[559.] Fozio (p. 53-60) ci ha conservato gli atti originali del Sinodo della Quercia, i quali distruggono la falsa asserzione, che il Grisostomo fosse condannato da non più di trentasei Vescovi; dei quali ventinove erano Egiziani. Quarantacinque furono i Vescovi che sottoscrissero la sua sentenza. Vedi Tillemont. Mem. Eccles. Tom. XI. p. 595.

[560.] Palladio confessa (p. 30) che se il popolo di Costantinopoli avesse trovato Teofilo, sicuramente l'avrebbe gettato nel mare. Socrate fa menzione (l. VI. c. 17) d'una pugna seguita fra la plebe ed i marinari d'Alessandria, in cui molti restaron feriti, ed alcuni perderon la vita. Il macello de' Monaci si riporta solamente dal Pagano Zosimo (l. V. p. 324), il quale osserva, che il Grisostomo aveva un singolar talento per condurre l'ignorante moltitudine, ην γαρ ο αντροπος αλογον οχλον υπαγαγεθαι θεινοε. Era egli un uomo valente per trarre l'irragionevole turba.

[561.] Vedi Socrate (l. VI. c. 18), Sozomeno (l. VIII. c. 10). Zosimo (L. V. p. 324, 327) fa menzione in termini generali delle sue invettive contro Eudossia. Vien rigettata come spuria l'Omilia, che principia con quelle parole; Montfaucon Tom. XII. p. 251. Tillemont Mem. Eccl. Tom. XI. p. 603.

[562.] Poteva naturalmente aspettarsi tale accusa da Zosimo (l. V. p. 327), ma è molto notabile, che questa fosse anche confermata da Socrate (l. VI. c. 18) e dalla Cronica Pasquale p. 307.

[563.] Egli espone quegli speciosi motivi (post reditum c. 13, 14) col linguaggio d'oratore e di politico.

[564.] Tuttavia ci restano dugentoquarantadue lettere del Grisostomo (oper. Tom. III. p. 528-736). Sono esse indirizzate ad una gran varietà di persone, e dimostrano una fermezza d'animo ben superiore a quella di Cicerone nel suo esilio. La decimaquarta contiene una curiosa narrazione dei pericoli del suo viaggio.

[565.] Dopo l'esilio del Grisostomo, Teofilo pubblicò un enorme ed orribil volume contro di lui, nel quale continuamente ripete le civili espressioni di hostem humanitatis, sacrilegorum principem, immundum daemonem. Egli afferma che il Grisostomo ha dato la sua anima in adulterio al diavolo e brama che gli sia applicato qualche ulteriore castigo, eguale, se è possibile, alla grandezza de' suoi delitti. S. Girolamo, ad istanza del suo amico Teofilo, tradusse quest'edificante opera dal Greco in Latino. Vedi Facund. Hermian. defens. pro 3 capitul. lib. VI. c. 5 pubblicata dal Sirmondo oper. T. II. p. 595, 596, 597.

[566.] Attico, suo successore, ne inserì il nome ne' dittici della Chiesa di Costantinopoli l'anno 418. Dieci anni dopo fu venerato come Santo: Cirillo, che aveva ereditato il posto e le passioni di Teofilo suo zio, cedè con molta ripugnanza. Vedi Facond. Hermian. L. IV c. I. Tillemont Mem. Eccl. Tom. XIV. p. 277, 283.

[567.] Socrate L. VII. c. 45. Teodoreto L. V. c. 36. Questo avvenimento riconciliò i Giovanniti, che fin'allora avevano ricusato d'obbedire a' suoi successori. Nel tempo della sua vita, i Giovanniti erano rispettati da' Cattolici, come la vera ed ortodossa comunione di Costantinopoli. La lor ostinazione però a grado a grado li trasse sull'orlo dello scisma.

[568.] Secondo alcuni racconti (Baron. Annal. Eccles. an. 438. n. 9, 10) l'Imperatore fu costretto a mandare una lettera d'invito e di scuse, prima che il corpo del ceremonioso Santo potesse muoversi da Comana.