Si potrebbe però aver qualche ragionevole dubbio, se alcuna macchia di colpa ereditaria fosse passata da Arcadio nel suo successore. Eudossia era una donna giovane e bella, che secondava le sue passioni, e disprezzava il marito. Il Conte Giovanni godeva, almeno, la famigliar confidenza dell'Imperatrice, ed il pubblico lo risguardava come il vero padre di Teodosio il Giovane[569]. Ciò non ostante, la nascita d'un figlio fu accettata dal pio marito, come un successo il più fortunato ed onorevole per se stesso, per la sua famiglia, e pel Mondo Orientale; ed il Reale Infante, con una distinzione senza precedent'esempio, fu investito dei titoli di Cesare e d'Augusto. In meno di quattro anni dopo, Eudossia, nel fiore della gioventù, perì per le conseguenze d'una cattiva condotta; e questa intempestiva morte sconcertò la profezia di un Santo Vescovo, il quale in mezzo all'universal gioia, s'era avventurato a predire ch'ell'avrebbe veduto il lungo e favorito regno del glorioso suo figlio[570].

I Cattolici applaudirono la giustizia del cielo, che vendicò la persecuzione del Santo Grisostomo; e forse l'Imperatore fu il solo che sinceramente pianse la perdita dell'orgogliosa e rapace Eudossia. Tal domestica disgrazia l'afflisse più profondamente, che le pubbliche calamità dell'Oriente[571]; che le licenziose scorrerie de' predatori Isauri dal Ponto alla Palestina, l'impunità de' quali dimostrava la debolezza del Governo; e che i terremoti, gl'incendi, la carestia e gli sciami di locuste,[572] cui la popolare malcontentezza era ugualmente disposta ad attribuire all'incapacità del Monarca. Finalmente nel trentesimo primo anno della sua età, dopo un regno (se ci è permesso d'abusar di tal nome) di tredici anni, tre mesi, e quindici giorni, Arcadio spirò nel palazzo di Costantinopoli. Egli è impossibile descrivere il suo carattere; mentre in un tempo molto abbondante d'Istorici materiali non è stato possibile di notare un'azione, che propriamente appartenga al figlio del Gran Teodosio.

L'istorico Procopio[573] in vero ha illuminato la mente dello spirante Imperatore con un raggio d'umana prudenza, o di saviezza celeste. Arcadio riflettè con sollecita previdenza all'infelice stato del suo figlio Teodosio, che non aveva più di sette anni; alle pericolose fazioni d'una minorità; allo spirito intraprendente di Jesdegerde Re della Persia. Invece di tentare la fedeltà d'un ambizioso suddito con la partecipazione del supremo potere, arditamente affidossi alla magnanimità d'un Re; e pose, per mezzo d'un solenne testamento, lo scettro dell'Oriente nelle mani di Jesdegerde medesimo. Il real Tutore accettò e corrispose a tal onorevole fiducia con una fedeltà senza esempio; e l'infanzia di Teodosio fu protetta dalle armi e dai consigli della Persia. Questo è il singolar racconto di Procopio; ed Agatia[574] non pone in dubbio la sua veracità; mentre osa dissentire dal suo giudizio, ed accusar la saviezza d'un Imperatore cristiano, che sì temerariamente, quantunque con tal fortuna, affidò il proprio figlio ed i suoi Stati alla non conosciuta fede d'uno straniero, d'un rivale e d'un pagano. Alla distanza di cento cinquant'anni potè agitarsi questa politica questione nella Corte di Giustiniano; ma un prudente Istorico ricuserà d'esaminare la convenienza del Testamento d'Arcadio, finattantochè non ne sia assicurata la verità. Siccome questo è senza esempio nell'istoria del Mondo, possiamo giustamente esigere, che sia provato con la positiva e concorde testimonianza de' contemporanei. La stravagante novità del fatto, ch'eccita la nostra diffidenza, avrebbe dovuto invitarli a farne menzione; e l'universale silenzio loro distrugge la vana tradizione de' secoli seguenti.

