[379.] Teodosio il Grande, nel giudizioso avviso al suo figlio (Claudian. in IV. Consul. Honor. 214), distingue la Condizione d'un Principe Romano da quella di un Monarca Parto. Per l'uno era necessaria la virtù, per l'altro bastar poteva la nascita.
[380.] Non c'inganneremo rispetto a Costantino, se «crederemo tutto il male, che ne dice Eusebio, e tutto il bene, che ne dice Zosimo» Fleury Hist. Eccles. Tom. III. p. 233. In fatti Eusebio e Zosimo sono i due estremi dell'adulazione e dell'invettiva. Si esprimono le ombreggiature di mezzo da quegli scrittori, il carattere e la situazione de' quali temperò in varie maniere l'influenza del loro zelo di religione.
[381.] Le virtù di Costantino si son prese per la massima parte da Eutropio e da Vittore il giovane, due Pagani sinceri, che scrissero dopo l'estinzione della famiglia di esso. Anche Zosimo e l'Imperator Giuliano confessano il suo coraggio personale e le militari sue perfezioni.
[382.] Vedi Eutropio X. 6. In primo Imperii tempore optimis Principibus, ultimo mediis comparandus. Dall'antica versione Greca di Peanio (Edit. Havercamp. p. 697.) sono inclinato a sospettare ch'Eutropio avesse originalmente scritto vix mediis, e che quest'odioso monosillabo fosse tolto di mezzo dall'affettata inavvertenza de' copisti. Aurelio Vittore esprime l'opinion generale per mezzo d'un volgare, e veramente oscuro proverbio; Trachala decem annis praestantissimus: duodecim sequentibus latro; decem novissimis pupillus ob immodicas profusiones.
[383.] Giuliano (Orat. I. p. 8) in un discorso adulante pronunziato in presenza del figlio di Costantino e ne' Cesari p. 335. Zosim. p. 114, 115. Posson citarsi le fabbriche tuttora esistenti di Costantinopoli ec. come una prova durevole e senza eccezione della profusione del loro autore.
[384.] L'imparziale Ammiano merita la nostra fede. Proximorum fauces aperuit primus omnium Constantinus lib. XVI. c. 8. Eusebio medesimo ne confessa l'abuso (Vit. Const. l. IV. c. 29, 54), ed alcune leggi Imperiali ne indicano debolmente il rimedio; vedi sopra p. 60 n. 1.
[385.] Giuliano ne' Cesari tenta di mettere in ridicolo il suo zio. Il dotto Spanemio però conferma la sospetta di lui testimonianza coll'autorità di medaglie (Vedi Coment. p. 156-299. 397. 459.) Eusebio dice (Orat. c. 5) che Costantino vestiva in tal guisa per causa del pubblico, non di se stesso. Se ciò s'ammettesse, il più stolto vanaglorioso non sarebbe mai privo di scusa.
[386.] Zosimo e Zonara sono d'accordo in rappresentar Minervina, come la concubina di Costantino, ma Du Cange ha molto bravamente dimostrato il carattere di essa, producendo un passo decisivo di uno de' panegirici: ab ipso fine pueritiae te matrimonii legibus dedisti.
[387.] Du Cange (Famil. Byzantin. p. 44) sull'autorità di Zonara gli dà il nome di Costantino, ch'è alquanto inverisimile, essendo già stato occupato dal fratello maggiore. Si fa menzione di quello da Annibaliano nella Cronica Pasquale ed è approvato dal Tillemont. Hist. des Emper. T. IV. p. 527.
[388.] Girol. in Chron. La povertà di Lattanzio si può riferire o a lode del disinteressato filosofo, o a vergogna dell'insensibil padrone. Vedi Tillemont Mem. Eccl. Tom. VI. part. I. p. 345. Dupin Bibliot. Eccl. T. I. pag. 205. Lardner Credibil. dell'Ist. Evangel. P. II. Vol. VII. p. 66.