[543.] Tzetze descrive l'artifizio di questi specchi ustorj, che egli aveva letto, probabilmente con occhi non istruiti, in un Trattato matematico d'Antemio. Questo Trattato, περὶ παραδοξων μηχανηματων (delle macchine mirabili) si è ultimamente pubblicato, tradotto, ed illustrato da M. Dupuys, erudito e matematico (Memoires de l'Academie des Inscriptions Tom. LXII p. 392, 451).

[544.] Nell'assedio di Siracusa dal silenzio di Polibio, di Plutarco e di Livio e nell'assedio di Costantinopoli da quello di Marcellino, e di tutti i contemporanei del VI secolo.

[545.] Senz'alcuna previa cognizione di Tzetze o d'Antemio l'immortal Buffon immaginò, ed eseguì una serie di specchi ustorj, co' quali potè infiammar delle tavole alla distanza di 200 piedi (Supplement a l'Hist. nat. Tom. I p. 330, 483. Edit. 4). Quali miracoli non avrebbe fatto il suo genio pel pubblico servizio a spese Reali, e col forte Sole di Costantinopoli o di Siracusa?

[546.] Gio. Malala (Tom. II p. 120, 124) racconta il fatto: ma sembra, che confonda i nomi o le persone di Proclo e di Marino.

[547.] Agatia Lib. V pag. 140, 152. Il merito di Antemio come Architetto vien sommamente innalzato da Procopio (de Aedif. Lib. I cap. 1), e da Paolo Silenziario (p. 1, 134 ec.).

[548.] Vedi Procopio (De Aedif. L. I c. 1, 2 L. II c. 3). Ei riferisce una coincidenza di sogni, che suppone qualche frode in Giustiniano, o nel suo Architetto: ambidue videro in una visione l'istesso piano per fermare un'inondazione a Dara: fu rivelata all'Imperatore una cava di pietre vicina a Gerusalemme (L. V c. 6); e fu destinato un angelo alla perpetua custodia di S. Sofia (Anonym. de antiq. C. P. L. IV p. 70).

[549.] Nella folla di Scrittori antichi e moderni, che hanno celebrato l'edifizio di S. Sofia, io distinguerò e seguirò: 1. Quattro Spettatori ed Istorici originali di esso, cioè Procopio (De Aedif. l. I c. 1), Agatia (L. V p. 152), Paolo Silenziario (in un Poema di 1026 Esametri ad calcem Annae Comnen. Alexiad.) ed Evagrio (L. IV c. 31): 2. Due leggende Greche più recenti, Giorgio Codino (De Orig. CP. p. 64, 74), e lo Scrittore anonimo del Banduri (Imp. Orient. Tom. I l. IV p. 65, 80): 3. Il grande Antiquario Bizantino Du-Cange (Comment. ad Paul. Silent. p. 525, 598 e CP. Christi L. III pag. 4, 78): 4. Due Viaggiatori Francesi, cioè Pietro Gillio (De Topograph. CP. L. II c. 3, 4) nel secolo XVI, e Grelot (Voyage de CP. p. 95, 164. Paris 1680 in 4). Quest'ultimo ha pubblicato anche le piante, i prospetti e le vedute interne di S. Sofia; ed i suoi disegni, quantunque di minor dimensione, sembrano più corretti di quelli del Du-Cange. Io ho adottato e ridotto le misure del Grelot; ma siccome nessun Cristiano può presentemente salir sulla cupola, l'altezza n'è presa da Evagrio paragonato con Gillio, con Greaves, e col Geografo Orientale.

[550.] Il tempio di Salomone era circondato da Cortili, Portici ec. ma la pura fabbrica della Casa di Dio (se calcoliamo il cubito Egiziano o Ebreo a ragione di 22 pollici) non era più di 55 piedi alta, 36-2/3 larga, 110 lunga: Piccola Chiesa Parrochiale, dice Prideaux (Connection Vol. I p. 144 fol.): ma pochi Santuari potrebbero valutarsi quattro o cinque milioni di lire sterline.

[551.] Paolo Silenziario in oscuro e poetico stile descrive la varie pietre e marmi, che s'impiegarono nell'edifizio di S. Sofia (P. II p. 129, 133 ec.), vale a dire, 1. Il Caristio pallido con vene di ferro: 2. il Frigio di due sorti ambedue color di rosa, uno con ombreggiature bianche, l'altro purpuree con fiori d'argento: 3. il Porfido d'Egitto con piccole stelle: 4. Il marmo verde di Laconia: 5. il Cario del monte Jassi con vene obblique bianche e rosse: 6. il Lidio pallido con un fiore rosso: 7. L'Affricano o Mauritano d'un color d'oro, o di zafferano: 8. il Celtico nero con vene bianche: 9. il Bosforico bianco con punte nere. Oltre il Proconnesio, che formava il pavimento, il Tessalo, il Molossio ec. che son coloriti meno distintamente.

[552.] I sei libri degli Edifizi di Procopio son distribuiti in tal modo: il primo si limita a Costantinopoli: il secondo include la Mesopotamia, e la Siria: il terzo l'Armenia, ed il Ponto Eussino: il quarto l'Europa: il quinto l'Asia minore, e la Palestina: il sesto l'Egitto e l'Affrica. L'Italia è omessa dall'Imperatore, o dall'Istorico, che pubblicò questa opera d'adulazione avanti l'epoca dell'intera conquista di essa (an. 555).