A. 408-415

Se le regole della Giurisprudenza Romana si potessero propriamente dal patrimonio privato trasferire al dominio pubblico, esse avrebbero attribuito all'Imperatore Onorio la tutela del suo nipote, finattantochè almeno esso non fosse giunto all'età di quattordici anni. Ma la debolezza d'Onorio, e le calamità del suo Regno lo rendevano incapace di sostenere questo suo natural diritto; ed era tale l'assoluta separazione delle due monarchie, tanto nell'interesse quanto nell'affetto, che Costantinopoli avrebbe con minor ripugnanza obbedito agli ordini della Corte Persiana, che a quelli della Corte d'Italia. Sotto un principe, la debolezza del quale è coperta dagli esterni segni di virilità e di discrezione, i più indegni favoriti possono segretamente contendersi l'impero del palazzo, e dettare alle sottomesse Province gli ordini d'un padrone, ch'essi dirigono e disprezzano. Ma i Ministri d'un fanciullo, ch'è incapace d'armarli con la forza del nome reale, debbono acquistare ed esercitare un'autorità indipendente. Gli Ufficiali maggiori dello Stato e della milizia, ch'erano stati eletti avanti la morte d'Arcadio, formavano un'aristocrazia, che avrebbe potuto inspirar loro l'idea d'una libera repubblica; ed il governo dell'Impero Orientale fu per fortuna preso dal Prefetto Antemio[575], che ottenne per la grande sua abilità un durevole ascendente sugli animi de' suoi uguali. La salute del giovane Imperatore dimostrò il merito e l'integrità d'Antemio; e la sua prudente fermezza sostenne la forza e la riputazione d'un regno infantile. Uldino, con un formidabil esercito di Barbari, trovavasi accampato nel cuor della Tracia: rigettava orgogliosamente ogni termine d'accomodamento; ed accennando il sole nascente, dichiarò a' Romani ambasciatori che il corso di quello poteva sol terminare le conquiste degli Unni. Ma la diserzione de' suoi alleati, che furon segretamente convinti della giustizia e liberalità de' Ministri Imperiali, obbligò Uldino a ripassare il Danubio: la tribù degli Scirri, che componeva la sua retroguardia, fu quasi distrutta, e più migliaia di schiavi furon dispersi a coltivare con servil fatica i campi dell'Asia[576]. In mezzo al pubblico trionfo, Costantinopoli fu difesa da un forte recinto di nuove e più estese mura; la stessa vigilante cura si pose a restaurar le fortificazioni delle città Illiriche, e fu giudiziosamente immaginato un disegno, che nello spazio di sette anni avrebbe assicurato il comando del Danubio, con istabilire su quel fiume una perpetua flotta di dugento cinquanta vascelli armati[577].

A. 414-453

Ma i Romani erano da tanto tempo assuefatti all'autorità d'un Monarca, che la prima persona, anche fra le femmine della famiglia Imperiale, la qual dimostrò qualche coraggio o capacità, potè salire sul trono vacante di Teodosio. Pulcheria[578] sua sorella, che aveva solo due anni più di lui, ricevè all'età di sedici anni il titolo d'Augusta; e benchè il suo favore fosse alle volte annuvolato dal capriccio o dal raggiro, continuò a governar l'Impero Orientale quasi quarant'anni, in tutta la lunga minorità del suo fratello, e, dopo la morte di questo, in suo proprio nome ed in quello di Marciano, suo nominale marito. Per un motivo o di prudenza o di religione abbracciò una vita celibe; e ad onta di alcuni dubbi sulla castità di Pulcheria[579], questa risoluzione, ch'essa comunicò alle sue sorelle Arcadia e Marina, fu celebrata dal Mondo cristiano come il sublime sforzo d'un'eroica pietà. In presenza del Clero e del Popolo, le tre figlie d'Arcadio[580] consacrarono a Dio la loro virginità; e l'obbligazione del solenne lor voto fu scritta sopra una tavoletta d'oro e di gemme, che esse pubblicamente offerirono nella maggior chiesa di Costantinopoli. Convertirono in un monastero il loro palazzo; ed eccettuati i direttori delle loro coscienze, Santi che avevano dimenticate la distinzione de' sessi, tutti gli uomini furono scrupolosamente esclusi dalla sacra soglia. Pulcheria, le due sue sorelle, ed uno scelto numero di damigelle lor favorite formavano una religiosa comunità: esse rinunziarono alla vanità delle vesti; interrompevano con frequenti digiuni il semplice e frugale lor vitto; assegnavano una parte del tempo alle opere di ricamo; e consacravan più ore del giorno e della notte agli esercizi delle preghiere e della salmodia. La pietà d'una vergine cristiana era adornata dallo zelo e dalla liberalità d'una Imperatrice. La storia Ecclesiastica descrive le splendide chiese, che si edificarono a spese di Pulcheria in tutte le Province dell'Oriente; i suoi caritatevoli stabilimenti a benefizio de' pellegrini e de' poveri; le ampie donazioni, che assegnò pel perpetuo mantenimento di monastiche società: e l'attivo rigore, con cui procurò di sopprimere l'eresie fra loro contrarie di Nestorio e d'Eutiche. Tante virtù pareano meritare il particolar favore della Divinità, e la Santa Imperatrice ebbe visioni e rivelazioni che gli scoprirono occulte reliquie di martiri, e la ragguagliarono di eventi futuri[581]. Pure la devozion di Pulcheria non distrasse mai l'instancabile sua attenzione dagli affari dell'Impero; e sembra ch'ella sola, fra tutti i discendenti del Gran Teodosio, ereditasse una parte del virile suo spirito e della sua capacità. L'uso elegante o famigliare, che aveva acquistato sì della lingua Greca che della Latina, era felicemente applicato da essa alle varie occasioni di parlare o di scrivere intorno a' pubblici affari; le sue deliberazioni erano maturamente ponderate; le sue azioni pronte e decisive; e mentre muoveva senza strepito ed ostentazione la ruota del governo, attribuiva discretamente al genio dell'Imperatore la lunga tranquillità del suo regno. L'Europa, in vero, fu afflitta negli ultimi anni della pacifica sua vita dalle armi d'Attila; ma le più estese Province dell'Asia continuarono sempre a godere una costante e profonda quiete. Teodosio il Giovane non fu mai ridotto alla disgraziata necessità d'aver contro, o di punire un suddito ribelle; e poichè non possiamo applaudire il vigore dell'amministrazion di Pulcheria, dobbiamo dar qualche lode alla dolcezza e prosperità di essa.

