A. 476-479
La dignità reale era famigliare a' Barbari, e l'umile Popolo d'Italia era preparato ad ubbidire senza difficoltà all'autorità, ch'egli si fosse contentato d'esercitare come Vicegerente dell'Imperatore dell'Occidente. Ma Odoacre avea risoluto d'abolire quest'inutile e dispendioso ufizio; ed è tale il peso degli antichi pregiudizi, che vi volle ardire e penetrazione per iscuoprire l'estrema facilità dell'impresa. Lo sfortunato Augustolo dovè servir d'istrumento alla propria disgrazia; ei notificò al Senato la sua rinunzia; e quell'assemblea, nell'ultimo suo atto d'ubbidienza ad un Principe Romano, continuò ad affettare lo spirito di libertà, e le formalità della costituzione. Fu scritta, per unanime loro decreto, una lettera all'Imperator Zenone, genero e successor di Leone, che ultimamente, dopo una breve ribellione, era di nuovo salito sul Trono Bizantino. Solennemente «disapprovano essi la necessità, o anche il desiderio, che più si continui la successione Imperiale in Italia; mentre, secondo il loro giudizio, la maestà d'un solo Monarca è sufficiente ad occupare e difendere, nell'istesso tempo, sì l'Oriente, che l'Occidente. In nome loro, e del Popolo acconsentono, che sia trasferita da Roma a Costantinopoli la sede dell'Impero universale; e bassamente rinunciano al diritto d'eleggere il loro Signore, unico vestigio che restava di quell'autorità, che aveva dato leggi al Mondo. Dicono, che la Repubblica (ripetono essi tal nome senza rossore) poteva sicuramente confidare nelle civili e militari virtù d'Odoacre; ed umilmente fanno istanza, che l'Imperatore l'investa del titolo di Patrizio, e dell'amministrazione della Diocesi d'Italia». I Deputati del Senato furono ricevuti a Costantinopoli con qualche segno di disgusto e d'irritamento; e quando furono ammessi all'udienza di Zenone, questi rinfacciò loro severamente il trattamento fatto ai due Imperatori, Antemio e Nipote, che l'Oriente avea l'un dopo l'altro accordato alle preghiere dell'Italia. «Il primo (proseguì egli) è stato da voi ucciso, ed il secondo scacciato; ma questo è tuttora in vita, e finattantochè vive, è il vostro legittimo Sovrano». Ma il prudente Zenone ben presto abbandonò la causa disperata del suo deposto collega. Fu appagata la sua vanità col titolo d'unico Imperatore, e con le statue, che si eressero in onor suo ne' vari quartieri di Roma; mantenne un'amichevole, quantunque ambigua, corrispondenza col Patrizio Odoacre, e gradì le insegne Imperiali, i sacri ornamenti del trono e del palazzo, che il Barbaro volentieri tolse alla vista del Popolo[899].
Nello spazio di venti anni dopo la morte di Valentiniano si erano succeduti l'uno dopo l'altro nove Imperatori; ed il figlio d'Oreste, giovane commendabile solo per la sua beltà, meriterebbe meno di tutti la cognizione della posterità, se il suo regno, che porta l'impronta dell'estinzione del Romano Impero nell'Occidente, non avesse formato un'epoca memorabile nell'istoria del genere umano[900]. Il Patrizio Oreste aveva sposato la figlia del Conte Romolo, di Petovio nel Norico: il nome d'Augusto, nonostante la gelosia della potenza, in Aquileia si riconosceva come un cognome famigliare; ed i nomi de' due gran fondatori della città, e della monarchia, si unirono per tal guisa stranamente nell'ultimo de' loro successori[901]. Il figlio d'Oreste prese e disonorò i nomi di Romolo Augusto; ma il primo fu convertito in Momillo da' Greci, ed il secondo si è cangiato da' Latini nello spregevol diminutivo d'Augustolo. Si risparmiò la vita di questo innocente giovane dalla generosa clemenza d'Odoacre, che lo fece uscire con tutta la sua famiglia dal palazzo Imperiale, gli assegnò l'annua rendita di seimila monete d'oro, e la villa di Lucullo nella Campania per luogo del suo esilio o ritiro[902]. Appena i Romani poteron respirare da' travagli della guerra Punica, furono attratti dalle bellezze e da' piaceri della Campania; e la villa del vecchio Scipione a Literno somministrava un durevole esempio della rustica loro semplicità[903]. Le deliziose rive della Baia di Napoli erano coronate di ville; e Silla applaudì la fina perizia del suo rivale, che si era situato sull'alto promontorio di Miseno, che domina da ogni parte la terra ed il mare, per quanto s'estende l'orizzonte[904]. La villa di Mario fu, pochi anni dopo, comprata da Lucullo, ed il prezzo era cresciuto da duemilacinquecento a più d'ottantamila lire sterline[905]. Si adornò dal nuovo proprietario con le arti Greche, e co tesori dell'Asia, e le case ed i giardini di Lucullo ebbero un posto distinto nel numero de' palazzi Imperiali[906]. Allorchè i Vandali divennero formidabili per le coste marittime, la villa di Lucullo, sul promontorio di Miseno, appoco appoco acquistò la forza ed il nome di fortezza, divenuta poi l'oscuro soggiorno dell'ultimo Imperatore dell'Occidente. Circa venti anni dopo quella gran rivoluzione, fu convertita in una chiesa ed in un Monastero per riporvi le ossa di S. Severino. Esse vi riposarono quietamente, fra' trofei spezzati delle vittorie Cimbriche ed Armene, fino al principio del decimo secolo; quando le fortificazioni, che potean dare un pericoloso ricovero a' Saracini, furono demolite dal Popolo di Napoli[907].
