[612.] Rammentiamoci la felice ed applaudita temerità d'Agatocle e di Cortes, che abbruciarono le loro navi sulla costa dell'Affrica e del Messico.

[613.] Vedi le giudiziose riflessioni dell'Autore del saggio sulla Tattica (Tom. II. pag. 287-354.) e le dotte osservazioni del Guichardt (Nouveaux memoires militaires. Tom. I. pag. 351-382.) sul bagaglio e la sussistenza degli eserciti Romani.

[614.] Il Tigri sorge al mezzodì, l'Eufrate al settentrione delle montagne d'Armenia. Il primo dà fuori nel Marzo, ed il secondo nel mese di Luglio. Tali circostanze vengon bene spiegate nella dissertazione Geografica di Foster inserita nella Spedizione di Ciro di Spelman (Vol. II p. 26.)

[615.] Ammiano (XXIV. 8.) descrive, come sentì egli stesso, l'incomodo dell'acqua, del caldo e degli insetti. I terreni dell'Assiria, sotto l'oppressione de' Turchi, e la devastazione de' Curdi o Arabi, moltiplican dieci, quindici e venti volte il seme, che un miserabile ed imperito agricoltore vi getta. Viag. di Niebuhr Tom. II. p. 27. 285.

[616.] Isidoro di Carax (Mansion. Parthic. pag. 5. 6. ap. Hudson. Geogr. min. Tom. II.) computa 129. scheni da Seleucia, e Thevenot (Par. I. lib. II. p. 209-245.) un cammino di ore 128 da Bagdad ad Ecbatana, o Hamadam. Quelle misure non possono eccedere una parasanga ordinaria, o tre miglia Romane.

[617.] Descrivono circostanziatamente, non però con chiarezza, il cammino che fece Giuliano da Ctesifonte, Ammiano (XXIV. 7, 8), Libanio (Orat. parent. c. 134. p. 357.) e Zosimo (lib. III. p. 183.). Gli ultimi due par che ignorassero, che il loro conquistatore si ritirasse; e Libanio assurdamente lo limita alle sponde del Tigri.

[618.] Chardin, ch'è il più giudizioso tra' viaggiatori moderni, descrive (Tom. III p. 57-58. ec. edit. in 4.) l'educazione e la destrezza de' cavalieri Persiani. Brissonio (de Regn. Pers. p. 650-661 ec.) ha raccolto le testimonianze dell'antichità.

[619.] Nella ritirata di Marc'Antonio una misura Attica si vendeva cinquanta dramme, o in altri termini una libbra di farina dodici o quattordici scellini; il pane d'orzo era venduto per tanto argento quanto erane il peso. Non si può leggere l'interessante narrazione di Plutarco (Tom. V. pag. 102-116.) senz'accorgersi, che Marc'Antonio e Giuliano erano perseguitati dall'istesso nemico, ed involti nelle medesime angustie.

[620.] Ammiano XXIV. 8. XXV. 1. Zosimo lib. III. p. 184, 185, 186. Libanio Orat, parent. c. 134. 135. p. 357, 358, 359. Sembra che il Sofista d'Antiochia ignorasse la fame delle truppe.

[621.] Ammiano XXV 2. Giuliano aveva giurato in un punto di passione; numquam se Marti sacra facturum XXIV. 6. Non erano infrequenti queste capricciose contese fra gli Dei e gl'insolenti loro devoti: e fino il prudente Augusto, dopo che la sua flotta ebbe fatto due volte naufragio, escluse Nettuno dagli onori delle pubbliche feste. Vedi le filosofiche Riflessioni di Hume Sagg. Vol. II. p. 418.