[466.] Bayle (Dizionario critico t. II p. 598, 599) in un eccellente articolo relativo a Gregorio I cita Platina sulla distruzione de' fabbricati e delle statue, di cui si fa rimprovero a Gregorio I; quanto alla Biblioteca Palatina egli allega Giovanni di Salisbury (De nugis curialium, l. II c. 26); e per Tito Livio cita Antonio Fiorentino: il più antico di codesti tre testimonj viveva nel secolo dodicesimo.
[467.] San Gregorio, l. III, epist. 24, indict. 12 ec. Dalle epistole di S. Gregorio e dall'ottavo volume degli Annali di Baronio, i pii lettori potranno conoscere quali particelle delle catene di S. Paolo amalgamate con oro e fabbricate sotto forma di chiavi o di croci venissero disseminate nella Brettagna, la Gallia, la Spagna, a Costantinopoli ed in Egitto. Il fabbro pontificio che adoperò la lima dovè per certo aver contezza de' miracoli che avea il potere di fare o d'impedire; il che, a spese della veracità di S. Gregorio, deve scemare l'idea della sua superstizione.
[468.] Oltre alle epistole di S. Gregorio classificate da Dupin (Bibl. eccles. t. V p. 103-126), abbiamo tre vite di questo Papa. Le due prime furono scritte nell'ottavo e nono secolo (De triplici vita S. Gregor. Prefazione del 4. volume dell'ediz. dei Benedettini) dai Diaconi Paolo (p. 1-18) o Giovanni (p. 19-188); esse contengono molte testimonianze originali ma dubbie. La terza vita è un lungo o fastidioso epilogo degli editori Benedettini (p. 199-305). Gli Annali del Baronio somministrano una Storia copiosa ma parziale. Il buon senso di Fleury (Hist. eccles. t. VIII) corregge i pregiudizj papali di questo scrittore, e Pagi e Muratori hanno rettificato le sue date.
[469.] Il Diacono Giovanni parla di questo ritratto che avea veduto (l. IV c. 83, 84); ed Angelo Rocca antiquario romano ha illustrato la sua descrizione (San Gregorio, Opere, t. IV p. 312-326). Quest'autore (p. 321-323) asserisce che in alcune antiche Chiese di Roma si conservano mosaici dei Papi del settimo secolo. Le mura che per lo passato rappresentavano la famiglia di San Gregorio, offrono ora il martirio di S. Andrea, ove il genio del Dominichino ha gareggiato col genio del Guido.
[470.] Disciplinis vero liberalibus, hoc est grammatica, rethorica, dialectica, ita a puero est institutus, ut quamvis eo tempore florerent adhuc Romae studia litterarum, tamen nulli in urbe ipsa secundus putaretur (Paolo Diacono, in vita. S. Gregor. c. 2).
[471.] I Benedettini (in vit. sanct. Greg. l. I p. 205-208) fanno tutti gli sforzi onde provare che S. Gregorio pei proprj Monasteri adottò la regola del loro Ordine; ma da che confessano avere il fatto qualche dubbiezza, è evidente che la pretensione di questi potenti Monaci è totalmente falsa. Vedi Butler, Lives of the Saints, vol. III p. 145, opera di merito: il buon senso ed il sapere sono dell'Autore, ed i pregiudizj che vi si incontrano appartengono alla sua professione.
[472.] Monasterium Gregorianum in eiusdem beati Gregorii aedibus ad clivum Scauri prope ecclesiam SS. Johannis et Pauli in honorem S. Andreae (Gio. in vit. S. Greg. l. 1, c. 6; S. Gregorio, l. VII, epist. 13). Questa casa e questo Monastero erano collocati sul fianco del Monte Celio che sta rimpetto al Monte Palatino; in oggi è posseduta dai Camaldolesi. San Gregorio trionfa e Sant'Andrea si è ritirato in un'angusta Cappella (Nardini, Roma antica, l. III c. 6 p. 100; Descrizione di Roma t. I p. 442-446).
[473.] Tutto il Pater noster non è costituito che da cinque o sei linee; invece il Sacramentarius e l'Antiphonarius di San Gregorio riempiono 880 pag. in fol. (t. III part. I p. 1-880); eppure non formano che una sola parte dell'Ordo Romanus che Mabillon ha spiegato, e che è stato compendiato da Fleury (Hist. eccl. t. VIII p. 139-152).
[474.] L'Abbate Dubos (Riflessioni sulla poesia e la pittura, t. III p. 174, 175) osserva che il canto Ambrosiano è tanto semplice, che non impiega che quattro tuoni; e che la più perfetta armonia del canto di San Gregorio comprendeva gli otto tuoni, ossiano le quindici corde della musica antica. E soggiunge (p. 332) che gli intelligenti ammirano la prefazione e parecchi pezzi dell'officio Gregoriano.
[475.] Giovanni il Diacono (in vit. S. Greg. l. III c. 7) ci dà a conoscere il disprezzo dimostrato fin di buon'ora dagli Italiani pel canto all'uso oltramontano. Alpina scilicet corpora vocum suarum tonitruis altisona perstrepentia, susceptae modulationis dulcedinem proprie non resultant; quia bibuli gutturis barbara feritas dum inflexionibus et repercussionibus mitem nititur edere cantilenam, naturali quodam fragore quasi plaustra per gradus confuse sonantia rigidas voces iactat, ec. Sotto il Regno di Carlo Magno, i Franchi convenivano, benchè alquanto ritrosamente, della giustizia di questo rimprovero (Muratori, Dissert. 25).