[44.] S. Girolamo esprime con forti ma indiscrete frasi l'uso più importante del digiuno, e dell'astinenza: Non quod Deus universitatis creator et Dominus, intestinorum nostrorum rugitu, et inanitate ventris, pulmonisque ardore delectetur, sed quod aliter pudicitia tuta esse non possit. (Oper. Tom. I. pag. 137. ad Eustoch.). Vedi le collezioni 12, e 22. di Cassiano de castitate, e de illusionibus nocturnis.

[45.] Edacitas in Graecis gula est, in Gallis natura. (Dialog. I. c. 4. pag 521). Cassiano chiaramente confessa, che non si può imitare nella Gallia la perfetta norma dell'astinenza, per causa dell'aerum temperies, e qualitas nostrae fragilitatis (Inst. 4. 11). Fra le regole occidentali, quella di Colombano è la più austera; egli era stato educato in mezzo alla povertà dell'Irlanda, forse tanto rigida ed inflessibile, quanto l'astinente virtù dell'Egitto. La regola d'Isidoro di Siviglia è la più dolce: nelle feste concede l'uso della carne.

[46.] «Quelli, che bevono solamente acqua, e non hanno liquore nutritivo, dovrebbero avere almeno una libbra e mezza (24 once) di pane il giorno» Stat. delle Carceri p. 40. di Howard.

[47.] Vedi Cassiano Collat. l. II. 19, 20, 21. Ai piccoli pani, o biscotti di sei once l'uno, si diede il nome di Paximacia (Roswayde Onomastic. pag. 1045), Pacomio però concesse a' suoi Monaci qualche estensione nella quantità del loro cibo; ma gli faceva lavorare in proporzione di quello che mangiavano (Pallad. in hist. Lausiac. c. 38, 39. in vit. Patr. l. VIII. p. 736. etc.).

[48.] Vedasi il banchetto, a cui fu invitato Cassiano (Collat. VIII. 1) da Sereno, Abbate Egiziano.

[49.] Vedi la regola di S. Benedetto n. 39, 40. (in Cod. Regul. P. II. pag. 41, 42). Licet legamus vinum omnino Monachorum non esse, sed quia nostris temporibus id Monachis persuaderi non potest; egli concede loro un'hemina romana, misura che si può determinare per mezzo delle Tavole dell'Arbuthnot.

[50.] Tali espressioni, come il mio libro, la mia veste, le mie scarpe (Cassiano Instit. l. IV. c. 13) erano proibite fra Monaci occidentali, con severità non minore, che fra gli orientali; (Cod. Regul. P. II. p. 174, 235, 288), e la Regola di Colombano li puniva con sei colpi di disciplina. L'ironico Autore dell'opera intitolata Ordres Monastiques, che pone in ridicolo la folle scrupolosità de' conventi moderni, sembra, che non sappia, che gli antichi erano ugualmente assurdi.

[51.] Due gran Maestri della scienza ecclesiastica, il P. Tommassino (Discipl. de l'Eglis. Tom. III. p. 1090, 1139) ed il P. Mabillon (Etudes Monastiq. Tom. I. p. 116, 155) hanno seriamente esaminato il lavoro manuale dei Monaci, che il primo risguarda come un merito, ed il secondo come un dovere.

[52.] Il Mabillon (Erud. Monast. Tom. I. pag. 47, 55) ha raccolto molti curiosi fatti per provare i lavori letterari de' suoi predecessori, sì in Oriente, che in Occidente. Si copiavano libri negli antichi Monasteri d'Egitto (Cassiano Instit. l. IV c. 12), e da' Discepoli di S. Martino (Sulp. Sever. in vit. Martin. c. 7. p. 473). Cassiodoro ha dato gran materia per gli studi de' Monaci: e noi non ci scandalizzeremo, se la loro penna talvolta da Grisostomo ed Agostino, passò ad Omero e Virgilio.

[53.] Il Tommassino (Discipl. de l'Eglis. Tom. III. p. 118, 145, 146, 171, 179) ha esaminato le vicende delle leggi civili, canoniche e comuni. La moderna Francia conferma la morte, che i Monaci si son dati da loro stessi, e giustamente li priva d'ogni diritto d'eredità.