[439.] Vedi Brenckmann, Dissert. prima de republica Amalphitana, p. 1-42, ad calcem Hist. Pandect. Florent.
[440.] Gregorio Magno, l. III, epist. 23, 25, 26, 27.
[441.] Io ho descritto l'Italia colla scorta dell'eccellente Dissertazione del Beretti. Il Giannone (Istoria Civile, t. I p. 374-387), nella geografia del Regno di Napoli, ha seguìto il dotto Camillo Pellegrino. Quando l'Impero ebbe perduto la Calabria propriamente detta, la vanità de' Greci sostituì il nome di Calabria all'ignobile denominazione di Bruzio; e sembra che questa alterazione abbia avuto luogo prima del Regno di Carlo Magno (Eginardo, p. 75).
[442.] Maffei (Verona illustrata, part. I p. 310-321) e Muratori (Antich. Ital. t. II, Dissert. 32, 33 p. 71-365), il primo col massimo entusiasmo, ed il secondo colla più gran moderazione, hanno ambedue sostenuto le pretensioni della lingua latina, e spiegato molto sapere, spirito ed esattezza in questa discussione.
[443.] Paolo, De gest. Longobard. l. III c. 5, 6, 7.
[444.] Paolo, (l. II c. 9) applica a queste famiglie o a queste generazioni il nome teutonico di Faras, che si rinviene eziandio nelle leggi dei Lombardi. Il Diacono con tutta la sua modestia non era insensibile alla nobiltà della sua razza. Vedi L. IV c. 39.
[445.] Si confrontino il num. 3 ed il num. 177 delle leggi di Rotario.
[446.] Paolo, l. II c. 31, 32; l. III c. 16. Le leggi di Rotario pubblicate A. D. 643 non contengono alcun'orma di questo tributo del terzo dei prodotti; ma ci danno parecchie minute e curiose particolarità intorno lo stato dell'Italia ed i costumi dei Lombardi.
[447.] Le razze di Dionigi di Siracusa, e le frequenti sue vittorie nei giuochi Olimpici, aveano divulgata fra i Greci la fama dei cavalli della Venezia; ma la loro razza erasi perduta ai tempi di Strabone (l. V p. 325). Gisulfo da suo zio ottenne generosarum equarum greges (Paolo, l. II c. 9). Successivamente i Lombardi introdussero in Italia caballi sylvatici, cavalli selvaggi (Paolo, l. IV c. 11).
[448.] Tunc (A. D. 596) primum, Bubali in Italiam delati Italiae populis miracula fuere (Paolo Warnefridio, l. IV, c. 11). I bufali che paiono essere originarj dell'Affrica e dell'India, non si conoscono in Europa, eccetto in Italia, dove sono numerosi ed utili: gli antichi non avevano la menoma idea di questi animali, a meno che Aristotile (Hist. anim. l. III c. 1 p. 58, Parigi, 1783) non abbia inteso darne una descrizione sotto il nome di buoi selvaggi d'Aracosia (Vedi Buffon, Hist. nat. t. XI, e supplem. t. VI; Hist. gen. des Voyages, t. I p. 7, 481; II, 105; III, 291; IV, 234, 461; V, 195; VI, 491; VIII, 400; X, 666; Pennant's Quadrupedes, p. 24; Dictionn. d'Hist. nat. par Valmont de Bomare, t. II p. 74). Del resto non devo tacere che Paolo, verisimilmente per un errore invaso nel volgo, ha dato il nome di bubalus, all'auroco, o toro selvaggio dell'antica Germania.