[557.] Lasciò i coturni di color di porpora per calzar i neri che tinse poscia del sangue de' Persiani. (Giorgio di Pisidia, Acroas. 111, 118, 121, 122. Vedi le annotazioni di Foggini p. 35).

[558.] Giorgio di Pisidia (Acroas. II, 10, p. 8) ha determinato questo punto sì importante sulle porte della Siria e della Cilicia. Senofonte che era, dieci secoli prima, passato di là, ne fa la descrizione coll'ordinaria sua eleganza. Una gola, della larghezza di tre stadii, circondata da rupi alte e fatte a picco (πετραι ηλιβαται) da un lato, e dall'altro dal Mediterraneo; in ciascheduna delle sue estremità veniva chiusa da due grosse porte inaccessibili dalla parte di terra (παρελθειου ουκ ηκ βια) ma accessibili dalla parte del mare (Retr. des dix mille, l. 15, p. 35, 36 colla dissertazione geografica di Hutchinson, p. 6). Le due porte erano alla distanza di trentacinque parasanghe o leghe da Tarso (Ibid., l. I, p. 33, 341), e di otto o dieci da Antiochia, (si confronti l'Itinerario di Wesseling, p. 580, 581; l'Index geographique di Schultens, ad calcem vit. Saladen., p. 9, Voyage en Turquie et en Perse, di Otter. t. I, p. 78, 79).

[559.] Eraclio avrebbe potuto acconcissimamente scrivere al suo amico le parole modeste di Cicerone: «Castra habuimus ea ipsa quae contra Darium habuerat apud Issum Alexander, imperator, haud paulo melior quam tu aut ego» (Ad Atticum c. 20). Prosperando Alessandria o Scanderoon situato al di là della baja, rovinò Issus che ai tempi di Senofonte era florida e ricca città e che chiamasi anche Ajazza o Leiazza.

[560.] Foggini (Annotat. p. 31) dubita che i Persiani siano stati ingannati dalla Φαλανξ πεπληγμενη d'Eliano (Tactique c. 48) movimento spirale e complicato fatto dall'esercito. Egli osserva (pag. 28) che le militari descrizioni di Giorgio di Pisidia sono letteralmente copiate nella Tattica dell'Imperatore Leone.

[561.] La prima spedizione d'Eraclio trovasi descritta in tre acroaseis o canti di Giorgio di Pisidia che ne fu testimonio oculare (Acroas. II, 222). Il suo poema fu pubblicato in Roma nell'anno 1777; ma quanto sono lontani gli elogi vaghi e le declamazioni che vi si leggono, di corrispondere alle belle speranze che si erano messe in mente Pagi, d'Anville etc.

[562.] Teofane (p. 256) trasporta troppo prestamente Eraclio (κατα ταχος) in Armenia. Ambedue le spedizioni vengono confuse da Niceforo, che però indica la provincia di Lazica. Eutichio (Annal. t. II, p. 231) ne circoscrive il numero in cinquemila uomini, e li staziona a Trebisonda, il che ha tutta la probabilità.

[563.] Nel viaggio di Costantinopoli a Trebisonda, con vento favorevole, non si consumavano che quattro in cinque giorni; da Trebisonda ad Erzerom, cinque giorni; da Erzerom ad Erivan, dodici giorni, da Erivan finalmente in fino a Tauride dieci; vale a dire trentadue giorni, in tutto, di cammino. E tale si è l'itinerario che Tavernier (Voyages, t. I, p. 12-56) il quale avea piena cognizione di tutte le strade dell'Asia, ci ha indicato. Tornefort che viaggiava in compagnia di un Pacha consumò dieci in dodici giorni nel cammino da Trebisonda ad Erzerom (Voyage du Levant, t. III, Lettere XVIII); e Chardin (Voyages, t. I, p. 249-254) è molto più esatto nel determinare la questione, mentre la dà di cinquantatre parasanghe di cinque miglia l'una (ma di qual passo?) fra Erivan e Tauride.

[564.] La spedizione d'Eraclio in Persia è stata assaissimo illustrata dal Signore d'Anville (Mém. de L'Acad. des Inscriptions, t. XXVIII, p. 559-573). È ammirabile la dottrina del pari che l'ingegno dimostrati nell'indagare la posizione di Gandzaca, di Thebarma, di Dastagerda ec.; ma non fa veruna menzione della oscura campagna del 624.

[565.]

Et pontem indignatus Araxes.