Odoacre fu il primo Barbaro, che regnasse in Italia sopra un Popolo, che aveva una volta giustamente assodato la sua superiorità sopra il resto dell'uman genere. La disgrazia de' Romani eccita sempre la rispettosa nostra compassione, e siamo altamente mossi dallo sdegno e dolore, che c'immaginiamo aver provato i degenerati lor posteri; ma le calamità dell'Italia appoco appoco avevan superato l'orgoglioso sentimento della libertà, e della gloria. Nel tempo del Romano valore, le Province furono sottoposte alle armi della Repubblica, ed i Cittadini alle sue leggi, finattantochè queste non furono distrutte dalla civile discordia, e sì la città che le Province divennero il servii patrimonio di un Tiranno. La forma della costituzione, che alleggeriva o mascherava l'abietta loro schiavitù, restò abolita dal tempo e dalla violenza; gl'Italiani si dolevano a vicenda sì della presenza, che dell'assenza de' Sovrani, ch'essi abborrivano o disprezzavano; e la successione di cinque secoli li sottopose a' vari mali della licenza militare, del capriccioso dispotismo e di una elaborata oppressione. Frattanto i Barbari erano usciti dall'oscurità e dal disprezzo, e s'introdussero nelle Province i guerrieri della Germania e della Scizia, come servi, come alleati, e finalmente come padroni de' Romani, ch'essi insultavano, o proteggevano. L'odio del Popolo restò soppresso dal timore: esso rispettò il coraggio e lo splendore di que' marziali Capi, che furono adornati degli onori dell'Impero; ed il destino di Roma da gran tempo dipendeva dalla spada di que' formidabili stranieri. Il crudo Ricimero, che calpestò lo rovine d'Italia, aveva esercitato il potere senza prendere il titolo di Re: ed i pazienti Romani appoco appoco si prepararono a riconoscer la dignità reale d'Odoacre, e de' Barbari suoi successori.
A. 476-490
Il Re d'Italia non era indegno dell'alto posto, a cui la fortuna ed il valore l'avevano elevato. I suoi costumi selvaggi s'incivilirono per l'uso delle conversazioni; ed egli rispettava, quantunque fosse un Conquistatore, ed un Barbaro, gli usi, ed anche i pregiudizi de' propri sudditi. Dopo un intervallo di sette anni, Odoacre restituì il Consolato dell'Occidente. Quanto a sè, o per modestia o per orgoglio, evitò un onore, che tuttavia s'accettava dagl'Imperatori dell'Oriente; ma la sella curule fu successivamente occupata da undici de' più illustri Senatori[908]; ed è adornato questo catalogo dal nome rispettabile di Basilio, le virtù del quale meritarono l'amicizia ed il grato applauso di Sidonio, suo cliente[909]. Eran osservate rigorosamente le leggi degl'Imperatori, e la civile amministrazione d'Italia tuttavia esercitavasi dal Prefetto del Pretorio, e da' Ministri ad esso subordinati. Odoacre appoggiò a' Magistrati Romani l'odioso od oppressivo ufizio d'esigere lo rendite pubbliche; ma riservò a se stesso il merito d'una opportuna e popolare indulgenza[910]. Come gli altri Barbari, egli era stato istruito nell'eresia Arriana; ma rispettava il carattere monastico ed episcopale; ed il silenzio de' Cattolici dimostra la tolleranza, ch'essi godevano. La pace di Roma richiese l'interposizione di Basilio, Prefetto di essa, nell'elezione d'un Romano Pontefice: ed il decreto, che proibiva al Clero l'alienazione delle sue terre, aveva per fine il vantaggio del Popolo, la devozione del quale avrebbe dovuto tassarsi per riparare le dilapidazioni della Chiesa[911]. L'Italia fu difesa dalle armi del suo conquistatore; e rispettate furono le sue frontiere da' Barbari della Gallia e della Germania, che avevano per tanto tempo insultato la debole stirpe di Teodosio. Odoacre passò l'Adriatico per punire gli assassini dell'Imperator Nipote, e per acquistar la Provincia marittima della Dalmazia. Passò le alpi per liberare il resto del Norico da Fava o Feleteo Re de' Rugi, che risedeva di là dal Danubio. Il Re fu vinto in battaglia, e condotto via prigioniero; si trapiantò in Italia una numerosa colonia di schiavi e di sudditi; e Roma, dopo un lungo periodo di abbattimento e di vergogna, potè vantare il trionfo del Barbaro suo Signore[912].
