Risposta. Dal prefiggersi Eusebio di non voler parlare delle contese precedenti alla persecuzione, e delle cadute, che si videro nella persecuzione, e di voler narrare soltanto ciò, che poteva giustificare i giudizj divini, e ciò, ch'era utile (così si legge nel testo) non segue, che si fosse impegnato a mentire, ed esagerare. Ma l'Autore gli fa dire, che voleva scrivere tutto ciò che poteva ridondare in gloria della Religione.

I Confessori condannati alle miniere, si servivano delle caverne, ch'egli chiama cappelle, per celebrarvi il culto divino. Dunque per questa libertà il travaglio delle miniere era una pena leggiera. Il ragionamento non è molto convincente.

I Vescovi erano costretti a frenare lo zelo precipitato di coloro, che gettavansi volontariamente nelle mani de' Magistrali. Dunque i Magistrati non li facevano molto patire. Questo secondo sillogismo conchiude nella stessa guisa, che il primo.

I debitori, che si fanno carcerare da' Magistrati per la fede, col pericolo di perdere la vita, per non farsi carcerare da' creditori, o per non implorarne la clemenza; ed i poveri, ch'erano alimentati dalla Chiesa senza bisogno di costituirsi in prigione, e che ciò non ostante per saziare la fame si abbandonavano alla discrezione de' loro nemici, che li bastonavano, e li costringevano a fare lunghi digiuni, sono personaggi, che nel romanzo del Sig. Gibbon fanno una comparsa del tutto singolare.

Quando voglia rigettarsi Eusebio senza motivo, un argomento certo, che non probabile, degli orribili tormenti sofferti da' Martiri in tutte le persecuzioni, e massimamente nell'ultima, può cavarsi dagli editti medesimi degl'Imperadori. Traiano stabilì l'uso di dare i tormenti per espugnare la costanza dell'animo, e siccome non prescrisse alcuna misura, dovevano crescere quelli, quanto era questa più salda. Decio ordinò ai Ministri, che inventassero nuovi generi di supplicj: e Traiano fulminò gravissime pene contro que' Gentili, che avessero sottratto un Cristiano al suo sdegno. Oltre ciò, l'odio ragionato de' Sacerdoti, e l'occulto disegno di Galerio, che non poteva condursi a fine senza distruggere i Cristiani, ci fanno abbastanza giudicare, se Lattanzio debba passare per un declamatore, e per un falsario Eusebio.

Del numero de' Martiri.

Ristretto. Origene dichiara, che a suo tempo esisteva un piccolissimo numero di Martiri. San Dionisio suo amico non numera, che 10 uomini, e 7 donne uccise nella persecuzione di Decio nell'immensa Città di Alessandria. Nella persecuzione di Diocleziano Eusebio riferisce, che 9 Vescovi furono puniti di morte, e nella sua numerazione de' Martiri della Palestina se ne trovano 92. Ora la Palestina faceva la sedicesima parte dell'Impero di Oriente: e supponendo ch'ella desse la sedicesima parte di Martiri, eglino in tutto l'Oriente ascenderanno a mille cinquecento, il qual numero diviso pe' dieci anni della persecuzione darà 150 Martiri per anno. Applicando la stessa proporzione all'Occidente, dove dopo il terzo anno fu sospeso e abolito il rigor delle leggi, i Cristiani fatti morire in tutto l'Impero saranno poco meno di duemila. E siccome questa fu la più lunga e la più atroce delle persecuzioni, il nostro calcolo moderato e probabile ci darà la giusta idea de' Martiri degli altri tempi.

Risposta. Nel passo di Origene, sul quale insiste il Dodwello, si dice, che i Martiri erano pochi, perchè Iddio non aveva voluto, che si distruggesse la stirpe de' Cristiani, e ciò indica, ch'egli considerò il numero de' Martiri riguardo alla gran moltitudine de' Cristiani, non in se stesso; ed in questo senso disse bene, esser piccolo.

San Dionisio numera 17 Martiri, non determinatamente, non escludendo gli altri, ma trascegliendo i più illustri.

Così pure va inteso Eusebio; e basta dare una scorsa alla sua Storia della persecuzione, e far attenzione all'espressioni che adopra in descriverla, per rimanerne convinto.