[847.] Sidonio dimostra con tollerabile ingegno, che questa moderazione aggiunse nuovo splendore alla virtù d'Antemio (210, ec.) il quale evitò uno scettro, e con ripugnanza ne accettò un altro, 22, e ec.
[848.] Il Poeta celebra di nuovo la concordia di tutti gli ordini dello Stato (15, 22), e la Cronica d'Idazio fa menzione delle truppe, che l'accompagnarono.
[849.] Interveni autem nuptiis Patricii Ricimeris, cui filia perennis Augusti in spem publicae securitatis copulabatur. Il viaggio di Sidonio da Lione, e le feste di Roma son descritte con qualche spirito (l. 1. epist. 5. pag. 913. epist. 9, pag. 21).
[850.] Sidonio (l. 1, epist. 9. p. 23, 24) espone assai chiaramente il motivo del suo panegirico, la fatica, ed il premio, che n'ebbe: Hic ipse panegyricus si non iudicium, certe eventum boni operis accepit. Ei fu fatto Vescovo di Clermont l'Anno 471. (Tillemont, Mem. eccl. Tom. XVI. pag. 750.)
[851.] Il palazzo d'Antemio era situato sulle rive della Propontide. Nel nono secolo Alessio, genero dell'Imperatore Teofilo, ottenne la permissione di comprar quel terreno: e terminò i suoi giorni in un Monastero, ch'ei fondò in quel delizioso luogo. Ducange, Costantinopolis Christiana p. 117, 152.
[852.] Papa Hilarius.... apud Beatum Petrum Apostolum palam ne id fieret clara voce constrinxit in tantum, ut non ea facienda cum interpositione iuramenti idem promitteret Imperator. Gelas., Epist. ad Andronicum ap. Baron. an. 467. n. 3. Il Cardinale osserva con qualche compiacenza, ch'era molto più facile seminar l'eresie a Costantinopoli, che a Roma.
[853.] Damascio nella vita del Filosofo Isidoro ap. Phot. p. 1049. Damascio, che visse al tempo di Giustiniano, compose un'altra opera consistente in 570 racconti preternaturali di anime, di demonj, di apparizioni ec.; follie del Paganesimo Platonico.
[854.] Nelle opere poetiche di Sidonio, ch'egli di poi condannò (l. IX. epist. 16, p. 285) le Divinità favolose sono i principali attori. Se Girolamo fu battuto dai demonj solo per avere letto Virgilio, il Vescovo di Clermont per una imitazione sì misera meritava maggiori percosse dalle Muse.
[855.] Ovidio (Fast. l. II. 267-452) ha fatto una piacevole descrizione delle follie dell'antichità, che sempre inspiravano tanto rispetto, che un grave Magistrato correndo nudo per le strade non era un soggetto di maraviglia, nè di derisione.
[856.] Vedi Dionis. Alic. l. 1. p. 25, 65. Edit. Hudson. Gli antiquari Romani, Donato (l. II. c. 18. p. 173, 174), ed il Nardini (p. 386, 387) hanno cercato di stabilire la vera situazione del Lupercale.