A. 419
Mentre l'Italia era devastata da' Goti ed una serie di deboli tiranni opprimeva la Province di là dalle Alpi, l'Isola Britannica si separò dal corpo del Romano Impero[355]. Si erano appoco appoco ritirate le truppe regolari, che guardavano quella remota Provincia; e la Britannia restò abbandonata senza difesa a' pirati Sassoni, ed a' Selvaggi dell'Irlanda e della Caledonia. I Britanni, ridotti a tal estremità, non s'affidarono più al dubbioso e tardo soccorso d'una Monarchia decadente. S'armarono da loro stessi, rispinsero gl'invasori, e fecero con piacere l'importante scoperta della propria lor forza. Le Province Armoriche (nome che comprendeva i paesi marittimi della Gallia fra la Senna e la Loira)[356] afflitte da simili calamità, ed eccitate dal medesimo spirito, risolvettero d'imitar l'esempio della vicina Isola. Scacciarono esse i Magistrati Romani, che obbedivano all'autorità dell'usurpator Costantino; e fu stabilito un governo libero sopra un Popolo, ch'era sì lungamente stato soggetto all'arbitraria volontà d'un Signore. L'indipendenza della Britannia e dell'Armorica fu tosto confermata da Onorio medesimo, legittimo Imperatore dell'Occidente, e le lettere, con le quali commise ai nuovi Stati la cura della propria loro salvezza, possono interpretarsi come un'assoluta e perpetua rinunzia dell'esercizio e dei diritti della Sovranità. Quest'interpretazione fu in qualche modo giustificata dall'evento. Dopo che gli usurpatori della Gallia, l'uno dopo l'altro, furon caduti, le Province marittime vennero restituite all'Impero. La lor obbedienza però fu imperfetta e precaria: la vana, incostante e tumultuosa disposizione del Popolo non s'accordava nè con la libertà, nè con la servitù[357]; e l'Armorica, sebbene non potesse lungamente conservare la forma di Repubblica[358], fu agitata da frequenti e rovinose sommosse. La Britannia non fu mai ricuperata[359]. Ma siccome gl'Imperatori saviamente accordarono l'indipendenza di quella remota Provincia, tal separazione non fu amareggiata colla taccia di tirannia o di ribellione; ed ai diritti di fedeltà e di protezione successero i vicendevoli o volontari ufizi di nazionale amicizia[360].
A. 409-449
Questa rivoluzione disciolse l'artificiosa fabbrica del governo civile e militare; e per il corso di quarant'anni, fino alla discesa de' Sassoni, l'indipendente paese fu governato dall'autorità del Clero, de' Nobili, e delle città Municipali[361]. I. Zosimo, che solo ci ha conservato la memoria di questo singolar avvenimento, con grande accuratezza osserva, che le lettere d'Onorio furono indiritte alle città della Britannia[362]. Sotto la protezione de' Romani si erano edificate in varie parti di quella gran Provincia novantadue considerabili città; e fra queste trentatre si distinguevano sopra le altre per l'importanza ed i maggiori privilegi che avevano[363]. Ciascheduna di queste città, come in tutte le altre Province dell'Impero, formava un corpo legale, ad oggetto di regolare la domestica lor polizia; e la podestà del governo municipale si distribuiva fra' Magistrati annuali, uno scelto Senato, e l'assemblea del Popolo, secondo l'original modello della costituzione Romana[364]. Queste piccole Repubbliche avevano il maneggio d'una pubblica entrata, l'esercizio della civile o criminale giurisdizione, e l'abitudine del consiglio e del comando pubblico, e quando si trovarono indipendenti, la gioventù della città e de' contorni di essa doveva porsi naturalmente sotto lo stendardo del magistrato. Ma il desiderio di godere i vantaggi, e di evitare i pesi della società politica, è una perpetua ed inesausta sorgente di discordia; nè si può ragionevolmente presumere, che la restaurazione della Britannica libertà fosse esente dal tumulto e dalla fazione. Gli audaci e popolari cittadini avranno frequentemente violato la superiorità della nascita e della fortuna; e gli orgogliosi Nobili, che si lagnavano di esser divenuti soggetti a' loro propri servi[365], avranno talvolta desiderato il regno d'un arbitrario Monarca.
