[693.] Per la trombetta Romana, ed i suoi vari segnali si consulti Lipsio De militia Romana (Opp. Tom. III L. IV Dial. X p. 125, 129). Una maniera di distinguer l'attacco per mezzo d'una trombetta a cavallo di solido bronzo, e la ritirata per mezzo d'una trombetta a piedi di cuoio e di legno leggiero, fa commendata da Procopio, e adottata da Belisario.

[694.] Procopio (Goth. L. II c. 3) si è dimenticato di nominar questi acquedotti; nè tal doppia intersezione a quella distanza di Roma si può chiaramente fissare dagli scritti di Frontino, del Fabretti, e dell'Eschinard de aquis, et de agro Romano, o dalle carte locali del Lameti e del Ciugolani. Sette o otto miglia (50 Stadi) lontano dalla Città, sulla via d'Albano, fra le strade Latina ed Appia, io discerno i residui d'un acquedotto (probabilmente di quello di Settimio), ed una serie di archi (per 630 passi) alti venticinque piedi (υψηλω εσαναν) d'un'eccessiva altezza.

[695.] Fecero delle salsiccie αλλατας di carne di mulo; malsane senza dubbio, se gli animali eran morti di peste; fuori di questo caso per altro le famose salsiccie di Bologna si dice, che son fatte di carne d'asino (Voyages de Labat, Tom. II p. 218).

[696.] Il nome del palazzo, del colle, e dell'annessa porta tutti eran derivati dal Senator Pincio. Alcuni recenti vestigi di tempj, e di chiese si sono adesso livellati al suolo nel giardino de' Minimi della Trinità del Monte (Nardini L. IV c. 7 p. 196. Eschinard p. 209, 210 la vecchia pianta del Bufalini, e la gran pianta del Nolli). Belisario avea stabilito il suo quartiere fra le porte Pincia e Salaria (Procop. Goth. L. I c. 15).

[697.] Dal farsi qui menzione del primo e del secondo velum parrebbe, che Belisario, quantunque assediato, rappresentasse l'Imperatore, o conservasse l'altiero ceremoniale del Palazzo Bizantino.

[698.] Dove ha egli trovato il Sig. Gibbon, che Silverio fosse accusato da testimoni degni di fede, e convinto dalla prova della sua sottoscrizione? Gli Autori che cita nella nota (1 p. 444) non dicono questo. Procopio, ch'era presente al fatto, così lo riferisce «Essendo nato sospetto (υποψιας), che Silverio Vescovo di Roma tramasse un tradimento co' Goti, subito lo relegò in Grecia ec.» ma questo pare al N. A. un testimone troppo secco e ripugnante a tal atto, quasi che Procopio fosse un uomo devoto e scrupoloso, o che nelle sue opere si dimostrasse addetto a' Romani Pontefici, più che a Belisario: non sarebbe anzi più ragionevole il supporre, che il Segretario ed encomiatore del Generale avesse usato quella maniera di dire secca e concisa per cuoprirne quanto potea l'ingiustizia, e che in verità vi fosse anche meno che un sospetto contro la fedeltà di Silverio? Ma udiamo gli altri scrittori citati dal Sig. Gibbon: Augusta (dice Anastasio in vit. Silverii) misit jussiones ad Vilisarium Patricium per Virgilium Diaconum ita continentes: vide aliquas occasiones in Silverium Papam, et depone illum ab Episcopatu, aut certe festinus trasmitte eum ad nos.... Et tunc suscepit jussionem Vilisarius Patricius dicens; Ego quidem jussionem facio, sed ille, qui interest in nece Silverii Papae, ipse rationem reddet de factis suis Domino Nostro Jesu Christo. Et urgente jussione exierunt quidam falsi testes: qui et dixerunt: quia nos multis vicibus invenimus Silverium Papam scripta mittentem ad Regem Gothorum:.................... Asinaria, juxta Lateranas, et Civitatem tibi trado, et Vilisarium Patricium. Quod autem Vilisarius non credebat: Sciebat enim, quod per invidiam haec de eo dicebantur. Sed dum multi in eadem accusatione persisterent, pertimuit etc. Son questi i testimoni degni di fede? questa è la propria sottoscrizion di Silverio? Gibbon dirà, che questa descrizione è appassionata. Vediamo dunque Liberato: Belisarius vero (dic'egli) Romam reversus, evocans Silverium ad Palatium, intentabat ei calumniam, quasi Gothis scripsisset, ut Romam introirent. Fertur enim Marcum quemdam Scholasticum, et Julianum quemdam Praetorianum fictas de nomine Silverii composuisse litteras Regi Gothorum scriptas, ex quibus convinceretur Silverius Romanam velle prodere Civitatem. Secreto autem Belisarius et ejus conjux persuadebant Silverio implere praeceptum Augustae, ut tolleretur Chalcedonensis synodus, et per epistolam suam haereticorum firmaret fidem ec. Se anche questa è una testimonianza appassionata, noi domanderemo al Sig. Gibbon, quali son dunque le narrazioni vere ed imparziali, dalle quali esso ha tratto la notizia de' credibili testimoni, che accusaron Silverio, e della propria di lui sottoscrizione? E frattanto ch'ei trova altre autorità opportune per il suo intento, avremo tutta la ragione d'approvar come giuste l'esecrazioni del Card. Baronio contro la patente e sacrilega ingiustizia di Belisario.

Nota dell'Editore Pisano.

[699.] Procopio (Goth. L. I c. 25) è un testimone secco e ripugnante a quest'atto di sacrilegio. Le narrazioni di Liberato (Breviar. c. 22) e d'Anastasio (de. vit. Pont. p. 39) sono caratteristiche, ma appassionate. S'odano l'esecrazioni del Cardinal Baronio (An. 536 n. 123. An. 538 n. 4, 20) portentum, facinus omni execratione dignum.

[700.] La vecchia porta Capena fu trasportata da Aureliano alla moderna porta di S. Sebastiano, o lì vicino (Vedi la pianta del Nolli). Quel memorabile luogo è stato decorato dal bosco Egerio, dalla memoria di Numa, da archi trionfali, da' sepolcri degli Scipioni, e de' Metelli ec.

[701.] L'espression di Procopio contiene un tratto invidioso: Τυην εκ του ασφαλους την σφισι συμβησομενην καραδοκειν (Goth. l. II. c. 4) per osservare da un luogo sicuro il destino che loro accadesse. Egli parla però d'una donna.