[802.] Vedi la Cronica d'Idazio. Giornandes (c. 44. p. 676) lo nomina con qualche sorta di verità virum egregium, et pene tunc in Italia ad exercitum singularem.

[803.] Parcens innocentiae Aviti: questa è la compassionevole, ma sprezzante espressione di Vittore Tunnunense (in Chron. ap. Scaliger. Euseb.). In un altro luogo l'appella vir totius simplicitatis. Questa commendazione è più umile, ma è più solida e sincera delle lodi di Sidonio.

[804.] Egli soffrì, come si suppone, il martirio nella persecuzione di Diocleziano (Tillemont, Mem. Eccl. Tom. 5. p. 279, 696). Gregorio di Tours, suo particolar devoto, ha consacrato alla gloria di Giuliano martire un intero libro (de gloria Martyr. l. II. in maxima Bibl. Patr. Tom. XI. p. 861, 871), nel quale racconta circa cinquanta sciocchi miracoli fatti dalle sue reliquie.

[805.] Gregorio di Tours (l. II. c. XI. p. 168) è breve, ma esatto nel regno del suo nazionale. Le parole d'Idazio caret imperio, caret et vita, sembra che indichino essere stata violenta la morte d'Avito; ma bisogna, che fosse segreta, mentre Evagrio (l. II. c. 7) potè supporre, che morisse di peste.

[806.] Dopo aver modestamente portato gli esempi de' suoi confratelli Virgilio ed Orazio, Sidonio confessa ingenuamente il suo debito, e promette di pagarlo:

Sic mihi diverso nuper sub marte cadenti

Jussisti placido Victor ut essem animo.

Serviat ergo libi servati lingua Poetae,

Atque meae vitae laus tua sit pretium.

Sidon. Apoll., Carm. IV. p. 308. Vedi Dubos, Hist. Crit.