L'importante dono delle teste di Giovino e di Sebastiano aveva confermato l'amicizia d'Adolfo, e restituita la Gallia all'ubbidienza d'Onorio, cognato di lui. La pace però era incompatibile con la situazione e coll'indole del Re dei Goti. Volentieri dunque accettò la proposizione di rivolgere le vittoriose sue armi contro i Barbari della Spagna: le truppe di Costanzo impedirono che avesse comunicazione coi porti della Gallia, e dolcemente gli fecero dirigere la marcia verso i Pirenei[341]. Passò questi monti, ed in nome dell'Imperatore sorprese la città di Barcellona. La tenerezza d'Adolfo per la Romana sua sposa non fu diminuita dal tempo, nè dal possesso, e la nascita d'un figlio, chiamato col nome dell'illustre suo avo Teodosio, parve, che lo fissasse per sempre negl'interessi della Repubblica. La morte di questo fanciullo, il corpo del quale posto in una cassa d'argento fu depositato in una Chiesa vicino a Barcellona, afflisse i suoi genitori; ma il dispiacere del Re Goto fu sospeso dalle fatiche del campo, ed il corso delle sue vittorie fu presto interrotto da un domestico tradimento. Egli aveva imprudentemente preso al suo servizio uno dei seguaci di Saro, Barbaro d'animo ardito, sebbene piccolo di statura, in cui la segreta brama di vendicare la morte del suo amato Signore veniva continuamente irritata dai sarcasmi dell'insolente suo Principe. Fu Adolfo assassinato nel palazzo di Barcellona: una tumultuosa fazione fu causa, che si violassero le leggi della successione[342], e Singerico, fratello dell'istesso Saro, non attenente alla stirpe reale, fu posto sul trono dei Goti. Il primo atto del suo regno fu l'inumana uccisione de' sei figli di Adolfo, nati da un anterior matrimonio, ch'ei senza pietà strappò dalle deboli braccia d'un venerabile Vescovo[343]. La sfortunata Placidia, invece della rispettosa compassione che avrebbe dovuto eccitare nei petti più selvaggi, fu trattata con crudele e vergognoso insulto. La figlia dell'Imperator Teodosio, confusa in una folla di volgari schiave, fu costretta a camminare a piedi più di dodici miglia innanzi al cavallo d'un Barbaro, assassino d'un marito, che Placidia amava e piangeva[344].

A. 415-418

Ma Placidia ebbe presto il piacere della vendetta; e la vista degl'ignominiosi travagli di lei potè muovere uno sdegnato Popolo contro il Tiranno, che fu assassinato il settimo giorno della sua usurpazione. Dopo la morte di Singerico, la libera scelta della nazione diede lo scettro Gotico a Vallia, l'indole guerriera ed ambiziosa del quale parve nel principio del suo regno estremamente contraria alla Repubblica. Ei marciò in armi da Barcellona fino a' lidi del mar Atlantico, che gli Antichi veneravano e temevano come il confine del Mondo. Ma quando giunse al promontorio meridionale della Spagna[345], e dallo scoglio, dove ora è la fortezza di Gibilterra, osservò la vicina e fertile costa dell'Affrica, Vallia riprese i disegni di conquista, che la morte d'Alarico aveva interrotti. I venti ed i flutti sconcertaron di nuovo l'impresa dei Goti; e le menti di un superstizioso Popolo furono altamente commosse dai replicati disastri delle tempeste e dei naufragi. In tali circostanze il successore d'Adolfo non ricusò più di dare orecchio ad un ambasciatore Romano, le proposizioni del quale venivano invigorite dal vero o supposto avvicinamento d'un numeroso esercito sotto la condotta del valoroso Costanzo. Si stipulò, e si mantenne un solenne trattato: Placidia fu restituita onorevolmente al fratello; furono date agli affamati Goti seicentomila misure di grano[346]; e Vallia s'impegnò a combattere in servizio dell'Impero. S'eccitò immediatamente una sanguinosa guerra fra' Barbari della Spagna; e si dice, che i Principi contendenti fra loro mandassero lettere, ambasciadori, ed ostaggi al trono dell'Imperatore occidentale, esortandolo a rimanere spettatore tranquillo della lor pugna, il cui evento doveva esser favorevole pei Romani, attesa la vicendevole strage de' comuni loro nemici[347]. La guerra di Spagna fu ostinatamente sostenuta per tre campagne con disperato valore, e con vario successo; e le marziali operazioni di Vallia sparsero per l'Impero la superior fama dell'eroe Gotico. Egli esterminò i Silingi, che avevano irreparabilmente rovinato l'elegante abbondanza della Provincia della Betica. Uccise in battaglia il Re degli Alani; e gli avanzi di que' vagabondi Sciti, che scamparono dalla battaglia, invece d'eleggersi un nuovo condottiero, si cercarono umilmente un asilo sotto lo stendardo de' Vandali, coi quali essi poi furono sempre confusi. I Vandali stessi e gli Svevi cederono agli sforzi degl'invincibili Goti. Una promiscua moltitudine di Barbari, a' quali era stata impedita la ritirata, andò a rifuggirsi nelle montagne della Galizia, dove sempre continuarono in un angusto luogo e sopra uno sterile terreno ad esercitare le domestiche loro ed implacabili ostilità. Nell'orgoglio della vittoria, Vallia osservò fedelmente le sue promesse, rimise le sue conquiste di Spagna sotto l'ubbidienza d'Onorio; e la tirannia degl'Imperiali Ministri ben tosto ridusse l'oppresso popolo a sospirare il tempo della sua Barbarica servitù. Mentre l'evento della guerra era sempre dubbioso, i primi vantaggi delle armi di Vallia avevano incoraggiato la Corte di Ravenna a decretare gli onori del trionfo al debole suo Sovrano. Questi entrò in Roma come gli antichi conquistatori delle nazioni; e se i monumenti di servil corruzione non avessero da gran tempo avuto il destino che meritavano, probabilmente si vedrebbe che una folla di poeti e di oratori, di Magistrati e di Vescovi applaudirono alla fortuna, alla saviezza, ed all'invincibil coraggio dell'Imperatore Onorio[348].