II. La giurisdizione d'ogni città sull'addiacente campagna veniva sostenuta dall'influenza, che i principali Senatori vi esercitavano con le lor possessioni; e le città più piccole, i villaggi, ed i proprietari di terre provvedevano alla propria lor sicurezza con ricorrere alla protezione di queste nascenti Repubbliche. La sfera della loro attrazione era proporzionata a' lor respettivi gradi di popolazione e di ricchezza; ma i Signori ereditari di ampie tenute, che non eran oppressi dalla vicinanza d'alcuna potente città, aspiravano al grado di Principi indipendenti, ed esercitavano arditamente i diritti della guerra e della pace. I giardini e le ville, che dimostravano qualche debole imitazione dell'eleganza italiana, si dovettero presto mutare in forti castelli per servir di rifugio in occasione di pericolo agli abitatori della vicina campagna[366]; il prodotto della terra fu impiegato in comprare armi e cavalli, ed in mantenere una milizia di schiavi, di contadini, e di licenziosi satelliti; ed il Capitano dovette assumere, dentro il suo dominio, l'ufizio di civil magistrato. Alcuni di questi Capitani Britanni erano forse i veri discendenti degli antichi Re; e molti di più saranno stati tentati ad adottare quell'onorevole genealogia, ed a rivendicare gli ereditari loro diritti, sospesi dall'usurpazione de' Cesari[367]. La situazione e le speranze loro dovetter disporli ad affettare l'abito, il linguaggio, ed i costumi de' loro antichi. Se i Principi della Britannia ricaddero nella barbarie, mentre le città procuravano di mantener le leggi ed i costumi di Roma, tutta l'isola dovè appoco appoco dividersi per la distinzione di due nazionali partiti, ancor essi dispersi in mille suddivisioni di fazioni e di guerre, prodotte dalle varie cause d'interesse e di sdegno. La pubblica forza, in vece d'essere unita contro i nemici di fuori, si consumava in oscure ed interne contese; ed il merito personale, che avrebbe potuto porre un buon Capitano alla testa de' suoi uguali, lo rendeva capace di soggiogare la libertà di qualche città vicina, e di pretendere un posto fra' tiranni[368], che infestarono la Britannia dopo lo scioglimento del Governo Romano. III. La Chiesa Britannica poteva esser composta di trenta o quaranta Vescovi[369] con un'adequata proporzione del Clero inferiore; e la mancanza di ricchezze (giacchè sembra che fossero poveri[370]) gli doveva costringere a meritar la pubblica stima con una decente ed esemplare condotta. L'interesse ugualmente che l'indole del Clero favoriva la pace e l'unione della divisa lor patria: ne' lor popolari discorsi potevan frequentemente inculcare salutari lezioni; ed i sinodi Episcopali erano i soli concilj, che potevano assumere l'autorità ed il peso d'un'assemblea nazionale. In questi concilj, dove i Principi ed i Magistrati sedevano mescolati co' Vescovi, potevan esser liberamente dibattuti gl'importanti affari dello Stato e della Chiesa, composte le differenze, formate nuove alleanze, imposti i tributi, spesso concertate, e talvolta eseguite molte savie risoluzioni; e v'è motivo di credere che in occasione d'estremo pericolo, s'eleggesse col generale assenso de' Brettoni un Pendragon, o Dittatore. Queste cure pastorali, così degne del carattere episcopale furono però interrotte dalla superstizione, e dallo zelo; ed il Clero Britannico di continuo s'affaticava a sradicare l'eresia Pelagiana, che esso abborriva come uno special disonore del proprio nativo paese[371].
A. 418
Egli è alquanto notabile, o piuttosto assai naturale, che la rivolta della Britannia e dell'Armorica dovesse introdurre un'apparenza di libertà nelle obbedienti Province della Gallia. In un Editto solenne[372] ripieno delle più forti proteste di quel paterno affetto, che i Principi esprimon sì spesso, e sentono sì di rado, l'Imperatore Onorio promulgò la sua intenzione di convocare un'assemblea delle sette Province: nome particolarmente attribuito all'Aquitania ed all'antica Narbonese, che avevano da gran tempo cangiato la celtica rozzezza loro colle utili ed eleganti arti dell'Italia[373]. Arles, che era la sede del governo e del commercio, fu destinata per luogo dell'assemblea, la quale ogni anno regolarmente durava ventotto giorni, dal quindici d'Agosto fino al tredici di Settembre. Era composta dal Prefetto del Pretorio delle Gallie, dai sette Governatori Provinciali, uno consolare, e sei Presidenti; dai Magistrati, e forse dai Vescovi di circa sessanta città; e da un competente, quantunque indeterminato numero dei più onorevoli ed opulenti possessori di terre, che potessero giustamente considerarsi come i rappresentanti del loro paese. Avevano essi la facoltà d'interpretare e di comunicar le leggi del loro Sovrano; di esporre gli aggravj e i desiderj dei loro costituenti; di moderare l'eccessivo o disugual peso delle tasse; e di deliberare sopra ogni materia d'importanza locale o nazionale, che potesse tendere a restituir la pace e la prosperità delle sette Province. Se tale instituto, che faceva prendere al Popolo un interesse nel proprio loro governo, si fosse universalmente stabilito da Traiano o dagli Antonini, si sarebbero potuti apprezzare e propagare nell'Impero di Roma i semi della virtù e della saviezza pubblica; i privilegi del suddito avrebbero assicurato il trono del Monarca; si sarebbero potuti in qualche modo impedire o corregger gli abusi d'un'amministrazione arbitraria, mediante l'interposizione di quei corpi rappresentativi; ed il paese sarebbe stato difeso contro i nemici stranieri, dalle armi dei liberi nazionali. Sotto il dolce e generoso influsso della libertà, il Romano Imperio avrebbe potuto durare invincibile ed immortale; o se l'eccessiva sua grandezza, e le vicende delle cose umane si fossero opposte a tal perpetua continuazione, i vitali membri, che lo formavano, avrebber potuto separatamente conservare la loro indipendenza e il vigore. Ma nella decadenza dell'Impero, allorchè s'era già esausto ogni principio di salute o di vita, la tarda applicazione di questo parzial rimedio non era capace di produrre alcuno importante o salutevol effetto. L'Imperatore Onorio esprime la sua sorpresa nell'aver dovuto costringere le ripugnanti Province ad accettare un privilegio, che esse avrebber dovuto ardentemente richiedere. Fu imposta una pena di tre, od anche di cinque libbre di oro a' rappresentanti assenti, i quali sembra che evitassero questo immaginario dono di costituzione libera, come l'ultimo ed il più crudele insulto dei loro oppressori.
RIFLESSIONI
D'IGNOTO AUTORE
SOPRA I CAPITOLI
XXIX, XXX E XXXI
DELLA STORIA DELLA DECADENZA
E ROVINA DELL'IMPERO ROMANO