[764.] Attila, ut Priscus historicus refert, extinctionis suae tempore puellam Ildico nomine decoram valde sibi in matrimonium post innumerabiles uxores.... socians. Giornandes c. 49 p. 683, 684; quindi aggiunge (c. 50, p. 686). Filii Attilae, quorum per licentiam libidinis pene populus fuit. Fra' Tartari d'ogni tempo è stata in uso la poligamia. Si regola il grado delle mogli volgari soltanto dalla bellezza della loro persona; ed una matrona avanzata prepara, senza lagnarsi, il letto destinato per la giovane sua rivale. Ma nelle famiglie reali, le figlie de' Kan comunicano a' loro figli un diritto anteriore all'eredità. Vedi (Istor. Genealog. p. 406).
[765.] La nuova del fatto, raccontato come un delitto di essa, giunse a Costantinopoli, dove gli fu dato un nome ben differente; e Marcellino osserva, che il tiranno d'Europa fu ucciso nella notte, dalla mano e dal coltello d'una donna. Cornelio, che ha adattato alla sua tragedia il fatto genuino, descrive l'irruzione del sangue in quaranta ampollosi versi, ed Attila esclama con ridicolo furore:
.... S'il ne veut s'arréter (il suo sangue)
(Dit-il) on me payera ce qu'il va m'en coûter.
[766.] Giornandes riporta le curiose circostanze della morte e de' funerali d'Attila (c. 49, p. 683, 684, 685), e probabilmente le trascrisse da Prisco.
[767.] Vedi Giornandes de reb. Got. c. 50 p. 685, 686, 687, 688. La distinzione, ch'ei fa delle armi d'ogni nazione, è curiosa ed importante: Nam ibi admirandum reor fuisse spectaculum, ubi cernere erat cunctis, pugnantem Gothum ense furentem, Gepidam in vulnere suorum cuncta tela frangentem, Svevum pede, Hunnum sagitta praesumere, Alanum gravi, Herutum levi armatura aciem instruere. Io non so precisamente la situazione del fiume Netad.
[768.] Due Istorici moderni hanno sparso molta nuova luce sulla rovina, e divisione dell'Impero d'Attila: il Buat con la sua laboriosa e minuta diligenza (Tom. VIII, p. 3, 31, 68, 94); ed il Guignes mediante la straordinaria sua cognizione della lingua e degli scritti Chinesi. (Vedi Hist. des Huns Tom. II, p. 315, 319).
[769.] Placidia morì a Roma il dì 27 Novembre dell'anno 450. Essa fu sepolta a Ravenna, dove il sepolcro ed anche il cadavere di lei, assiso sopra una sedia di cipresso, fu conservato per più secoli. L'Imperatrice ricevè molti complimenti dal Clero ortodosso; e S. Pietro Crisologo l'assicurò, che il suo zelo per la Trinità era stato ricompensato con un'augusta trinità di figliuoli. (Vedi Tillemont, Hist. des Emper. Tom. VI. p. 240).
[770.] Aetium Placidus mactavit semivir amens. Tal è l'espressione di Sidonio (Paneg. Avit. 359). Il poeta conosceva il Mondo, e non era disposto ad adulare un Ministro che aveva ingiuriato o disonorato Avito, o Maioriano, successivi eroi del suo canto.
[771.] La cognizione che abbiamo, delle cause e circostanze delle morti di Valentiniano e d'Ezio, è oscura ed imperfetta. Procopio (De Bell. Vandall. l. 1, c. 4, p. 186, 187, 188) è uno scrittor favoloso, pei fatti che precedono i suoi tempi. Bisogna supplire e correggere i suoi racconti con cinque o sei Croniche, nessuna delle quali fu composta in Roma o in Italia; e che non esprimono che in tronchi sensi i romori popolari, quali giungevano nella Gallia, nella Spagna, nell'Affrica, in Costantinopoli, o in Alessandria.