[326.] «Feriarum die, quem celebrantes mense Januario Christiani Epiphania dictitant, progressus in eorum Ecclesiam, solemniter numine orato discessit» Ammiano XXI. 2. Zonara osserva, che ciò seguì nel giorno di Natale; e può la sua asserzione esser vera; mentre le Chiese d'Egitto, d'Asia, e forse di Gallia celebravano il medesimo giorno (sei di Gennaro) la natività ed il Battesimo del Salvatore. I Romani, ugualmente ignoranti che i lor confratelli della vera data della sua nascita ne fissarono la solenne festa a' 25 di Decembre Brumalia, o solstizio d'inverno, quando i Pagani annualmente celebravan la nascita del sole. Vedi Bingam. Antich. della Chies. Cristian lib. XX. c. 4. e Beausobre Hist. Critic. du Manic. T. II. p. 690-700.
[327.] Le pubbliche e segrete negoziazioni fra Costanzo e Giuliano debbono trarsi con qualche cautela da Giuliano medesimo (Orat. ad S. P. Q. Athen. pag. 286), da Libanio (Orat. parent. cap. 61. pag. 276), da Ammiano (XX. 9.), da Zosimo (lib. III p. 154), ed anche da Zonara (T. II lib. XIII. p. 20 ec.), che in questo proposito pare, che avesse ed usasse dei valutabili materiali.
[328.] Trecento miriadi, ovvero tre milioni di medimni, misura comune appresso gli Ateniesi, che conteneva sei modj Romani. Giuliano dimostra da Soldato e da Politico il rischio della sua situazione e la necessità ed i vantaggi di una guerra offensiva (ad S. P. Q. Athen. pag. 286. 287).
[329.] Vedi la sua orazione ed il contegno delle truppe appresso Ammiano XXI. 5.
[330.] Egli aspramente ricusò la sua mano al supplichevole Prefetto, che fu mandato in Toscana (Ammiano XXI. 5). Libanio con barbaro furore insulta Nebridio, applaude ai soldati, e quasi censura l'umanità di Giuliano (Orat. Parent. c. 53. p. 278).
[331.] Ammiano XXI. 8. In tal promozione osservò Giuliano la legge che aveva pubblicamente imposto a se stesso: Neque civilis quisdam Judex, nec militaris rector, alio quodam praeter merita suffragante, ad potiorem veniat gradum (Ammiano XX. 5). L'assenza non indebolì il suo riguardo per Sallustio, col nome del quale onorò il Consolato dell'anno 363.
[332.] Ammiano (XXI. 8) attribuisce ad Alessandro Magno, e ad altri abili Generali la stessa pratica e l'istesso motivo.
[333.] Questo bosco era una parte della gran foresta Ercinia, che al tempo di Cesare s'estendeva dal paese de' Rauraci, Basilea, sino alle indefinite regioni del Nort. Vedi Cluver. German. antiq. l. III. c. 47.
[334.] Si paragoni Libanio Orat. Parent. c. 53. p. 278-279, con Gregorio Nazianzeno Orat. III. p. 68... Anche il Santo ammira la celerità e la segretezza della sua marcia. Un moderno Teologo forse applicherebbe al progresso di Giuliano que' versi, che originalmente appartengono ad un altro apostata (Milton).
. . . . . . . . In questa guisa il truce