[116.] Vedi L'Istoria Augusta p. 123. Sembra, che Mosemio (p. 465) troppo nobiliti la domestica religione d'Alessandro. Il suo disegno di fabbricare un pubblico tempio a Cristo (Hist. Aug. p. 129) e le obbiezioni, che furon suggerite o ad esso, o in simili circostanze ad Adriano, par che non abbiano avuto altro fondamento, che un improbabil racconto inventato da' Cristiani, ed adottato con troppa credulità da un Istorico del tempo di Costantino.
[117.] Euseb. l. VI. c. 28. Si può presumere che i buoni successi de' Cristiani avessero commosso ad ira l'ipocrita devozione de' Pagani che sempre andava crescendo. Dione Cassio, il quale compose la sua Storia sotto il regno anteriore, destinava molto probabilmente ad uso del suo Sovrano que' consigli ch'egli attribuiva ad una migliore età ed al favorito di Augusto. Intorno a quest'orazione di Mecenate, o per dir meglio, di Dione, posso riferire il lettore all'imparziale opinione che ne ho portato io medesimo (Vol. I N. 25), ed all'abbate De la Bleterie (Mem. de l'Acad. t. XXIX. p. 303. t. XXV. p. 432).
[118.] Orosio (l. 7. c. 19) rappresenta Origene come l'oggetto dell'odio di Massimino; e Firmiliano, Vescovo di Cappadocia in quel tempo, dà una giusta e ristretta idea di questa persecuzione. Vedi Cipriano (Epist. 75.).
[119.] La menzione che si fa di que' Principi, che pubblicamente si supponevan Cristiani, quale si trova in una lettera di Dionisio Alessandrino (ap. Euseb. l. VII. c. 10) evidentemente allude a Filippo ed alla sua famiglia, ed è una testimonianza contemporanea, che tal opinione aveva preso vigore; ma il Vescovo Egiziano, che viveva in una umile distanza dalla corte di Roma, si esprime con una giusta diffidenza rispetto alla verità del fatto. Le lettere d'Origene che sussistevano al tempo d'Eusebio (Vedi l. VI. c. 36) probabilmente deciderebbero questa più curiosa che importante questione.
[120.] Euseb. l. VI. c. 34. L'istoria è stata abbellita, secondo il solito, da' successivi scrittori, ed è confutata con sovrabbondante erudizione da Federigo Spanemio (Oper. var. Tom. II. p. 440 ec.).
[121.] Lactant. de Mortib. Persec. c. 3, 4. Dopo aver celebrato la felicità e l'avanzamento della Chiesa, durante una lunga successione di buoni Principi, soggiunge: Extitit post annos plurimos execrabile animal, Decius, qui vexaret Ecclesiam.
[122.] Euseb. l. VI. c. 39. Cyprian. Epist. 55. Rimase vacante la Sede Romana dal martirio di Fabiano, che seguì nei 20 di Gennaio dell'anno 250, fino all'elezion di Cornelio fatta ne' 4 Giugno del 251. Decio era probabilmente partito da Roma, giacchè fu ucciso avanti la metà di quell'anno.
[123.] Vedi Eusebio l. VII. c. 10. Mosemio (p. 548) ha dimostrato molto chiaramente, che il Prefetto Macriano ed il Mago Egizio sono un'istessa persona.
[124.] Eusebio (l. VII. c. 13) ci dà una versione Greca di quest'editto Latino, che sembra essere stato molto conciso. Per mezzo di un altro Editto Gallieno comandò, che si restituissero a' Cristiani i Cimiteri.
[125.] Vedi Eusebio l. VII. c. 30. Lattanzio de Mort. Persecut. c. 6. S. Girolamo in Chron. p. 177. Oros. l. VII. c. 23. Il lor linguaggio è generalmente sì ambiguo e scorretto, che non sappiamo determinare fino a qual segno Aureliano estendesse le sue intenzioni avanti che fosse assassinato. Moltissimi fra i moderni eccettuato Dodwell (Dissert. Cyprian. XI. 64.) hanno preso di qui l'occasione di guadagnare alcuni pochi Martiri straordinari.