Downing-Street.
Primo Maggio 1788.
P. S. Prenderò qui l'occasione di far due osservazioni quanto all'uso delle parole, che io finora non ho sufficientemente avvertito: 1. Ogni volta che io mi servo dell'espressioni di là dalle Alpi, dal Reno, dal Danubio ec., generalmente suppongo di trovarmi a Roma, e di poi a Costantinopoli, senza fare attenzione, se questa relativa Geografia possa convenire o no alla locale variabile situazione del Lettore, o dell'Istorico. 2. Ne' nomi propri d'origine straniera, specialmente orientale, sarebbe sempre mio disegno di esprimere nella versione Inglese una copia fedele dell'originale. Ma spesso conviene abbandonar questa regola, che si fonda sopra un giusto riguardo per l'uniformità e la verità; quindi se ne limiteranno, o estenderanno l'eccezioni, secondo l'uso della lingua ed il genio dell'interpetre. Sovente i nostri alfabeti possono esser mancanti: un suono duro, un'ingrata distribuzione di lettere potrebbe offender l'orecchio o l'occhio de' nostri Nazionali; ed alcune parole, manifestamente corrotte, si sono stabilite, e quasi naturalizzate nella lingua volgare. Il Profeta Mohammed, per esempio, non si può spogliar più del famoso, quantunque improprio nome di Maometto; non si riconoscerebbero quasi più le notissimo Città d'Aleppo, di Damasco, e del Cairo nelle strane denominazioni di Haleb, Damashk, ed Al Cahira; si son formati i Titoli e gli Ufizi dell'Impero Ottomano dalla pratica di trecento anni; ed ormai siamo soliti d'unire i tre Monosillabi Chinesi Con-fu-tzee nel rispettabile nome di Confucio, come pure di adottare la corruzion Portughese di Mandarino. Io però sono inclinato a variare l'uso di Zoroastro e di Zerdusht a misura che ho tratto le mie notizie dalla Grecia o dalla Persia; dopo il nostro commercio coll'Indie, si è restituito al trono di Tamerlano il genuino Timour; i nostri più corretti Scrittori hanno tolto dal Koran il superfluo articolo Al; ed adottando la voce Moslem invece di Musulmano, evitiamo nel numero plurale un'ambigua terminazione[337]. In questi, ed in mille altri esempi son troppo minute le cause della distinzione fra un vocabolo e l'altro; ma, se non posso esprimerli, sento i motivi della mia scelta.
CAPITOLO XXXIX.
Zenone ed Anastasio, Imperatori d'Oriente. Nascita, educazione, e prime imprese di Teodorico Ostrogoto. Sua invasione e conquista d'Italia. Regno in Italia de' Goti. Stato dell'Occidente. Governo militare e civile. Senatore Boezio. Ultime azioni e morte di Teodorico.
A. 476-527
Dopo la caduta del Romano Impero in Occidente, gli oscuri nomi, e gl'imperfetti Annali di Zenone, d'Anastasio e di Giustino, che l'un dopo l'altro montarono sul trono di Costantinopoli, debolmente segnano l'intervallo di cinquant'anni fino al memorabile Regno di Giustiniano. Nel medesimo periodo risorse e fiorì l'Italia sotto il governo d'un Re Goto, che avrebbe potuto meritare una statua fra' migliori e più valorosi degli antichi Romani.
A. 455-475
Teodorico l'Ostrogoto, ch'era il decimoquarto nella discendenza della stirpe reale degli Amali[338], era nato nelle vicinanze di Vienna[339] due anni dopo la morte d'Attila. Una recente vittoria aveva restituito l'indipendenza agli Ostrogoti; ed i tre fratelli Walamiro, Teodemiro e Widimiro, che unitamente governavano quella guerriera Nazione, avevano separatamente stabilito le loro sedi nella fertile, quantunque desolata Provincia della Pannonia. Gli Unni tuttavia minacciavano i ribelli lor sudditi; ma fu rispinto il precipitoso loro attacco dalle sole forze di Walamiro, e giunsero le nuove di tal vittoria al campo lontano del suo fratello in quell'istesso fausto momento, in cui la concubina favorita di Teodemiro gli aveva partorito un figlio ed erede. Teodorico nell'ottavo anno della sua età, fu dal padre con ripugnanza rilasciato pel pubblico interesse come ostaggio d'un'alleanza, che Leone Imperatore di Oriente aveva comprato per un annuo sussidio di trecento libbre d'oro. Fu educato il Reale ostaggio a Costantinopoli con premura ed affetto. S'assuefece il suo corpo a tutti gli esercizi della guerra, si dilatò il suo spirito per l'uso d'una culta conversazione, frequentò le scuole de' più abili Maestri; ma sdegnò o trascurò le arti della Grecia, e restò sempre tanto ignorante ne' primi elementi delle lettere, che fu inventato un rozzo istrumento per far la sottoscrizione dell'idiota Re d'Italia[340]. Giunto all'età di diciotto anni, fu restituito a' desiderj degli Ostrogoti, che l'Imperatore cercava di guadagnare per mezzo della liberalità e della confidenza. Walamiro era morto in battaglia; Widimiro, fratello minore, aveva condotto in Italia e nella Gallia un'armata di Barbari, e tutta la Nazione riconosceva per Re il padre di Teodorico. I feroci di lui sudditi ammirarono la forza e la statura del giovine loro Principe[341]: ed ei tosto provò loro, che non avea punto degenerato dal valore de' suoi Antenati. Alla testa di seimila volontari partì segretamente dal campo, andando in cerca di avventure, discese il Danubio fino a Singiduno o Belgrado, ed in breve tornò da suo padre con le spoglie d'un Re Sarmata, ch'egli aveva vinto ed ucciso. Tali trionfi però non producevano altro che gloria, e gl'invincibili Ostrogoti eran ridotti ad un'estrema angustia per mancanza di vesti e di cibo. Di comun consenso dunque risolvettero d'abbandonare i loro accampamenti Pannonici, e d'avanzarsi arditamente verso le temperate e ricche vicinanze della Corte Bizantina, che già manteneva nell'orgoglio e nel lusso tante altre truppe di Goti ad essa confederati. Dopo d'aver provato con alcuni atti d'ostilità ch'essi potevano esser pericolosi nemici, o almeno molesti, gli Ostrogoti venderono ad un alto prezzo la loro riconciliazione e fedeltà; accettarono un donativo di terre e di denaro; e fu loro confidata la difesa del basso Danubio sotto il comando di Teodorico, il quale dopo la morte di suo padre successe al trono ereditario degli Amali[342].