Ammiano ha inserito nella sua prosa questi versi di Virgilio (Georg. l. II) usati dal poeta per esprimere l'impossibilità di numerare le varie specie di viti. Vedi Plinio Hist. Nat. l. XIV.

[372.] Eunapio e Zosimo enumerano esattamente questi articoli di ricchezza e di lusso Gotico. Conviene però supporre, che fossero manifatture delle province, che i Barbari avevano acquistate come spoglie di guerre, o come doni o prezzo di pace.

[373.] Decem libras: bisogna sottintendervi la parola d'argento. Giornandes manifesta le passioni ed i pregiudizi di un Goto. I servili Greci Eunapio e Zosimo mascherano l'oppressione Romana, ed abominano la perfidia dei Barbari. Ammiano, Istorico patriotico, tocca leggermente e contro voglia quest'odioso soggetto. Girolamo, che scrisse quasi sul luogo, è sincero, quantunque breve: Per avaritiam Maximi Ducis ad rebellionem fame coacti sunt: in Chron.

[374.] Ammiano XXXI. 4, 5.

[375.] Vexillis de more sublatis, auditisque triste sonantibus classicis: Ammian. XXXI 5. Questi sono i rauca cornua di Claudiano (in Rufin. II. 57) i grossi corni dell'Uri, o del toro selvatico, quali si sono recentemente usati dai Cantoni Svizzeri d'Uri e d'Untervald (Simler de Republ. Hel. lib. II. p. 201 edit. Fuselin. Tigur. 1734). S'introduce delicatamente, sebben forse a caso, il loro corno militare in una original narrazione della battaglia di Nancy (dell'anno 1477): Attendant le combat le dit cor fut corné par trois fois, tant que le vent du corneur pouvoit durer, ce qui estbahit fort Monsieur de Bourgoigne; car dejà à Morat l'avoit ouy. (Vedi les Pieces justificat. nell'ediz. in 4. di Filippo di Comines Tom. III. p. 493).

[376.] Giornandes de reb. Getic. c. 26. p. 648. Edit. Grot. Questi splendidi panni (tali considerar si debbono relativamente) senza dubbio son tratti dall'Istorie più estese di Prisco, d'Ablavio o di Cassiodoro.

[377.] Cum populis suis longe ante suscepti. Noi non sappiamo precisamente la data e le circostanze della loro trasmigrazione.

[378.] Era stabilita in Adrianopoli una fabbrica Imperiale di scudi ec. ed alla testa del popolo si trovavano i Fabricensi o artefici (Vales. da Ammian. XXXI. 6).

[379.] Pacem sibi esse cum parietibus memorans: Ammiano XXXI. 7.

[380.] Queste miniere erano nel paese dei Bessi sulla cima della montagna di Rodope fra Filippi e Filippopoli, due città della Macedonia, che traevano il nome e l'origine dal Padre d'Alessandro. Dalle mine della Tracia ricavava egli annualmente il valore, non già il peso di mille talenti (200000 lire sterl.); rendita che serviva a pagar la Falange ed a corromper gli oratori della Grecia. Vedi Diodor. Sicul. Tom. II. l. XVI. p. 88. Edit. Wesseling, Gotofred. Comment. al Cod. Teodos. T. III. p. 496, Celar. Geogr. ant. Tom. I. p. 676. 857, Danville Geogr. anc. Tom. I. p. 336.