Secondariamente io protesto di rinunziare alla ragionevolezza del nostro secolo quand'io debba credere, ciò che raccontasi del cieco illuminato, nella scoperta dei corpi de' SS. Gervasio e Protasio una teatrale rappresentazione che si faceva per l'artifizio, ed a spese dell'Arcivescovo, e per conseguenza unirmi con gli Arriani a deriderla[701]. Sia pure testimone del fatto Ambrogio medesimo. Ma qui si trattava di una persona notissima: era noto il suo nome, nota la professione, note le sue vicende, noti coloro, che lo avevan soccorso nella sua cecità. Lo sia Paolino Segretario di Ambrogio. Non avrà dunque la vita di S. Ambrogio scritta da esso il pregio di una testimonianza originale accordatole liberamente dal Sig. Gibbon solo perchè un tal miracolo proverebbe il culto delle Reliquie ugualmente che la fede Nicena? Di grazia permettetemi di esclamare con esso ad altro proposito: oh! l'ammirabil regola di Critica! Lo sia per fine Agostino proselito del medesimo. Sarà per questo la testimonianza di lui tanto sospetta da dover credere Ambrogio un impostore solenne? Eppure egli parla di un tal prodigio non solo nelle sue confessioni[702], ma ancora nella grand'Opera de Civitate Dei[703]; ed ivi ne parla come di un fatto avvenuto immenso populo teste, e nuovamente in un sermone recitato in Affrica lo ratifica come testimone oculato[704].

Nè vi deste a credere, che io pretendessi di sostener questo fatto come un articol di Fede[705]: esigo solo, che si ponga in bilancia tuttociò che lo rende credibile come quello che ad esso si oppone, e mi lusingo, che la ragionevolezza di qualunque lettore, non prevenuto contro i miracoli[706], avrà una conferma, che nella storia del Sig. Gibbon vi è il quarto tra i segni di malignità divinati di sopra[707].

Passiamo ora all'editto Imperiale rappresentatoci da questo novello Demade come una legge di Dracone vergata non atramento sed sanguine. Comprende forse quella porzione di legge generalmente tutti i sudditi dell'Impero, come li comprende il principio della celebre Costituzione cunctos populos, a cui ella appartiene, od almeno tutti i Cristiani? No certamente. Ella non altri riguarda, che i soli Vescovi, uffizio de' quali è, secondo l'Apostolo, exhortari in doctrina sana, et eos qui contradicunt arguere: e ciò deducesi dall'esser posta nel Codice Teodosiano[708] sotto il titolo = de munere seu officio Episcoporum in praedicando verbo Dei =, ed è confermato dall'espressioni d'ignoranza e di negligenza, le quali risguardano chi è destinato alla pubblica istruzione. Imperocchè i veri termini della legge non son già quelli del Codice di Giustiniano[709] contro la fede dei manoscritti, e del testo Greco allegati dal Sig. Gibbon, ma sono i seguenti = Qui divinae legis sanctitatem aut nesciendo confundunt, aut negligendo violant et offendunt, sacrilegium committunt =. Siccome poi il ministero dei Vescovi è sacrosanto, così gl'ignoranti, ed i trascurati ονομα Ψιλὸν περιφεροντες secondo l'espressione di S. Basilio, son dichiarati saviamente sacrileghi, cioè profanatori, ed indegni del lor ministero. Questa, e non altra, è la pena capitale minacciata dai Cesari in quell'editto. E poichè tra le quattro leggi, che son sotto il titolo de crimine sacrilegii nel Codice di Giustiniano, appena una se ne ravvisa, che tratti del vero e proprio capital delitto del sacrilegio, rifletteremo col Ch. Gotofredo nel Comentario alla nostra = Quo etiam exemplo liquet de erroribus dicam ne an fraudibus Triboniani? e noi diremo del Sig. Gibbon[710].

