da altri scrittori.

[332.] Sembra, che Tacito (Annal. XI. 22) consideri come il numero maggior de' Questori quello di venti; e Dione (l. XLIII. p. 374) fa conoscere che se Cesare il Dittatore una volta ne creò quaranta, ciò fu solamente ad oggetto di facilitare il pagamento d'un immenso debito di gratitudine. Pure l'aumentazione, ch'egli fece de' Pretori, si mantenne anche ne' successivi regni.

[333.] Sueton. in Aug. c. 65. e Torrent. iv. Dion. Cass. p. 755.

[334.] La gioventù ed inesperienza de' Questori, ch'entravano in quell'importante carica nel loro ventesimoquinto anno (Lips. Excurs. ad Tacit. l. III. D.) obbligarono Augusto a rimuoverli dal maneggio del tesoro; e quantunque fosse loro da Claudio restituito, sembra che ne fossero finalmente privati da Nerone (Tacit. Annal. XXII. 29. Sueton. in Aug. c. 36. in Claud. c. 24. Dion. pag. 666. 961. ec. Plin. Epist. X. 20 et alib.) Nelle Province della divisione Imperiale, in luogo de' Questori con miglior consiglio si ponevano i Procuratori (Dion. Cass. p. 707. Tacit. in vit. Agricol. c. 15) o come si chiamarono in seguito, i Razionali (Hist. Aug. p. 130). Ma nelle province del Senato si trova sempre una serie di Questori fino al Regno di Marco Antonino (Vedi le Iscrizioni di Grutero, l'epistole di Plinio, ed un fatto decisivo nella Storia Augusta p. 64). Si può rilevare da Ulpiano (Pandect. l. I. Tit. 13.) che fu abolita la loro provinciale amministrazione sotto il governo della casa di Severo; e nelle successive turbolenze dovettero naturalmente cessare le annuali o triennali elezioni de' Questori.

[335.] Cum patris nomine et epistolas ipse dictaret, et edicta conscriberet, orationesque in senatu recitaret, etiam Quaestoris vice. Sueton. in Tit. c. 6. Quest'uffizio dovè acquistare anche maggior dignità per essere accidentalmente stato esercitato dal presuntivo erede dell'Impero. Traiano affidò la medesima cura ad Adriano suo Questore e Cugino. Vedi Dodwell Praelect. Cambden. X. XI. pag. 362, 394.

[336.]