[589.] Quanto a' due pellegrinaggi d'Eudossia, ed alla sua lunga residenza in Gerusalemme, alle sue devozioni, elemosine ec. Vedi Socrate (l. VII. c. 47) ed Evagrio (l. I. c. 20, 21, 22). La Cronica Pasquale può meritare alle volte del riguardo, e nell'istoria domestica d'Antiochia Gio. Malala diventa uno scrittore di buon'autorità. L'Abate Guenée in una memoria sulla fertilità della Palestina, di cui non ho veduto che un estratto, calcola i doni d'Eudossia a 20,488 libbre d'oro, che sono più d'ottocentomila lire sterline.

[590.] Teodoreto l. V. c. 39, Tillemont Mem. Eccl. T. XII, p. 356, 364, Assemanni Bibl. Oriental. Tom. III. p. 396. Tom. IV. p. 61. Teodoreto biasima la temerità d'Abdas, ma innalza la costanza del suo martirio.

[591.] Socrate (l. VII. c. 18, 19, 20, 21) è il migliore autore per la guerra Persiana. Possiamo ancora consultar le tre Croniche, la Pasquale, e quelle di Marcellino e di Malala.

[592.] Questo racconto della rovina e divisione del regno di Armenia è presa dal terzo libro dell'Istoria Armena di Mosè di Corene. Mancante, com'egli è, d'ogni qualità di buono Istorico, la pratica de' luoghi che ha, le sue passioni, ed i suoi pregiudizi, sono forti prove ch'egli era nativo e contemporaneo. Procopio (de Aedific. l. III. c. 1, 5) riferisce i medesimi fatti in una maniera molto diversa; ma io ho estratto le circostanze per loro stesse più probabili e meno contrarie a Mosè di Corene.

[593.] Gli Armeni occidentali usavano la lingua ed i caratteri Greci ne' loro ufizi di religione: ma i Persiani proibirono l'uso di quel nemico linguaggio nelle Province orientali, che furon costrette ad usare il Siriaco, sintatochè Mesrobe, nel principio del quinto secolo, inventò le lettere Armene, e fu successivamente fatta la versione della Bibbia in quella lingua; avvenimento, che rallentò l'unione della Chiesa e della nazione con Costantinopoli.

[594.] Mosè di Corene l. III. c. 59. p. 309 e p. 358. Procop., de aedif. l. 3. c. 5. Teodosiopoli è, o piuttosto era, trentacinque miglia all'oriente d'Arzerum, moderna capitale dell'Armenia Turca. Vedi Danville, Geogr. an. Tom. II p. 99, 100.

[595.] Mosè di Corene (l. III. c. 63 p. 316). Secondo l'istituzione di S. Gregorio, Apostolo dell'Armenia, l'Arcivescovo era sempre della famiglia reale; circostanza che in qualche modo correggeva l'influenza del carattere sacerdotale, ed univa la mitra con la corona.

[596.] Tuttavia restò un ramo della casa reale d'Arsace col grado, e i diritti (come sembra) di Satrapo Armeno. Vedi Mosè di Corene l. III. c. 65 p. 321.

[597.] Valarsace fu creato Re d'Armenia dal Re de' Parti suo fratello subito dopo la disfatta d'Antioco Sidete (Mos. di Corene l. II. c. 2 p. 86) cento trent'anni prima di Cristo. Senza appoggiarci ai varj e contraddittorj periodi de' regni degli ultimi Re, possiamo esser sicuri, che la rovina del Regno di Armenia successe dopo il Concilio di Calcedonia l'anno 451. (l. 3 c. 61 p. 312), e sotto Veramo o Baram Re di Persia (l. III. c. 64 p. 317), che regnò dall'anno 420. al 440. Vedi Assemanni, Bibl. Orient. Tom. III. p. 396.

[598.] Τα συνεχη κατα στομα φιληματα è l'espressione di Olimpiodoro (ap. Photium p. 197), che intende forse di descrivere le stesse carezze, che Maometto faceva alla sua figlia Fatima. Quando (dice il profeta), quando subit mihi desiderium Paradisi, osculor eam et ingero linguam meam in os ejus. Ma questa sensuale dilettazione era giustificata dal miracolo e dal misterio. Tal aneddoto è stato comunicato al Pubblico dal Rev. P. Maracci nella sua versione, e confutazione del Koran Tom. I. p. 39.