[319.] Nell'anno di Roma 523, Spurio Carvilio Ruga ripudiò una moglie bella e buona, ma che era sterile. (Dionigi d'Alicarnasso, l. II p. 93; Plutarco, in Numa, p. 141; Valerio Massimo, l. II c. 1; Aulo Gellio, IV, 3). Egli fu rimproverato da' Censori e detestato dal popolo; ma la legge non si opponeva punto al suo divorzio. [Questo fatto viene altrimenti raccontato e spiegato da Montesquieu. (Esprit. des Lois, l. XVI. c. 16) (Nota dell'Editore).]

[320.]

— Sic fiunt octo mariti

Quinque per autumnos.

Juven. Sat. VI, 90.

Quantunque questa successione sia molto rapida, essa è tuttavia credibile, come pure il non consulum numero, sed maritorum annos suos computant di Seneca (De beneficiis, III 16). A Roma San Gerolamo vide un marito che seppelliva la ventunesima sua moglie, la quale aveva seppelliti ventidue suoi predecessori meno robusti di lui (Opp. tom. I p. 90, ad Gerontiam). Ma i dieci mariti in un mese del Poeta Marziale, sono una stravagante iperbola (l. VI, epigr. 7).

[321.] Publio Vittore, nella sua Descrizione di Roma, parla di un Sacellum Viriplacae (Valerio Massimo, l. II c. 1) che si trovava nel quartiere Palatino ai tempi di Teodosio.

[322.] Valerio Massimo (l. II c. 9). Egli, con qualche ragione, giudica il divorzio più criminoso del celibato: illo namque conjugalia sacra spreta tantum, hoc etiam iniuriose tractata.

[323.] Vedi le leggi d'Augusto e de' suoi successori in Eineccio (ad legem Papiam Poppeam, c. 19, in Opp. t. VI part. I p. 323-333).

[324.] Aliae sunt leges Caesarum; aliae Christi: aliud Papinianus, aliud Paulus NOSTER praecipit (San Gerolamo, t. I p. 198; Selden uxor ebraica, l. III c. 31 p. 847-853).