[673.] Si celebra l'otium di Napoli da' Poeti Romani, come da Virgilio, da Orazio, da Silio Italico, e da Stazio (Cluver. Ital. Ant. l. IV p. 1149, 1150). Quest'ultimo in una elegante lettera (Sylv. l. III, 5 p. 94, 98 Edit. Markland.) tenta la difficile impresa di trar la sua moglie da' piaceri di Roma a quel tranquillo ritiro.

[674.] Questa misura fu presa da Ruggiero I dopo la conquista di Napoli (An. 1139), ch'ei fece la Capitale del suo nuovo Regno (Giannone Istor. Civ. Tom. II p. 169). Questa città, ch'è la terza nell'Europa Cristiana, ha presentemente almeno dodici miglia di circuito (Jul. Caes. Capaccii Hist. Neapol. L. I p. 47), e contiene in questo spazio più abitanti (vale a dire 350,000) che qualunque altro luogo nel Mondo conosciuto.

[675.] Non geometrici ma comuni, cioè passi di 22 pollici Francesi l'uno (Danville Mesures itinerair. p. 7, 8): 2363 di essi non fanno un miglio Inglese.

[676.] Belisario fu condannato dal Papa Silverio per la strage; egli per altro ripopolò Napoli, ed introdusse colonie di prigionieri Affricani nella Sicilia, nella Calabria, e nella Puglia (Hist. Miscell. L. XVI presso il Muratori Tom. I p. 106, 107).

[677.] Benevento fu fabbricato da Diomede, Nipote di Meleagro (Cluver. Tom. II p. 1195, 1196). La caccia Calidonia è una pittura della vita selvaggia (Ovid. Metamorph. L. VIII). Trenta o quaranta eroi si collegarono contro un cignale: i bruti (non il cignale) contendevano con una donna per la testa.

[678.] Il Decennovium è stranamente confuso dal Cluverio (Tom. II p. 1007) col fiume Ufente. Esso era veramente un canale di diciannove miglia, dal Foro d'Appio fino a Terracina, sul quale Orazio imbarcossi di notte. Il Decennovium, di cui fan menzione Lucano, Dione Cassio, e Cassiodoro, è stato in vari tempi successivamente rovinato, restaurato, e cancellato (Danville, Analyse de l'Italie p. 185 ec.).

[679.] Un Ebreo volle soddisfare il disprezzo e l'odio che avea per tutti i Cristiani, rinchiudendo tre mandre, ciascheduna delle quali conteneva dieci porci, ed eran distinte coi nomi di Goti, di Greci e di Romani. I primi furon trovati quasi tutti morti; quasi tutti i secondi eran vivi: e de' terzi la metà eran morti, ed il rimanente avevan perduto le loro setole. Emblema non incoerente all'evento.

[680.] Bergier (Hist. des grands chemins des Romains T. I p. 221, 228, 440, 444) n'esamina la struttura ed i materiali, mentre Danville (Analyse de l'Italie p. 200, 213) ne determina la situazione geografica.

[681.] L'anno 536 della prima ricuperazione di Roma è certo, piuttosto per la serie de' fatti, che poi testo corrotto o interpolato di Procopio: il mese (di Dicembre) viene assicurato da Evagrio (L. IV c. 19): ed il giorno (10) può ammettersi sulla debole testimonianza di Niceforo Callisto (L. XVII c. 13). Di questa esatta Cronologia siam debitori alla diligenza, ed al criterio del Pagi (Tom. II pag. 559, 560).

[682.] Un Cavallo di color baio o rosso chiamavasi φαλιος da' Greci, Balan da' Barbari, e Spadix da' Romani. Honesti Spadices, dice Virgilio (Georg. L. III, 72 con le osservazioni di Martin, e di Heyne). Σπαδιξ o Βαιον significa un ramo di palma, il cui nome Φοινιξ della quale è sinonimo di rosso (Aul. Gellius II, 26).