[553.] Giorgio di Pisidia (Acroas. 1, 112-125, p. 5) nell'esporre le opinioni, dice che i pusillanimi suoi consiglieri non avevano cattive intenzioni. Avrebb'egli dunque voluto scusare un sì disdegnoso ed altiero avvertimento di Crispo? Επιθωπταζων ουκ εξον βασλει εφασκε κτααλίμανειν βασιλεία, και τοις ποῤῤω επιχωριαζειν δυναμεσιν.
Ει τας επ’ ακρον ηρμενας ευεζιας
Εσφαλαμενας λεγουσιν ουκ απεικοτως
Κεισθω το λδίπον εν καικος τα Περσιδος
Αντίστροφκ δε, etc.
Georg. Pisid. Acroas. 1, 51, pag. 4.
Gli Orientali provano pur essi la più gran compiacenza di ricordare queste sì strane vicende; e mi rammento benissimo la storiella di Cosrou Parviz che molto non varia da quella dell'anello di Policrate di Samos.
[555.] Baronio ci fa con tutta gravità il racconto di questa scoperta; o per dir meglio di questo trasmutamento di molti barili di mele in un barile d'oro. (Annal. eccles.; A. D. 620, n. 3). Tuttavia l'imprestito fu arbitrario perchè fu riscosso col mezzo di soldati, i quali avevano avuto ordine di non lasciare al Patriarca d'Alessandria che due marchi d'oro. Niceforo due secoli dopo (p. 11) parla con gran rancore su questa contribuzione, dicendo che la chiesa di Costantinopoli se ne risentiva tutt'ora.
[556.] Teofilatto Simocatta l. VIII, c. 12. Questi è un fatto che non deve recar meraviglia, perchè, persino in tempo di pace, in meno di venti o venticinque anni i soldati d'un reggimento si trovano intieramente rinnovati.