[528.] Siccome i giorni del tumulto dipendono dalla festa mobile di Pasqua, essi non si posson determinare, se non ne venga prima fissato l'anno. Dopo ricerche assai laboriose si è preferito l'anno 387 dal Tillemont (Hist. des Emper. Tom. V. p. 741. 744), e dal Montfaucon (Chrys. T. XIII. p. 105-110).
[529.] Grisostomo contrappone il loro coraggio, che non portava seco gran rischio, alla codarda fuga dei Cinici.
[530.] Si rappresenta la sedizione d'Antiochia in una maniera vivace, e quasi drammatica da due Oratori, ciascheduno dei quali ha la sua dose d'interesse e di merito. Vedasi Libanio (Orat. XIV. XV. p. 389. 420. Edit. Morel, Orat. I. p. 1-14. Venet. 1754), e le venti orazioni di S. Gio. Grisostomo de statuis (T. II. p. 1-225. edit. Montfaucon). Io non pretendo ad una gran famigliarità personale con Grisostomo: ma il Tillemont (Hist. des Emper. Tom. V. p. 263. 283), e l'Hermant (Vie de S. Chrysost. Tom. I. p. 137-224) l'avevan letto con più curiosità e diligenza.
[531.] La testimonianza originale d'Ambrogio (T. II. ep. 51, p. 998), d'Agostino (de Civ. Dei v. 26) e di Paolino (in vit. Ambros. c. 24), si manifesta in generali espressioni di orrore e di compassione. Essa poi viene illustrata dalle successive e disuguali autorità di Sozomeno (l. VII. c. 25), di Teodoreto (l. V. c. 17), di Teofane, (Chronogr. p. 62), di Cedreno (p. 317), e di Zonara (Tom. II. l. 13. p. 34). Il solo Zosimo, parzial nemico di Teodosio, non si sa per qual causa passa sotto silenzio la peggiore delle sue azioni.
[532.] Vedasi tutto questo fatto appresso Ambrogio (Tom. II. epist. 60. 61. p. 946-956), e Paolino di lui biografo (c. 23). Bayle e Barbeirac (Moral des Peres c. 17. p. 325. ec.) hanno giustamente condannato l'Arcivescovo.
[533.] Il suo discorso è una strana allegoria della verga di Geremia, di un albero di mandorle, della donna che bagnò ed unse i piedi di Cristo: ma la perorazione è diretta e personale.
[534.] Hodie, Episcope, de me proposuisti. Ambrogio lo confessò modestamente; ma con forza riprese Timesto, Generale di Cavalleria e d'infanteria, che aveva ardito di dire, che i Monaci di Callinico meritavan d'esser puniti.
[535.] Ma cinque anni dopo, essendo lontano Teodosio dalla spirituale sua guida, tollerò gli Ebrei, e condannò la distruzione delle loro sinagoghe. (Cod. Teod. l. XVI. Tit. VIII. leg. 9 col comment. del Gotofredo Tom. VI. p. 225).
[536.] Ambros. Tom. II. Ep. 51 p. 997-1001. La sua lettera è una miserabile cantilena sopra un nobil soggetto. Ambrogio sapeva meglio operare, che scrivere. Le sue composizioni sono prive di gusto o di genio, senza lo spirito di Tertulliano, la copiosa eleganza di Lattanzio, il vivace sapere di Girolamo o la grave energia di Agostino.
[537.] Secondo la disciplina di S. Basilio (can. 56), l'omicida volontario per quattro anni era piangente: cinque audiente, sette prostrato; e quattro consistente. Io ho l'originale (Beveridge Pand. Tom. 2. p. 47, 151) ed una traduzione (Chardon Hist. des Sacrem. T. 4, p. 219-277) delle Epistole Canoniche di S. Basilio.