[687.] Gli Unni continuavano tuttavia a disprezzare i lavori dell'agricoltura; essi abusavano del privilegio di una nazione vittoriosa; ed i Goti, loro industriosi sudditi, che coltivavano la terra, temevano la lor vicinanza come quella di tanti lupi rapaci (Prisco p. 45). Nell'istessa guisa i Sarti ed i Tadgici provvedono alla propria lor sussistenza, ed a quella dei Tartari Usbecchi, lor oziosi e rapaci Sovrani. Vedi Ist. Genealog. dei Tartari p. 423, 456 ec.
[688.] È certo che Prisco passò il Danubio ed il Teiss, e che non arrivò al piè dei monti Carpazi. Agria, Tokai e Giasberin sono situate nei piani circonscritti da questi limiti. Il Buat (Hist. des Peuples ec. Tom. VII, pag. 461) ha scelto Tokai; Otrokosci, erudito Unghero (p. 180 ap. Mascou IX, 23), ha preferito Giasberin, luogo circa trenta sei miglia all'occidente di Buda e del Danubio.
[689.] Il real villaggio d'Attila si può paragonare alla città di Karacorum, residenza dei successori di Gengis; la quale, sebbene sembri, che fosse un'abitazione più stabile, pure non uguagliava la grandezza o lo splendore della città ed Abbazia di S. Dionigi nel secolo XIII. (Vedi Rubruquis nell'Istor. general. dei viaggi Tom. VII, p. 286). Il campo d'Aurengzebe, quale viene sì piacevolmente descritto da Bernier (Tom. II, p. 217, 235), mescolò i costumi della Scizia con la magnificenza ed il lusso dell'Indostan.
[690.] Allorchè i Mogolli facevan mostra delle spoglie dell'Asia nella Dieta di Toncal, il Trono di Gengis era sempre coperto di quel primo tappeto di lana nera, sul quale fu collocato, quando fu inalzato al comando dei guerrieri suoi nazionali. Vedi Vie de Gengiscan l. IV, c. 9.
[691.] Se prestiam fede a Plutarco (in Demetrio Tom. V, p. 24) gli Sciti avevano per costume, allorchè si davano al piacere della tavola, di risvegliare il languido loro coraggio con la marziale armonia, che veniva dal suono delle corde dei loro archi.
[692.] Si può vedere presso Prisco (p. 49, 70) la curiosa narrazione di quest'Ambasceria, che richiedeva poche osservazioni, e non era suscettibile d'alcuna prova di Autori contemporanei. Ma non mi son limitato all'ordine di quella, e ne avea precedentemente tratte le circostante istoriche, che erano meno intrinsecamente connesse col viaggio e coll'affare dei Romani Ambasciatori.
[693.] Il Tillemont ha dato molto esattamente la serie dei Ciamberlani, che regnarono in nome di Teodosio. Crisafio fu l'ultimo, e secondo l'unanime testimonianza dell'Istoria, il più cattivo di questi favoriti (Vedi Hist. des Emper. Tom. VI. p. 117-119. Mem. Eccl. Tom. XV. p. 438). La parzialità, che aveva per l'Eresiarca Eutiche, suo compare, l'impegnò a perseguitare il partito cattolico.
[694.] Può vedersi questa segreta cospirazione, e le importanti sue conseguenze nei frammenti di Prisco p. 37, 38, 39 54, 70, 71, 72. La Cronologia di quell'Istorico non è stabilita da veruna data precisa; ma la serie delle negoziazioni fra Attila e l'Impero Orientale dee porsi dentro i tre o quattro anni, che precederono la morte di Teodosio, seguita nel 450.
[695.] Teodoro Lettore (Vedi Vales., Hist. Eccl. Tom. III. p. 563) e la Cronica Pasquale fanno menzione della caduta senza specificare il male; ma la conseguenza di ciò era così facile a vedersi, e tanto improbabile che fosse inventata, che possiamo sicuramente credere a Niceforo Callisto, Greco del decimo quarto secolo.
[696.] Pulcheriae nutu (dice il Conte Marcellino) sua cum avaritia interemptus est. Essa abbandonò l'Eunuco alla pia vendetta d'un figlio, il padre del quale aveva sofferto ad istigazione del medesimo.