Fin qui possiam dire che il Sig. Gibbon denigra la fama dei Santi con qualche arte ed astuzia; ma nella causa dei Priscillianisti Agostino e Leone spacciano intorno ad essi scandalose calunnie, e il Tillemont, l'utile spazzino! che su questo punto ha ammucchiato tutta la spazzatura dei Padri, le ingoia come un fanciullo. Or che sarà mai di Agostino, il quale ripete sì scandalose calunnie e nella risposta al Commonitorio di Orosio[711], e nell'Epistola al Vescovo Cerezio[712] e nel Libro de Haeresibus[713], ed in quello ad Consentium[714]; e non solo non le ritratta, ma nelle Ritrattazioni medesime le rinnova[715]? Siamo ben da compiangere noi Papisti, i quali decantiamo per luminari di S. Chiesa uomini di tal carattere! Si cancellino adunque dai nostri fasti i nomi di Agostino e Leone, e non si alleghi mai più nelle cattedre l'autorità di calunniatori sì scandalosi. Ma insieme con essi cancellisi quello di S. Filastrio Vescovo di Brescia; giacchè nel suo libro de Haeresibus sotto il nome di occulti, ed astinenti Manichei[716] affermò che i Priscillianisti = resurrectionem negantes, sub figura confessionis Christianae multorum animas mendacio, ac pecudiali turpidine non desinunt captivare: e cancellisi insieme con S. Delfino, che Priscilliano e due suoi seguaci ebber contrario a Bordeaux, con S. Ambrogio, che lor si oppose a Milano, e con il S. Pontefice Damaso, il quale essendo stati già condannati dal Sinodo di Saragozza ricusò per fin di vederli[717], cancellisi, io dico, con tutti questi ancor S. Girolamo. Ma perchè? dee soggiungere il Sig. Gibbon con Beausobre, di cui adotta la critica su questo fatto[718]. «Quel témoignage que celui de S. Jèrome, écrivant de sang froid, et en Historien! Priscillien, dit il, fut opprimè par la faction, par les machinations d'Ithace, et d'Idace. Parle-t-on ainsi d'un homme coupable de prophaner la Religion par les plus infames cérémonies, et d'enseigner la perfidie, et les parjures?»[719]. Attenzione miei Signori: Itacio fu sin d'allora ripreso da tutti i Santi, ai quali dispiacquero egualmente gli accusatori che i rei[720], e fu ancora severamente punito per aver preso le parti di accusatore, contro il mansuetissimo spirito della Chiesa[721], ed il carattere Episcopale, non tanto per zelo di Religione quanto per odio, e forse anche per interesse in un giudizio di morte. Il linguaggio adunque di S. Girolamo, che disapprova in quel luogo la condotta della fazione Itaciana non giustifica Priscilliano per verun conto; tanto più che in quel luogo medesimo siamo avvertiti da lui, che Priscilliano veniva accusato da alcuni come sostenitore dell'eresia delli Gnostici, e da altri difeso: parole, che dai nostri Avversarj prudentemente si omettono. Quindi è che noi dubiteremmo tuttora ciò che S. Girolamo abbia creduto di Priscilliano, se dopo qualche tempo non avesse scritto così a Ctesifonte = Priscillianus pars Manichaei, de turpitudine cujus te discipuli diligunt plurimum... soli cum solis clauduntur mulierculis, et illud inter coitum, amplexumque decantant[722].

