[772.] Quest'interpretazione di Vezio, celebre augure, era citata da Varrone nel libro XVIII delle sue Antichità. Censorino, de die Natal. c. 17, p. 90, 91 Edit. Havercamp.
[773.] Secondo Varrone, il duodecimo secolo doveva spirare l'anno 447. Ma l'incertezza della vera Era di Roma può permettere qualche estensione di tempo. I poeti di quel secolo, Claudiano (De bell. Getic. 265), e Sidonio (in Paneg. avit. 357), si possono risguardar come buoni testimoni dell'opinion popolare:
Jam reputant annos, interceptoque volatu
Vulturis, incidunt properatis saecula metis.
· · · · · · · · · · · ·
Jam prope fata tui bissenas vulturis alas
Implebant; scis namque tuos, scis Roma labores.
Vedi Dubos, Hist. crit. Tom. 1, p. 340, 346.
[774.] Il quinto libro di Salviano è pieno di patetici lamenti, e di veementi invettive. La smoderata sua libertà serve a provare la debolezza non meno che la corruzione del Governo Romano. Il suo libro fu pubblicato dopo la perdita dell'Affrica (an. 439), e prima della guerra d'Attila (anno 451).
[775.] I Bagaudi di Spagna, che si mescolarono in regolari battaglie con le truppe Romane, son rammentati più volte nella Cronica d'Idazio. Salviano ha descritto le angustie, e la ribellione loro con espressioni molto forti: Itaque nomen civium Romanorum.... nunc ultro repudiatur ac fugitur, nec vile tamen, sed etiam abominabile pene habetur.... Et hinc est, ut etiam hi, qui ad Barbaros non confugiunt, Barbari tamen esse coguntur, scilicet ut est pars magna Hispanorum, et non minima Gallorum.... De Bagaudis nunc mihi sermo est, qui per malos judices et cruentos spoliati, afflicti, necati postquam ius Romanae libertatis amiserant, etiam honorem Romani nominis perdiderunt.... vocamus rebelles, vocamus perditos, quos esse compulimus criminosos. De Gubern. Dei l. V, p. 158, 159.