[456.] Paolo, l. III c. 16. Si consultino sullo Stato del Regno d'Italia le prime Dissertazioni del Muratori, ed il primo volume della Storia di Giannone.

[457.] La più esatta edizione delle leggi Lombarde è quella dei Script. rer. Italic. t. 1 part. II p. 1-181. È stata collazionata sul manoscritto più antico, ed illustrata da annotazioni critiche del Muratori.

[458.] Montesquieu (Esprit des Lois, l. XXVIII c. 1): «Abbastanza giudiziose sono le leggi dei Borghignoni, ma più ancora lo sono quelle di Rotario, o di altri principi Lombardi.»

[459.] Vedi le leggi di Rotario, n. 379 p. 49. Striga è usato come il nome di una strega. Questo vocabolo è figlio del più puro latino (Orazio, Epod. V, 20; Petronio, c. 134). Pare che un passo di quest'ultimo autore, Quae striges comederunt nervos tuos? comprovi che un tal pregiudizio fosse di origine italiana, anzi che barbara.

[460.] Quia incerti sumus de iudicio Dei, et multos audivimus per pugnam sine iusta causa, suam causam perdere. Sed propter consuetudinem gentem nostram Langobardorum legem impiam vetare non possumus. Vedi p. 74 n. 65 delle Leggi di Luitprando, promulgate A. D. 724.

[461.] Leggi la Storia di Paolo Warnefrido, e specialmente il libro III c. 16. Il Baronio non vuol acconsentire a questo fatto che pare in contraddizione colle invettive di Papa Gregorio il Grande; ma il Muratori (Annali d'Italia, t. V p. 217) ha il coraggio di far sentire che il Santo può benissimo avere esagerato i falli imputati agli Arriani ed ai nemici.

[462.] Il Baronio ha copiato ne' suoi Annali (A. D. 590 n. 16; A. D. 595 n. 2 ec.) i passi delle Omelie di San Gregorio, che mettono in chiaro lo stato sciagurato della città e della campagna di Roma.

[463.] Un Diacono che da San Gregorio di Tours venne spedito a Roma, per procurarsi reliquie, fa una descrizione dell'inondazione e della peste. Lo spiritoso deputato abbellisce il suo racconto coll'arricchire il fiume d'un gran drago accompagnato da una coorte di piccole serpi (S. Greg. di Tours, l. X c. 1).

[464.] San Gregorio di Roma (Dialog. l. II c. 15) riferisce una predizione memorabile di San Benedetto. Roma a gentilibus non exterminabitur, sed tempestatibus, coruscis turbinibus ac terrae motu in semeptisa marcescet. Questa profezia, col testificare il fatto per cui e con cui è stata inventata, rientra nel dominio della Storia.

[465.] Quia in uno se ore cum Jovis laudibus, Christi laudes non capiunt, et quam grave nefandumque sit episcopis canere, quod nec laico religioso conveniat, ipse considera (l. IX, epist. 4). Gli scritti di San Gregorio fanno testimonianza della sua innocenza intorno al gusto ed alla letteratura dei classici.