[552.] Ipse autem Antiochiam egressurus, Heliopoliten quemdam Alexandrum Syriacae Jurisdictioni praefecit turbulentum et saevum; dicebatque non illum meruisse, sed Antiochensibus avaris et contumeliosis hujusmodi Judicem convenire. Ammiano XXIII. 2. Libanio (Epist. 722. pag. 346, 347), che confessa a Giuliano medesimo, che aveva esso avuto parte nel generale disgusto, pretende, che Alessandro fosse un utile, quantunque austero riformatore de' costumi e della religione d'Antiochia.

[553.] Juliano in Misopogon p. 364. Ammiano XXIII. 2, e Vales. ib. Libanio in un'orazione, espressamente scritta, lo invita a tornare alla sua leale e pentita città d'Antiochia.

[554.] Liban. Orat. parent. c. VIII. p. 230, 231.

[555.] Eunapio riferisce che Libanio ricusò l'onorevol grado di Prefetto del Pretorio come meno illustre del titolo di Sofista (Vit. Sofist. p. 135). I Critici hanno osservato un sentimento simile in un'epistola (XVIII dell'Ediz. Wolf.) di Libanio medesimo.

[556.] Ci son rimaste, e son già pubblicate quasi duemila delle sue lettere; specie di composizione, in cui Libanio si reputava eccellente. Possono i Critici lodar la sottile ed elegante lor brevità; ma il D. Bentley (Dissert. sopra Falar. p. 487) potè giustamente, ma non gentilmente, osservare, che «si sente dal voto e dalla mancanza d'anima in esse, che si conversa con un pedante, il quale va sognando appoggiato sulla sua cattedra».

[557.] Si pone la sua nascita nell'anno 314. Ei fa menzione del settantesimo sesto anno della sua età, anno 390, e sembra, che alluda ad alcuni avvenimenti d'una data eziandio posteriore.

[558.] Libanio ha fatta la vana e prolissa, ma curiosa narrazione della sua vita (Tom. II. p. 1-84. Ed: Morell.), della quale ci ha lasciato Eunapio (p. 130-135) un breve e svantaggioso ragguaglio. Fra' moderni il Tillemont (Hist. des Emper. Tom. IV. p. 571-576), il Fabricio (Bibl. Graec. Tom. VII. p. 378-414), e Lardner (Testim. Pagan. T. IV. p. 127-163) hanno illustrato il carattere e gli scritti di questo celebre Sofista.

[559.] La strada da Antiochia a Litarbe, nel territorio di Calcide, per monti e per paludi, era estremamente cattiva; e le pietre slegate non avevano altro cemento che la sabbia. Juliano Epist. XXVII. Egli è molto strano che i Romani trascurassero la gran comunicazione fra Antiochia e l'Eufrate. Vedi Wesseling. Itiner. p. 290. Bergier. Histoire des grands Chemins Tom. II. p. 200.

[560.] Giuliano allude a quest'accidente nell'Epist. 27, che più distintamente viene riferito da Teodoreto (l. III. c 2.). Applaudisce allo spirito intollerante del padre il Tillemont (Hist. des Emp. Tom. IV. p. 534), ed anche la Bleterie (Vit. di Giuliano p. 413).

[561.] Vedi il curioso trattato de Dea Syria, inserito fra le opere di Luciano (Tom. III. p. 451-490. Edit. Reitz.). La singolare denominazione di Ninus vetus (Ammiano XIV. 8) potrebbe far sospettare, che Jerapoli fosse stata la sede reale dell'Assiria.