[841.] Vedi Procop., de bell. Vandal. l. I. c. 4. p. 185.

[842.] Da questa incapacità d'Aspar a salire sul trono può rilevarsi, che la macchia dell'Eresia era perpetua ed indelebile, mentre quella del Barbarismo svaniva nella seconda generazione.

[843.] Teofan. p. 95. Questa sembra che fosse la prima origine di una cerimonia, che di poi tutti i Principi Cristiani del Mondo hanno adottata, e da cui il Clero ha tratto le più formidabili conseguenze.

[844.] Cedreno, (p. 345, 346), che aveva a mano gli Scrittori di migliori tempi, ci ha conservato le rimarchevoli parole d'Aspar: Βασιλευ τον αυτην την αλουργιδα πε ιβεβλημενον ου χρη διαψευδεσθαι.

[845.] La potenza degl'Isauri agitò l'Impero Orientale ne' due successivi regni di Zenone e d'Anastasio; ma finì con la distruzione di que' Barbari, che mantennero la fiera loro indipendenza per circa dugento trent'anni.

[846.]

..... Tali tu civis ab urbe

Procopio genitore micas, cui prisca propago

Augustis venit a proavis...

Il Poeta (Sidon. Paneg. Anthem. 67-306) quindi passa a riferir la vita privata, e le avventure del futuro Imperatore, di che doveva egli esser ben poco informato.