Il calcolo formato sopra i Martiri della Palestina si fonda sopra due supposizioni, l'una falsa, e l'altra non provata. Che i Martiri ivi costituissero la sedicesima parte de' Cristiani, non è provato neppure per congettura. E che Eusebio nominandone 92 intenda parlare esclusivamente, si è veduto, ch'è falso; e vuolsi aggiungere, che nel luogo stesso, dice, che in ogni provincia la moltitudine de' Martiri fu innumerabile; e parlando della Tebaide riflette, che in un sol giorno ne furono tanti decapitati, che il ferro perdè il taglio, e gli esecutori si succedevano per la stanchezza l'uno all'altro.

Del resto, abbiamo gli editti de' persecutori; ed abbiamo gli Atti sinceri de' Martiri, da' quali, ancorchè se ne detragga un terzo, sempre ne resterà un numero prodigioso.

Terminiamo col Mosemio, Autore a lui famigliare: Essere non pochi, ma molti quelli, che, per tre secoli e più, sostennero la morte per Cristo, è noto per gravissime testimonianze, e di parole, e di cose. Ma è anco fuori di dubbio, doversi detrarre un piccolo numero dall'immenso esercito di Martiri, che predicano egualmente i Greci ed i Latini. Non è da dispregiarsi l'opinione del Dodwello, se si determini così. I Martiri sono molto più pochi di quello, che crede il volgo. Nè al contrario è da dispregiarsi l'opinione degli avversari, se si prenda in questo senso. I Martiri sono in molto maggior numero di quello, che stima il Dodwello.

RIASSUNTO

In questo capo si è lungamente ragionato sulle cagioni della persecuzione colla mira di vedere, se ne restino giustificati gli Autori. La prima cagione fu la natura intollerante della Religione Cristiana, che obbligava i seguaci a rinunziare al culto nazionale. La seconda fu la falsa accusa di ateismo, o per dir meglio, di superstizione, e chimeriche speculazioni. La terza le assemblee Cristiane che, celebrandosi in secreto, risvegliavano ne' Gentili sinistri sospetti. La quarta i costumi de' Cristiani di atroci calunnie macchiati. E la quinta obbliata dall'Autore, l'attaccamento de' Pagani alla Idolatria.

Noi le abbiamo tutte ad una ad una richiamate ad esame; ed abbiamo trovato, non essersi l'Autore ingannato nell'attribuire alla loro forza la persecuzione. Bensì, lungi dal poter esse formare difesa alcuna dei Gentili, ne manifestano anzi a chiare note la ingiustizia. Imperciocchè quello, che si supponeva, era onninamente falso: e per diritto naturale non può alcun suddito condannarsi, senza esaminare, se meriti supplicio. Ora i persecutori trascurarono per tre secoli di adempire a questo dovere essenziale della legge di natura.

Siamo indi passati a considerare, se dalla storia delle persecuzioni risultino i quattro articoli dall'Autore proposti: cioè se veramente la Chiesa istette molto ad essere perseguitata: se i persecutori usarono precauzione, e ripugnanza nel far le leggi di proscrizione, e nell'eseguirle; se nell'uso delle pene furono moderati, e se la Religione provò vari considerabili intervalli di pace.

La Storia in vece di questi quattro articoli ci ha dimostrati chiaramente avverati gli opposti; perocchè la Chiesa nacque nella persecuzione, ed andò sempre crescendo nella persecuzione: prima fu assalita da' Giudei nella Palestina, poi in Roma da' Politeisti, in forza di due antiche leggi: in seguito, senza mai cessare questa persecuzione indiretta, dieci Imperadori fino a Costantino fecero contro il Cristianesimo editti espressi di tormenti e di morte.

In vece della precauzione e della ripugnanza la Storia ci ha dimostrato, che non si conobbe dalla maggior parte nè misura, nè ritegno, e che in vece della moderazione regnò per tutto la rabbia e la barbarie.

Intervalli di pace tra una, ed un'altra persecuzione se ne rinvengono; poichè tra tanti Imperadori, che riempirono la serie di tre secoli, dieci soltanto fecero leggi contro di noi. Se non che, la persecuzione indiretta tenuta sempre accesa da' Sacerdoti, da' Filosofi, dal popolo, non ci permise mai di respirare; e troviamo ancora de' Martiri sotto que' Principi stessi, che ci accordarono la loro protezione.