[339.] Il signor Ockley e i compilatori della storia universale moderna, tanto contenti della lor fatica, non hanno scoperto queste particolarità curiose ed autentiche riferite dal Murtadi (p. 284-289).

[340.] Eutichio, Annal. tom. II, p. 320; Elmacin, Hist. Saracen., p. 35.

[341.] È molto oscuro ciò che si riferisce a quei canali. Tocca al lettore di fissar la sua opinione colla lettura di d'Anville (Mém. sur L'Egypte, p. 108-110-124, 132), e di una dotta tesi sostenuta e stampata a Strasburgo nel 1770 (Jungendorum marium fluviorumque molimina, pag. 39-47, 68-70). I Turchi stessi, comecchè negligentissimi, hanno discusso L'antico disegno di congiungere i due mari (Mémoires du baron de Tott, t. IV).

[342.] Pietro Vatier diede alla luce nel 1666, in Parigi, un volumetto delle Meraviglie dell'Egitto composto nel tredicesimo secolo da Murtadi, abitante del Cairo, e tradotto sopra un manoscritto arabo che fu del cardinal Mazarino. Ciò che dice l'autore delle Antichità Egiziane è assurdo e stravagante: ma i suoi racconti minuti sulla conquista e sulla geografia della sua patria son degni di fiducia e di stima (V. la Corrispondenza d'Amrou e d'Omar p. 279-289).

[343.] Maillet, che fu vent'anni Console al Cairo, aveva avuto mille occasioni diverse d'esaminare questo variato spettacolo. Parla del Nilo (Lettera II, e in particolare p. 70-75) e della fertilità del suolo (Lettera IX). Gray, che viveva in un collegio di Cambridge, ha dato su quella contrada un'occhiata più acuta:

«In quei climi ardenti ove il Nilo, elevandosi sopra le sponde del suo letto d'estate, versa dal suo largo seno la vita alla verdura, e copre l'Egitto colle umide sue ali, qual meraviglioso spettacolo si presenta allo sguardo, quando si vede condotto da un remo ardito, o da una leggera vela, quel popolo polveroso che naviga a seconda di zefiro, o che su fragili battelli passa dall'una all'altra di quelle città ravvicinate che sorgono e splendono di sopra dei flutti che le circondano!» (Works and Memoirs of Gray edizione di Mason p. 199, 200).

[344.] Murtadi, p. 164-167. Non crederà di leggieri il lettore ai sagrifizi umani sotto imperatori cristiani, nè ad un miracolo fatto dai successori di Maometto.

[345.] Maillet, Description de l'Egypte, p. 22. Segna egli questo numero come opinione comune, e soggiunge che generalmente quei villaggi contengono due o tremila persone, e che in parecchi vive più gente che nelle nostre grandi città.

[346.] Eutichio, Annal., t. II, p. 308-311. I venti milioni furono calcolati dalle massime seguenti: un duodecimo della popolazione per l'età superiore ai sessant'anni, un terzo per quella che non passa i sedici; e la proporzion dagli uomini alle donne di diciassette a sedici. (Recherches sur la population de la France, pag. 71, 73). Il signor Goguet (Orig. des arts, etc. t. III, p. 26 ec.) suppone che l'antico Egitto contenesse ventisette milioni d'abitanti, perchè i millesettecento compagni di Sesostri erano nati lo stesso giorno.

[347.] Elmacin (Hist. Saracen. p. 218); d'Herbelot senza scrupolo ammette questo enorme computo (Bibl. orient., p. 1031); Arbuthnot (Tables of ancient coins, p. 262) e il de Guignes (Hist. des Huns, t. III, p. 135) avrebbero potuto ammettere la non meno strana generosità d'Appiano, che dona ai Tolomei (in Praefat.) un'entrata annua di settantaquattro miriadi, settecentoquarantamila Talenti, cioè cento ottantacinque, o circa duecento milioni di lire sterline, se si fa il conto sul valore del Talento di Egitto o di quello d'Alessandria (Bernard, De Ponderibus antiquis, p. 186).