[599.] Per queste rivoluzioni dell'Impero Occidentale si consultino Olimpiodoro, ap. Foz. p. 192, 193, 196, 197, 200, Sozomeno, l. IX, c. 16, Socrate, l. VII. 23, 24, Filostorgio, l. XII c. 10, 11, e Gotofredo, dissert. p. 486, Procopio, de Bell. Vand. l. 1. c. 3. p. 182, 183. Teofane, in Chronograph. p. 72, 73, e le Croniche.

[600.] Vedi Grozio, de Jur. Bell. et Pac. l. 11. c. 7. Egli ha laboriosamente, ma invano, tentato di formare un ragionevol sistema di Giurisprudenza da' varj e fra loro contrari modi di real successione, che si sono introdotti dalla frode o dalla forza, dal tempo o dall'accidente.

[601.] Gli Scrittori originali non convengono (Vedi Muratori, Annali d'Ital. Tom. IV. p. 139) se Valentiniano ricevesse il diadema Imperiale a Roma, o a Ravenna. In questa incertezza io voglio credere, che si dimostrasse qualche rispetto al Senato.

[602.] Il Conte di Buat (Hist. des Peuples de l'Europe Tom. VII. p. 292, 300) ha stabilito la verità di questa notabil cessione, spiegatine i motivi, e rintracciatene le conseguenze.

[603.] Vedi la primo novella di Teodosio, con cui ratifica e comunica (l'anno 438) il Codice Teodosiano. Circa quaranta anni prima di quel tempo si era provato l'unità della Legislazione per mezzo d'un'eccezione. Gli Ebrei, ch'erano assai numerosi nelle città della Puglia e della Calabria, produssero una legge dell'Oriente per giustificare la loro esenzione dagli ufizj municipali (Cod. Theodos. lib. XII. Tit. VIII, leg. 13); e l'Imperatore occidentale fu obbligato a derogare con uno special editto ad una legge, quam constat meis partibus esse damnosam. Cod. Theodos. lib. XI. Tit. 1. leg. 158.

[604.] Cassiodoro (Variar. l. IX. epist. 1 p. 238) ha paragonato fra loro i governi di Placidia e d'Amalasunta. Egli attacca la debolezza della madre di Valentiniano, e loda le virtù della sua real Signora. In tale occasione sembra, che l'adulazione abbia preso il linguaggio della verità.

[605.] Filostorgio lib. XII. c. 12 col. Gotofred. dissert. p. 493 e Renato Frigerido, ap. Gregor. Turon. l. II. c. 8. in tom II. p. 163. Gaudenzio, illustre cittadino della Provincia della Scizia e Generale di cavalleria, fu il padre d'Ezio: sua madre fu una ricca e nobile Italiana. Fin dalla sua più tenera gioventù, aveva Ezio, e come soldato e come ostaggio, conversato co' Barbari.

[606.] Quanto al carattere di Bonifazio, vedi Olimpiodoro, ap. Foz. p. 196 e S. Agostino ap. Tillemont, Mem. Eccl. T. XII. p. 712, 715, 886. Il Vescovo d'Ippona deplora a lungo la caduta del suo amico, che dopo un voto solenne di castità avea preso una seconda moglie della setta Arriana, e ch'era sospetto di tenere nella sua casa più concubine.

[607.] Procopio (de Bell. Vandal. l. 1. c. 3. p. 182, 186) riporta la frode d'Ezio, la rivolta di Bonifazio e la perdita dell'Affrica. Quest'aneddoto, ch'è sostenuto dalla testimonianza di alcuni contemporanei (Vedi Ruinart, Hist. Persecut. Vandal. p. 420, 421) sembra coerente alla pratica delle antiche e moderne Corti, e naturalmente si sarebbe reso palese dal pentimento di Bonifazio.

[608.] Vedi le Croniche di Prospero e d'Idazio. Salviano (de Gubern. Dei l. VII. p. 246. Par. 1608) attribuisce la vittoria de' Vandali alla superiore loro pietà. Essi digiunarono, pregarono, portaron la Bibbia alla testa dell'esercito, con intenzione forse di rinfacciar la perfidia ed il sacrilegio ai loro nemici.