[430.] Il Pagi, il Muratori ec. convengono, che Boezio medesimo fu Console, nell'anno 510, i due suoi figli nel 522, e nel 487 forse suo padre. Il desiderio d'attribuire al Filosofo l'ultimo di questi Consolati ha resa dubbiosa la cronologia della sua vita. Ne' propri onori, nelle sue Parentele, nei Figli egli celebra la sua propria felicità la felicità passata. (p. 109, 110).
[431.] Si ego scissem, tu nescisses. Boezio (L. 1 Pros. 5 pag. 53) adotta questa risposta di Giulio Cano, di cui la morte filosofica è descritta da Seneca (De tranquillit. animi, c. 14).
[432.] S'espongono i caratteri de' due suoi delatori, Basilio ed Opilio, non molto per essi onorevolmente nelle Lettere di Cassiodoro (Var. II 10, 11. IV 22. V 41. VIII 16) che fa menzione ancora di Decorato (V 31) indegno Collega di Boezio (L. III Pros. 4 p. 193).
[433.] Si fece un rigoroso processo intorno al delitto di magia (Var. IV 22, 23. IX 18) e fu creduto, che molti negromanti fossero fuggiti rendendo pazzi i loro custodi: in vece di pazzi leggerei piuttosto ubbriachi.
[434.] Boezio aveva composto la propria apologia (p. 53), forse più interessante della sua Consolazione. Ma bisogna, che ci contentiamo d'un prospetto generale de' suoi onori, principj, persecuzione ec. (L. I Pros. IV p. 42, 62) che si può confrontare con le brevi ed importanti parole del Frammento Valesiano (p. 723). Uno scrittore anonimo (Sinner Catalog. M. S. Bibliot. Bern. Tom. I p. 287) l'accusa francamente d'un onorevole e patriottico tradimento.
[435.] L'esecuzione fu fatta in agro Calventiano (a Calvenzano fra Marignano e Pavia) Anon. Vales. p. 723 per ordine d'Eusebio Conte di Ticino o di Pavia. Il luogo della sua prigionia si chiama Battistero: edifizio e nome proprio delle Chiese Cattedrali; ed una perpetua tradizione l'attribuisce alla Chiesa di Pavia. Nell'anno 1584 tuttavia sussisteva la torre di Boezio, e se ne conserva ancora la pianta. (Tiraboschi Tom. III p. 47, 48).
[436.] Vedi la Biografia Britannica, Alfredo, Tom. I p. 80 II Ediz. L'opera è più onorevole ancora, se fu eseguita sotto l'occhio illuminato d'Alfredo dagli estranei e domestici suoi Dottori. Intorno alla fama di Boezio nel medio Evo, si consulti Brucker (Hist. Crit. Philos. Tom. III p. 565, 566).
[437.] L'Iscrizione posta sul nuovo di lui sepolcro, fu fatta dal precettore di Ottone III, il dotto Papa Silvestro II, il quale, come Boezio medesimo, era chiamato mago dall'ignoranza di que' tempi. Il Martire cattolico aveva portato per un considerabile tratto di strada la propria testa delle sue mani (Baron. an. 526 n. 17, 18). Ad una simil novella disse una volta una Signora (La Signora Du Deffand, in occasione del miracolo di S. Dionigi.) di mia conoscenza = La distance n'y fait rien: il n'y a que le primier pas qui coute.
[438.] Boezio applaudisce alle virtù del suo suocero (L. I Pros. 4 p. 118). Procopio (Goth. L. I c. 1), il Frammento Valesiano (p. 724), e l'Istoria miscella (L. XV p. 105) son d'accordo nel lodare la sublime innocenza, o santità di Simmaco: e, nell'opinione dell'Autore della leggenda, il delitto della sua morte fu uguale a quello della carcerazione d'un Papa.
[439.] Nell'immaginosa eloquenza di Cassiodoro la varietà del pesce di mare e di fiume è una prova d'esteso dominio; e sulla tavola di Teodorico trovavansi quelli del Reno, di Sicilia, e del Danubio (Var. XII 14). Il mostruoso Rombo di Domiziano (Giovenal. Sat. III 39) era stato preso nei lidi dell'Adriatico.