[857.] Il Baronio pubblicò questa lettera di Gelasio Papa, tratta da' Manoscritti della libreria Vaticana (an. 496, n. 28, 45), ed ha per titolo Adversus Andromachum Senatorem, ceterosque Romanos, qui Lupercalia secundum morem pristinum colenda constituebant. Gelasio sempre suppone, che i suoi avversari sieno cristiani solo di nome, e per non ceder loro in assurdi pregiudizi, attribuisce a quell'innocente festa tutte le calamità di quel tempo.

[858.] Itaque nos, quibus totius mundi regimen commisit superna provisio,.... Pius et triumphator semper augustus filius noster Anthemius, licet divina majestas, et nostra creatio pietati ejus plenam Imperii commiserit potestatem etc.... Tal è il superiore stile di Leone, che Antemio rispettosamente appella Dominus et Pater meus Princeps sacratissimus Leon. (Vedi novell. Anthem. Tit. II. III. p. 38. ad calcem Cod. Theod).

[859.] La spedizione d'Eraclio è piena di difficoltà (Tillem. Hist. des Emper. Tom. VI. p. 640), e si richiede qualche destrezza nel far uso delle circostanze somministrateci da Teofane, senza offendere la testimonianza più rispettabile di Procopio.

[860.] La marcia di Catone, che partì da Berenice nella Provincia di Cirene, fu più lunga di quella d'Eraclio da Tripoli. Egli passò il vasto arenoso deserto in trenta giorni, e bisognò prevedersi, oltre gli ordinari bagagli, d'un gran numero di otri pieni d'acqua, e di molti Pselli, che si supponeva, avessero l'arte di succiar le ferite fatte da' serpenti del nativo loro paese. Vedi Plutarco, in Caton. Uticens. Tom. VI. p. 275. Strab. Georg. l. XVII. p. 1191.

[861.] La somma principale vien espressa chiaramente da Procopio (de Bell. Vandal., l. 1. c. 6. pag. 191): le parti minori delle quali era composta, che il Tillemont (Hist. des Emper., Tom. VI. p. 396) ha con gran fatica raccolte dagli scrittori Bizantini, sono meno certe, e meno importanti. L'istorico Malco si duole della pubblica miseria (Excerpt. ex Suida in corp. Hist. Byzant. p. 58); ma è certamente ingiusto, allorchè accusa Leone d'ammassare i tesori, che estorceva dal Popolo.

[862.] Questo promontorio è distante quaranta miglia da Cartagine (Procop. l. 1. c. 6. p. 192), e venti leghe dalla Sicilia (Shavv viagg. p. 89). Scipione sbarcò più a dentro nella baia al promontorio Bianco. Vedasi l'animata descrizione di Livio XXIX. 26, 27.

[863.] Teofane (p. 100) asserisce, che molte navi dei Vandali furon colate a' fondo. L'asserzione di Giornandes (de success. regn.) che Basilisco attaccò Cartagine, si deve intendere in un senso ben limitato.

[864.] Damascio (in vit. Isidor. ap. Phot. 1048). Paragonando fra loro le tre brevi Croniche' di que' tempi, si vedrà, che Marcellino aveva combattuto vicino a Cartagine, e che fu ucciso in Sicilia.

[865.] Quanto alla guerra Affricana vedasi Procopio (de bell. Vandal. l. 1. cap. 6. p. 191, 192, 193). Teofane (p. 99, 100, 101), Cedreno (p. 349, 350) e Zonara (Tom. II. l. XIV. p. 50, 51). Montesquieu (Considerat. sur la grandeur etc. c. XX. Tom. 3. pag. 497) ha fatto una giudiziosa osservazione sulla mancanza di successo di tali grandi armamenti navali.

[866.] Giornandes è la miglior nostra guida per i regni di Teodorico II e d'Enrico (de reb. Get. c. 44, 45, 46, 47, p. 675, 681). Idazio termina troppo presto, ed Isidoro è troppo riservato nelle notizie, che ci avrebbe potuto dare su gli affari di Spagna. I fatti relativi alla Gallia, sono con grande studio illustrati nel terzo libro dell'Abbate Dubos Hist. Crit. Tom. 1. p. 424-620.