«Tum pater omnipotens, foecundis imbribus aether etc.... qui quidem partem habent Gnosticae haereseos de Basilidis impietate venientem etc. Quel témoignage que celui de Jèrome, che parla meglio informato con questo tuono di sicurezza! Quid loquar de Priscilliano et saeculi gladio, et TOTIUS ORBIS auctoritate damnatus[723]? Si parla forse così di un uomo, che credasi messo a morte più per le cabale altrui, che per i proprj delitti? E qual testimonianza non è mai quella di Sulpizio Severo contemporaneo, scrittore corretto ed originale, il quale parla da Storico, e a sangue freddo per modo da non defraudar Priscilliano di quelle lodi, che a lui si dovevano? Ora egli attesta[724] che la causa di quell'eretico essendo stata commessa ad Evodio uomo ardente e severo, ma giusto al sommo, quo nihil umquam justius fuit[725], egli Priscillianum gemino judicio auditum, convictumque maleficii, nec diffitentem obscoenis se studuisse doctrinis, nocturnos etiam turpium foeminarum egisse conventus, nudumque orare solitum, nocentem pronuntiavit. Notaste? Priscilliano, non in giudizio tumultuario, ma in due formali giudizj ascoltato da un giustissimo giudice fu dichiarato reo e perchè così fu convinto, e perchè tale si confessò. Si parla così di chi è condannato per confessioni estorte dal timore, o dalla pena, o per vaghe narrazioni figlie della malizia, e della credulità? E perchè non osservare, giacchè il Sig. Gibbon inciderat in locum, qui ad historiam pertinet[726], che fu ripetuto il terzo giudizio, e non più sostenendo le parti di querelante l'indegno Vescovo Itacio, ma l'Avvocato del Fisco Patricio, in esso l'eretico subì la condanna? Perchè non far avvertire, che colui che parla di tortura in quell'occasione è Pacato, cioè a dire un ignorante, quantunque umano Politeista (per confessione fatta dal Sig. Gibbon senza tormenti), e che esso ne parla da Oratore ed in termini molto vaghi[727]; e per lo contrario Sulpizio rispetto alla confessione di Priscilliano, già pienamente convinto non ne fa motto: anzi scrive che tre persone, benchè più vili ante quaestionem[728] manifestarono i proprj delitti, e quei dei compagni? Poteva ancora, e doveva avvertire scrivendo senza malizia, che Massimo stesso, inviando, per quanto sembra, il processo dei Manichei, com'egli chiama i Priscillianisti[729], al Papa Siricio, senza parlar di tormenti, dà tanto peso alle lor confessioni, che non le stima soggette ad eccezione veruna[730]: e poteva e doveva finalmente osservare, che Leone Papa non fece uso sicuramente della tortura nei suoi diligentissimi esami: eppure non esitò di asserire pubblicamente nei suoi sermoni[731] dei Manichei dei suoi tempi = Prosit universae Ecclesiae, quod multi ipsorum ... in quibus sacrilegiis viverent eorumdem confessione patefactum est =. Sicut proxima eorum confessione patefactum est ut animi, ita et corporis pollutione laetantur[732], = e per imporre un eterno silenzio all'importante bisbiglio della malignità, ne fece spargere gli atti per tutti i Vescovadi d'Italia[733]. Onde quando noi non avessimo altra testimonianza che quella di S. Leone intorno agli errori, ed alla condotta dei Priscillianisti, e fosse del tutto improbabile, che sotto il nome di Manichei quelli ancora si comprendessero, ragion vorrebbe tuttavolta, che noi giudicassimo, non aver lui senza esame diligentissimo accusato i Priscillianisti, come non osò di accusare i Manichei. Ma poichè una congettura sì forte viene autenticata dal fatto, siccome è evidente dalla lettera di quel S. Pontefice a Turibio di Astorga intorno ai Priscillianisti propriamente detti[734]; cesseranno, a mio credere, le meraviglie che Tillemont abbia ingojate come un fanciullo le scandalose calunnie d'Agostino, e Leone, tanto più che le osservo ingojate con pari facilità, non vi dirò dal Baronio[735], da Graveson[736], da Natale Alessandro[737], da Fleury[738], da Racine[739], dall'Orsi[740] forse superstiziosi e bigotti; ma da un Alberto Fabricio[741], da un Cave[742], da un Spanemio[743], da un Erasmo[744], dai Centuriatori di Magdeburgo[745], e perfin da Basnage[746]. O vedete quanti fanciulli và indiscretamente a percuotere la rigida sferza del Sig. Gibbon. Conchiudiamo pertanto col nostro Plutarco, che egli «=Quid ni? Homo est scribendi gnarus, oratio jucunda, venustate et vi quadam praedita, et narrationibus inest elegantia, ac

Sermonem veluti cantor.

non quidem scite, sed tamen suaviter proposuit. Verum sicut in rosa cantharides, ita hic cavendae sunt CALUMNIAE ejus, et INVIDENTIA sub laevibus, et teneris latentes figuris verborum: ne per imprudentiam absurdas, et falsas de praestantissimis (Ecclesiae) viris opiniones concipiamus».

FINE DEL VOLUME QUINTO.

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