Nonostante la prudenza ed il buon successo d'Odoacre, il suo regno mostrava il tristo prospetto della miseria, e della desolazione. Fin dal tempo di Tiberio si era sentita in Italia la decadenza dell'agricoltura; e dava un giusto motivo di lamento il dipender che faceva la vita del Popolo Romano dagli accidenti dei venti, e delle acque[913]. Nella divisione e nella caduta dell'Impero si dispersero le tributarie messi dell'Egitto, e dell'Affrica; il numero degli abitanti andò continuamente scemando insieme co' mezzi della sussistenza; ed il paese restò esausto per le irreparabili perdite della guerra, della fame[914] e della peste. S. Ambrogio ha deplorato la rovina d'un popolato tratto di paese, che una volta era ornato dalle floride città di Bologna, di Modena, di Reggio, e di Piacenza[915]. Gelasio Papa era suddito d'Odoacre; ed asserisce con una forte esagerazione, che nell'Emilia, nella Toscana, e nell'addiacenti Province era quasi estirpata la specie umana[916]. I plebei di Roma, ch'eran nutriti dalle mani del loro Signore, perirono o si dispersero, tostochè mancò la liberalità di esso; la decadenza delle arti ridusse l'industrioso meccanico all'oziosità, ed al bisogno; ed i Senatori, che avrebbero potuto sopportar con pazienza la rovina della patria loro, piangevano la perdita privata delle proprie ricchezze e del lusso. Un terzo di quelle vaste possessioni, alle quali si attribuisce in origine la rovina dell'Italia[917], fu riservato pel conquistatori. Le ingiurie s'aggravavano dagli insulti; il sentimento di ciò, che attualmente soffrivasi, veniva più amareggiato dal timore di mali ancor più terribili; e siccome si concedevano sempre nuove terre a nuovi sciami di Barbari, ogni Senatore temeva, che gli arbitrari soprintendenti si accostassero alla favorita sua villa, o al suo più fertil podere. I meno infelici eran quelli, che si sottomettevano quietamente alla forza, a cui era impossibile di resistere. Poichè desideravano essi di vivere, professavano gratitudine verso il Tiranno, che risparmiava loro la vita; e poichè esso era l'assoluto padrone de' loro beni, quella porzione, che loro lasciava, dovevano risguardarla come un puro e volontario suo dono[918]. L'angustia dell'Italia fu mitigata dalla prudenza e dall'umanità di Odoacre, che si era per altro obbligato, per prezzo della sua elevazione, a soddisfar le domande d'una licenziosa o turbolente moltitudine. I Re de' Barbari venivano spesso contrariati, deposti, ed uccisi da' nativi lor sudditi; e le varie truppe d'Italiani mercenari, che si associarono sotto le bandiere d'un Generale elettivo, pretendevano un privilegio più esteso di libertà e di rapina. Una Monarchia, priva d'unione nazionale, e d'ereditario diritto, tendeva a disciogliersi; dopo un regno di quattordici anni Odoacre fu oppresso dal genio superiore di Teodorico Re degli Ostrogoti, eroe ugualmente eccellente nelle arti della guerra, che del Governo, che fece tornare un tempo di pace e di prosperità, ed il nome del quale tuttavia eccita meritamente l'attenzione del genere umano.
FINE DEL VOLUME SESTO.