[573.] Prudenzio (l. II. in princ.) ha delineato un ritratto molto sgraziato della Vittoria; ma il lettore curioso resterà più soddisfatto dalle antichità del Montfaucon (T. I. p. 341).
[574.] Vedi Svetonio (in August. c. 35) e l'esordio del panegirico di Plinio.
[575.] Questi fatti sono vicendevolmente concessi dai due avvocati, Simmaco e Ambrogio.
[576.] La Notitia Urbis, più recente di Costantino, non trova fra gli edifizi della città veruna Chiesa Cristiana degna di essere nominata. Ambrogio (Tom. II. ep. 17. p. 825) deplora i pubblici scandali di Roma, che continuamente offendevano gli occhi, gli orecchi, ed il naso del fedele.
[577.] Ambrogio afferma più volte, contro il sentimento comune (Moyle Oper. vol. II. p. 147), che i Cristiani avevano una superiorità di partito nel Senato.
[578.] La prima dell'anno 382 a Graziano, che non le volle dare udienza: la seconda, nel 384 a Valentiniano, allorchè disputavasi il campo fra Simmaco ed Ambrogio: la terza nel 388 a Teodosio: e la quarta nel 392 a Valentiniano. Lardner (Testimonianze Pagane ec. Vol. IV. p. 372, 399) rappresenta bene tutto questo fatto.
[579.] Simmaco il quale era investito di tutti gli onori Sacerdotali e Civili, rappresentava l'Imperatore sotto i due caratteri di Pontefice Massimo e di Principe del Senato. Vedesi la superba inscrizione alla testa delle sue opere.
[580.] Come se uno dice Prudenzio, (in Symmach. I. 639), scavasse la terra con un istrumento d'oro e d'avorio. Anche i Santi, e i Santi polemici, trattan questo nemico con rispetto e civiltà.
[581.] Vedasi l'Epistola 54 del Lib. X di Simmaco. Nella forma e nella disposizione dei suoi dieci libri di lettere, esso imitò Plinio il Giovane, del quale supponevano i suoi amici che uguagliasse o superasse il ricco e florido stile (Macrob. Saturnal. l. V. c. 1). Ma Simmaco è soltanto lussureggiante in vane foglie senza frutti e senza fiori. Pochi fatti e pochi sentimenti si possono trarre dal suo verboso carteggio.
[582.] Vedi Ambrogio Tom. II. ep. 17. 18. p. 825-833. La prima di queste lettere è una breve precauzione; la seconda è una replica formale alla domanda o al libello di Simmaco. Le stesse idee sono espresse più copiosamente nella poesia, seppure può meritar questo nome, di Prudenzio, il quale compose i due suoi libri contro Simmaco (nell'anno 404) mentre viveva ancora quel Senatore. Egli è molto stravagante, che Montesquieu (Considerat. c. 19. T. III p. 487. ec.) trascurasse i due nemici dichiarati di Simmaco, e si divertisse a spaziare nelle più distanti e indirette confutazioni di Orosio, di S. Agostino e Salviano.