Il Mondo Romano aveva grandissimo interesse nell'educazione del suo Signore. Fu giudiziosamente instituito un regolar corso di studi, e di esercizi, vale a dire de' militari esercizi di cavalcare, e di tirare coll'arco, e degli studi liberali della grammatica, della rettorica e della filosofia. I più abili maestri dell'Oriente ambiziosamente sollecitavano l'attenzione del loro allievo Reale; e furono introdotti nel palazzo molti nobili giovani per animarne la diligenza coll'emulazione dell'amicizia. La sola Pulcheria eseguì l'importante incombenza d'istruire il fratello nell'arte del governo; ma i suoi precetti posson far nascere qualche sospetto intorno all'estensione della sua capacità, ed alla purità delle sue intenzioni. Essa gl'insegnò a conservare un grave e maestoso portamento; a camminare, a tener la veste, a porsi a sedere sul trono in una maniera degna d'un gran Principe; ad astenersi dal riso; ad ascoltare con piacevolezza; a rispondere a proposito, a prendere, secondo le occasioni, un contegno placido o serio; in una parola, a rappresentare con dignità e con grazia l'esterna figura d'un Romano Imperatore. Ma Teodosio[582] non fu mai eccitato a sostenere il peso e la gloria d'un illustre nome; ed invece d'aspirare ad imitare i suoi antenati, degenerò (se è permesso di misurare i gradi dell'incapacità) anche al di sotto della debolezza del padre, e dello zio. Arcadio ed Onorio erano stati assistiti dalla vigilante cura d'un padre, le lezioni del quale prendevan vigore dall'autorità e dall'esempio. Ma l'infelice Principe, che nasce nella porpora, dee rimanere straniero alla voce della verità; ed il figlio d'Arcadio fu condannato a passare la sua perpetua infanzia, circondato solo da una servil truppa di donne, e di eunuchi. Il grand'ozio, che aveva, perchè trascurava gli essenziali doveri dell'alto suo grado, era occupato in vani divertimenti ed inutili studj. La caccia era l'unica occupazione attiva, che lo tentasse ad uscire da' confini del suo palazzo; ma con più grande assiduità esercitavasi talvolta al lume d'una notturna lampada, ne' meccanici lavori di dipingere e d'incidere; e l'eleganza, con cui trascriveva i sacri libri, fece acquistare al Romano Imperatore il singolar epiteto di Calligraphos, o di bello scrittore. Teodosio, separato dal Mondo mediante un impenetrabile velo, affidavasi alle persone che amava; amava quelli ch'erano assuefatti a divertire e lusingare la sua indolenza; e siccome non leggeva mai i fogli, che gli erano presentati per la reale sottoscrizione, frequentemente si facevano in nome di esso gli atti d'ingiustizia più ripugnanti al suo carattere. L'Imperatore, quanto a sè, era casto, temperante, liberale e compassionevole: ma queste qualità, che possono meritar solo il nome di virtù, quando vengono sostenute dal coraggio, e regolate dalla discrezione, rare volte furono di vantaggio, e qualche volta divenner dannose al genere umano. Il suo spirito, snervato da una educazione regale, era oppresso e abbattuto da una vile superstizione: ei digiunava, cantava i salmi, e ciecamente ammetteva i miracoli e le dottrine, colle quali era continuamente nutrita la sua fede. Teodosio devotamente adorava i Santi, vivi e morti, della Chiesa cattolica, ed una volta ricusò di mangiare, finattantochè un insolente Monaco, che aveva scomunicalo il suo Sovrano, non ebbe condisceso a medicare la spiritual ferita, che gli aveva fatto[583].

A. 421-460