A. 419

Tal trionfo si sarebbe potuto giustamente pretendere dall'alleato di Roma, se Vallia, prima di ripassare i Pirenei, avesse estirpato i semi della guerra di Spagna. I suoi vittoriosi Goti, quarantatre anni dopo aver passato il Danubio, si posero, secondo la fede de' trattati, in possesso della seconda Aquitania, Provincia marittima fra la Garonna e la Loira, sotto la civile ed Ecclesiastica giurisdizion di Bordò. Questa Metropoli, situata vantaggiosamente per il commercio dell'Oceano, era fabbricata in una forma regolare ed elegante; ed i molti suoi abitatori eran distinti fra' Galli per la ricchezza, per la cultura, e per la gentilezza delle loro maniere. L'addiacente Provincia, che si è graziosamente paragonata al giardino d'Eden, gode un terreno fruttifero ed un clima temperato; l'aspetto della campagna dimostrava le arti ed i premj dell'industria: ed i Goti, dopo i loro marziali travagli, lussuriosamente esaurivano le ricche vigne dell'Aquitania[349]. I confini Gotici s'estesero per l'aggiunta di alcune vicine diocesi date loro; ed i successori d'Alarico piantarono la lor residenza Reale in Tolosa, che conteneva cinque popolati quartieri o città dentro lo spazioso recinto delle sue mura. Verso il medesimo tempo, negli ultimi anni del regno d'Onorio, i Goti, i Borgognoni, ed i Franchi ottennero stabil sede, e permanente dominio nelle Province della Gallia. La liberal concessione, fatta dall'usurpatore Giovino a' Borgognoni suoi alleati, fu confermata dall'Imperadore legittimo; si cederono a que' formidabili Barbari le terre della Germania prima o superiore, ed essi appoco appoco, o per via di conquista, o di trattato, occuparono le due Province, che tuttavia ritengono, co' titoli di Ducato e di Contea, il nome nazionale di Borgogna[350]. I Franchi, valorosi e fedeli alleati della Repubblica Romana, furono presto tentati ad imitar gl'invasori, a' quali avevano sì valorosamente resistito. Le libere loro truppe saccheggiarono Treveri, capitale della Gallia; e la piccola colonia, che sì lungamente si conservò nel ristretto di Toxandria nel Brabante, insensibilmente si dilatò lungo le rive della Mosa e della Schelda, finattantochè l'indipendente loro potenza riempì tutta l'estensione della seconda o bassa Germania. Si possono sufficientemente giustificar questi fatti con prove istoriche: ma la fondazione della Monarchia Francese per opera di Faramondo, le conquiste, le leggi, ed anche l'esistenza di quell'Eroe, si sono giustamente attaccate dall'imparziale severità della moderna critica[351].

A. 420

La rovina delle opulenti Province della Gallia può prender l'epoca dallo stabilimento di questi Barbari, l'alleanza de' quali era pericolosa ed oppressiva, mentre venivano capricciosamente spinti dall'interesse o dalla passione a violare la pubblica pace. Fu imposto un grave e parzial tributo a' Provinciali, sopravvissuti alle calamità della guerra; le più belle e fertili terre furono assegnate ai rapaci stranieri per uso delle loro famiglie, de' loro schiavi e del loro bestiame; ed i nativi tremanti abbandonarono sospirando l'eredità dei loro maggiori. Tali domestiche disgrazie però, che rare volte affliggono un Popolo soggiogato, si erano provate ed inflitte da' Romani medesimi non solo nell'insolenza delle straniere conquiste, ma anche nel furore delle discordie civili. I Triumviri proscrissero diciotto delle più floride colonie d'Italia, e distribuirono le loro terre e case a' veterani, che vendicarono la morte di Cesare, ed oppressero la libertà della patria. Due Poeti di non ugual fama in simili circostanze hanno deplorato la perdita del loro patrimonio: ma sembra, che i legionari d'Augusto sorpassassero in violenza ed ingiustizia i Barbari, che invasero la Gallia sotto il regno d'Onorio. Non fu senza la massima difficoltà, che Virgilio evitò la spada del Centurione, che aveva usurpato le sue possessioni nelle vicinanze di Mantova[352], ma Paolino di Bordò ricevè una somma di danaro dal Gotico suo conquistatore, che fu da lui accettata con piacere e sorpresa; e quantunque essa fosse molto inferiore alla real valuta del suo patrimonio, quest'atto di rapina fu coperto di qualche colore di moderazione e d'equità[353]. Si mitigò l'odioso nome di conquistatori con la dolce ed amichevole denominazione di ospiti de' Romani; ed i Barbari della Gallia, specialmente i Goti, dichiararono più volte, ch'essi erano uniti al popolo co' vincoli dell'ospitalità, ed all'Imperatore mediante il dovere della fedeltà, e del servizio militare. Il titolo d'Onorio, e de' suoi successori, lo loro leggi, ed i civili lor Magistrati si rispettarono sempre nelle Province della Gallia, delle quali avevan ceduto il possesso a' Barbari alleati; ed i Re, ch'esercitavano una suprema e indipendente autorità su' nativi lor sudditi, erano ambiziosi del più onorevole posto di generali degli eserciti Imperiali[354]. Tanta era l'involontaria venerazione, che tuttavia il nome Romano imprimeva nelle menti di que' guerrieri, che avevan portato in trionfo le spoglie del Campidoglio.